Dimissioni per giusta causa. Volontà del lavoratore dipendente di “difendersi in giudizio”





Salve, sono quasi 13 anni che lavoro presso una società partecipata del comune di _____come impiegato di primo livello con contratto nazionale del turismo. Dal 2011 il mio datore di lavoro (persona incaricata dal sindaco del comune) ha iniziato a mandarmi varie contestazioni disciplinari a cui ho risposto e che non hanno mai dato inizio a provvedimenti da parte del datore stesso. Ora proprio in questi ultimi mesi grazie ad un mio collega inquadrato come direttore hanno continuato ad inviarmi altre 2 contestazioni disciplinari per assenze ingiustificate che io non ho mai fatto ho risposto e anche a queste 2 contestazioni non sono seguiti provvedimenti da parte dell'azienda in quanto le contestazioni erano fondate su fatti insignificanti e non veri. Da circa 15 giorni mi sono messo in malattia preso da attacchi di panico ansia e depressione reattiva causata sul posto di lavoro come da certificato medico del mio psichiatra. Vorrei sapere se mando una lettera di dimissioni per giusta causa che sarebbe l'ansia e la depressione causata da tutti questi richiami infondati, può essere accettata come giusta causa??



RISPOSTA



Possiamo parlare nel tuo caso, sicuramente di mobbing a danno del singolo lavoratore dipendente.
Parliamo di mobbing in quanto sussiste una volontà persecutoria finalizzata a costringere a dare le dimissioni il dipendente, rendendogli la vita lavorativa impossibile, con continue contestazioni, prive di fondamento e non seguite da alcun provvedimenti disciplinare (a riprova che trattasi di contestazioni infondate e persecutorie).
Il mobbing è un presupposto giuridico delle dimissioni per giusta causa. La Corte Costituzionale, con una sentenza del 2002, ha stabilito che le dimissioni per giusta causa non sono riconducibili alla libera scelta del lavoratore, in quanto indotte da comportamenti altrui idonei ad integrare la condizione di improseguibilità del rapporto di lavoro. Comportano, quindi, uno stato di disoccupazione involontaria. Di conseguenza il diritto all’indennità ordinaria di disoccupazione deve essere riconosciuto ogni qual volta la cessazione del rapporto di lavoro avvenga per giusta causa, e cioè quando si verifichi una causa che non consente la prosecuzione anche provvisoria del rapporto di lavoro … come il mobbing !!! (Articolo 2119 del codice civile).

Attenzione però: se il lavoratore dichiara che si è dimesso per giusta causa, dovrà corredare la domanda di disoccupazione, con una documentazione (dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà) da cui risulti almeno la sua volontà di “difendersi in giudizio” nei confronti del comportamento illecito del datore di lavoro (allegazione di diffide, esposti, denunce, citazioni, ricorsi d’urgenza ex articolo 700 c.p.c., sentenze ecc. contro il datore di lavoro, nonché ogni altro documento idoneo), impegnandosi a comunicare l’esito della controversia giudiziale o extragiudiziale. Laddove l’esito della lite dovesse escludere la ricorrenza della giusta causa di dimissioni, si dovrà procedere al recupero di quanto pagato a titolo di indennità di disoccupazione.

Cosa significa tutto questo?
Non è sufficiente scrivere una lettera al datore di lavoro, dichiarando di dare le dimissioni per giusta causa con effetto immediato.
Successivamente, saresti poi obbligato a presentare ricorso al tribunale del lavoro per chiedere un risarcimento danni per mobbing alla tua azienda.
Altrimenti, non avresti diritto all'indennità di disoccupazione …
Tanto premesso, ti invito quanto meno a parlare con l'avvocato che ti difenderà durante il processo del lavoro per mobbing, prima di dare le dimissioni per giusta causa.

A disposizione per chiarimenti.

Cordiali saluti.