Nullità del trasferimento del lavoratore, per carenza di motivazioni e diritto all’indennità di trasferta.



 

Salve, lavoro in una Azienda edile di 700 persone come impiegato tecnico, sono stato assunto presso una sede fissa vicino Roma e sono circa 15 anni che sono inviato in missione presso le sedi di cantiere con un trattamento di trasferta forfettaria.
Poichè l'azienda vuole risparmiare sulle trasferte, ha intenzione di trasferire e di non inviare in trasferta il personale come me. Di conseguenza il trattamento economico è sfavorevole rispetto a quello che percepisco.
La domanda è: l'azienda può trasferirmi in una sede di cantiere a carattere temporaneo legata alla durata del cantiere o deve continuare ad inviarmi in trasferta?

Distinti Saluti

 

RISPOSTA



La risposta al tuo quesito è contenuta nella motivazione della sentenza, citata nella tua mail.

Si tratta di una delle numerose sentenze che formano una scuola di pensiero giurisprudenziale consolidata, per quanto riguarda le conclusioni giuridiche.

La suddetta giurisprudenza prende spunto dal dettato normativo, previsto dall’articolo 2103 del codice civile.

Articolo 2103 del codice civile - Mansioni del lavoratore.

Il prestatore di lavoro deve essere adibito alle mansioni per le quali e' stato assunto o a quelle corrispondenti alla categoria superiore che abbia successivamente acquisito ovvero a mansioni equivalenti alle ultime effettivamente svolte, senza alcuna diminuzione della retribuzione. Nel caso di assegnazione a mansioni superiori il prestatore ha diritto al trattamento corrispondente all'attività svolta, e l'assegnazione stessa diviene definitiva, ove la medesima non abbia avuto luogo per sostituzione di lavoratore assente con diritto alla conservazione del posto, dopo un periodo fissato dai contratti collettivi, e comunque non superiore a tre mesi. Egli non può essere trasferito da una unità produttiva ad una altra se non per comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive. Ogni patto contrario e' nullo.

Il principio di diritto, enucleato dalla giurisprudenza, in materia di trasferimento del lavoratore, è il seguente: le comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive, previste dall’articolo 2103 del codice civile, devono essere di natura tendenzialmente definitiva.

“Il trasferimento del lavoratore da una unità produttiva all'altra si realizza con un mutamento definitivo e non temporaneo del luogo di lavoro, in ciò differenziandosi dall'istituto della trasferta, che resta caratterizzato dalla temporaneità dell'assegnazione del lavoratore medesimo ad una sede diversa da quella abituale; ne consegue che, ove la nuova assegnazione di sede del lavoratore sia giustificata, nella prospettiva aziendale, da esigenze non transitorie, la modifica del luogo di lavoro costituisce trasferimento, rilevante ai sensi dell'art. 2103 del codice civile”.

Tanto basta per affermare con certezza, che la condotta del tuo datore di lavoro è assolutamente illegittima. Il trasferimento di carattere temporaneo non è giuridicamente concepibile, si tratta di una contraddizione in termini.

Un trasferimento non può essere temporaneo ma sostanzialmente definitivo … parlare di trasferimento temporaneo, significa fare riferimento alla trasferta, mascherandola diversamente, per non riconoscere al lavoratore, la relativa indennità ed il diritto al rimborso delle spese.

A dovere dimostrare le esigenze non transitorie che sono alla base del trasferimento del dipendente, deve essere inoltre, il datore di lavoro. Il lavoratore invece, deve semplicemente chiedere al datore di lavoro, di motivare il suo trasferimento, in ragione dell’articolo 2103 del codice civile.

Nella sentenza citata nella tua mail infatti, è scritto: “l'onere dell'indicazione delle ragioni del trasferimento, che, in caso di mancato adempimento, determina l'inefficacia sopravvenuta del provvedimento, sorge a carico del datore di lavoro soltanto nel caso in cui il lavoratore ne faccia richiesta - dovendosi applicare per analogia la disposizione di cui all'art. 2 l. 15 luglio 1966 n. 604, che prevede l'insorgenza di analogo onere nel caso in cui il lavoratore licenziato chieda al datore di lavoro di comunicare i motivi del licenziamento - fermo restando che il suddetto onere di comunicazione, al pari di quanto avviene in tema di licenziamento ai sensi della disposizione citata, non riguarda anche le fonti di prova dei fatti giustificativi del trasferimento” (Cass. 9290/2004)

La mancata comunicazione delle motivazioni determina la nullità assoluta del trasferimento (Cass. 26920/2008; Cass. 19209/2002). Secondo la giurisprudenza della Cassazione, il trasferimento privo dei requisiti giustificativi, è nullo ex artt. 1418 e 1324 del codice civile.

Cosa fare in questo caso.

1) Chiedere per iscritto al datore di lavoro, quali sono le comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive dell’azienda che, in ragione di esigenze non transitorie, determinano il trasferimento del lavoratore.

2) Presentare ricorso al tribunale del lavoro per far dichiarare la nullità del trasferimento.

3) Esperire, dinanzi al tribunale del lavoro, la tutela cautelare d'urgenza ex art. 700 del codice di procedura civile, al fine di sospendere provvisoriamente gli effetti del provvedimento di trasferimento.

Ritengo che l’illegittimità della condotta del datore di lavoro sia di evidenza adamantina. I trasferimenti in questione non sono dettati da esigenze aziendali di natura non transitoria, ma esclusivamente dalla finalità di eludere i diritti dei lavoratori dipendenti, in materia di trasferta.

Siamo a disposizione per ulteriori chiarimenti.

Cordiali saluti.