Ripartizione spese riscaldamento secondo tabella UNI 10200 2015





Il quesito riguarda la ripartizione delle spese del nuovo impianto di riscaldamento. Ovvero quale tabella si debba utilizzare per la ripartizione della spese, tenendo conto delle indicazioni fornite nel vecchio regolamento di condominio, attualmente in vigore - dagli anni '60, in quanto un nuovo regolamento non è stato ancora approvato, e delle nuove tabelle invece approvate di recente dall'assemblea con più di 501 millesimi.
Dal regolamento di condominio, di natura contrattuale, si indica che le spese di conservazione e manutenzione dell'impianto di riscaldamento centrale a termosifone sono ripartite in proporzione alle quote risultanti nella annessa tabella D. La tabella D è stata redatta unicamente tenendo conto delle unità abitative servite dall'impianto ma al tempo stesso la tabella D (e anche le altre) è stata rivista recentemente in quanto "iniqua".
In particolare le tabelle condominiali/millesimali ed il regolamento sono stati rivisti nel maggio 2016 e l'approvazione delle nuove tabelle, revisionate secondo la normativa di legge in vigore, è stata deliberata in assemblea con millesimi > 501. Ancora la 'nuova' tabella D vigente è conforme alla norma UNI 10200 2015 ed è stata quindi redatta in base al calcolo del fabbisogno termico utile di ogni unita' immobiliare a differenza della 'vecchia' tabella revisionata calcolata in base al calcolo delle Superfici radianti.

Nell'ultima assemblea è stato deliberato a maggioranza di utilizzare la tabella D presente nel vecchio regolamento ne non la tabella di riscaldamento in vigore: è lecito a questo punto fare ricorso su questa delibera e far utilizzare la nuova tabella più equa? Grazie e cordiali saluti.

 

RISPOSTA



E' possibile presentare ricorso al tribunale civile per impugnare la delibera dell'assemblea, in quanto il criterio contenuto nella norma UNI102002015 è stato adottato dal legislatore con decreto legislativo 102 del 2014. Trattasi di criterio obbligatorio e non derogabile!
Recepire la predetta normativa, da parte delle amministrazioni condominiali, non è una facoltà ma un obbligo … o meglio: laddove l'assemblea si ostini a non recepire la nuova normativa, il singolo condomino è legittimato ad impugnare la delibera con ricorso al tribunale civile, entro i canonici trenta giorni di cui al secondo comma della seguente norma.

Art. 1137 del codice civile. Impugnazione delle deliberazioni dell'assemblea.

Le deliberazioni prese dall'assemblea a norma degli articoli precedenti sono obbligatorie per tutti i condomini.
Contro le deliberazioni contrarie alla legge o al regolamento di condominio ogni condomino assente, dissenziente o astenuto può adire l’autorità giudiziaria chiedendone l'annullamento nel termine perentorio di trenta giorni, che decorre dalla data della deliberazione per i dissenzienti o astenuti e dalla data di comunicazione della deliberazione per gli assenti.
L'azione di annullamento non sospende l'esecuzione della deliberazione, salvo che la sospensione sia ordinata dall’autorità giudiziaria.
L'istanza per ottenere la sospensione proposta prima dell'inizio della causa di merito non sospende ne' interrompe il termine per la proposizione dell'impugnazione della deliberazione.

Il criterio contenuto nella norma UNI 10200:2013 è più equo, in quanto adotta il principio dei consumi volontari e dei consumi involontari; considera pertanto ai fini del riparto della spese di riscaldamento, anche i consumi involontari, ovvero quelli indipendenti dall’azione dell’utente e cioè principalmente le dispersioni di calore della rete di distribuzione, che vanno ripartiti in base ai millesimi calcolati secondo il fabbisogno di energia termica utile (UNI 11300).

A disposizione per chiarimenti.

Cordiali saluti.

Fonti:

 

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