Limite orario settimanale e giornaliero di lavoro





Buongiorno, sono un socio lavoratore di una cooperativa la quale fa parte di un consorzio (CCNL Trasporto Logistica e Spedizione). Mi è stato detto da un responsabile che io sono obbligato a fare tutte le ore che mi impone il mio responsabile d'appalto, senza limite di orario ne giornaliero ne settimanale ne mensile... e che questi lo può decidere giorno per giorno per quanto tempo devo rimanere al lavoro, comunicandomelo alla sera di ogni giorno ed in ogni caso prima di andare via devo comunicarlo ed avere il consenso esplicito per poter terminare il lavoro e andarmene perché altrimenti lo considerano come abbandono del posto di lavoro e mi mandano una lettera a casa per questo. Sono arrivati a dirmi che non c'è un limite massimo perché "sono tenuto a fare anche 1000 ore di lavoro in un mese", parole loro... il tutto ovviamente alzando la voce fino ad urlarmi contro...



RISPOSTA



E' ovvio che tutto questo non potrebbe essere conforme alla legge. Quale legge ? Il decreto legislativo numero 66 del 2003, in particolare l'articolo 3, 4,

Art. 3
Orario normale di lavoro


1. L'orario normale di lavoro e' fissato in 40 ore settimanali.

2. I contratti collettivi di lavoro possono stabilire, ai fini contrattuali, una durata minore e riferire l'orario normale alla durata media delle prestazioni lavorative in un periodo non superiore all'anno.

Art. 4
Durata massima dell'orario di lavoro


1. I contratti collettivi di lavoro stabiliscono la durata massima settimanale dell'orario di lavoro.
2. La durata media dell'orario di lavoro non puo' in ogni caso superare, per ogni periodo di sette giorni, le quarantotto ore, comprese le ore di lavoro straordinario.
3. Ai fini della disposizione di cui al comma 2, la durata media dell'orario di lavoro deve essere calcolata con riferimento a un periodo non superiore a quattro mesi.
4. I contratti collettivi di lavoro possono in ogni caso elevare il limite di cui al comma
3 fino a sei mesi ovvero fino a dodici mesi a fronte di ragioni obiettive, tecniche o inerenti all'organizzazione del lavoro, specificate negli stessi contratti collettivi.
5. In caso di superamento delle 48 ore di lavoro settimanale, attraverso prestazioni di lavoro straordinario, per le unita' produttive che occupano piu' di dieci dipendenti il datore di lavoro e' tenuto a informare, alla scadenza del periodo di riferimento di cui ai precedenti commi 3 e 4, la Direzione provinciale del lavoro - Settore ispezione del lavoro competente per territorio. I contratti collettivi di lavoro possono stabilire le modalita' per adempiere al predetto obbligo di comunicazione.


Art. 5
Lavoro straordinario

1. Il ricorso a prestazioni di lavoro straordinario deve essere contenuto.
2. Fermi restando i limiti di cui all'articolo 4, i contratti collettivi di lavoro regolamentano le eventuali modalita' di esecuzione delle prestazioni di lavoro straordinario.
3. In difetto di disciplina collettiva applicabile, il ricorso al lavoro straordinario e' ammesso soltanto previo accordo tra datore di lavoro e lavoratore per un periodo che non superi le duecentocinquanta ore annuali.
4. Salvo diversa disposizione dei contratti collettivi il ricorso a prestazioni di lavoro straordinario e' inoltre ammesso in relazione a:
a) casi di eccezionali esigenze tecnico-produttive e di impossibilita' di fronteggiarle attraverso l'assunzione di altri lavoratori; 
b) casi di forza maggiore o casi in cui la mancata esecuzione di prestazioni di lavoro straordinario possa dare luogo a un pericolo grave e immediato ovvero a un danno alle persone o alla produzione;
c) eventi particolari, come mostre, fiere e manifestazioni collegate alla attivita' produttiva, nonche' allestimento di prototipi, modelli o simili, predisposti per le stesse, preventivamente comunicati agli uffici competenti ai sensi dell'articolo 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241, come sostituito dall'articolo 2, comma 10, della legge 24 dicembre 1993, n. 537, e in tempo utile alle rappresentanze sindacali aziendali.
5. Il lavoro straordinario deve essere computato a parte e compensato con le maggiorazioni retributive previste dai contratti collettivi di lavoro. I contratti collettivi possono in ogni caso consentire che, in alternativa o in aggiunta alle maggiorazioni retributive, i lavoratori usufruiscano di riposi compensativi.

Art. 7
Riposo giornaliero

1. Ferma restando la durata normale dell'orario settimanale, il lavoratore ha diritto a undici ore di riposo consecutivo ogni ventiquattro ore. Il riposo giornaliero deve essere fruito in modo consecutivo fatte salve le attivita' caratterizzate da periodi di lavoro frazionati durante la giornata.

Art. 8
Pause

1. Qualora l'orario di lavoro giornaliero ecceda il limite di sei ore il lavoratore deve beneficiare di un intervallo per pausa, le cui modalita' e la cui durata sono stabilite dai contratti collettivi di lavoro, ai fini del recupero delle energie psico-fisiche e della eventuale consumazione del pasto anche al fine di attenuare il lavoro monotono e ripetitivo.
2. Nelle ipotesi di cui al comma 1, in difetto di disciplina collettiva che preveda un intervallo a qualsivoglia titolo attribuito, al lavoratore deve essere concessa una pausa, anche sul posto di lavoro, tra l'inizio e la fine di ogni periodo giornaliero di lavoro, di durata non inferiore a dieci minuti e la cui collocazione deve tener conto delle esigenze tecniche del processo lavorativo.
3. Salvo diverse disposizioni dei contratti collettivi, rimangono non retribuiti o computati come lavoro ai fini' del superamento dei limiti di durata i periodi di cui all'articolo 5 regio decreto 10 settembre 1923, n. 1955, e successivi atti applicativi, e dell'articolo 4 del regio decreto 10 settembre 1923, n. 1956, e successive integrazioni.

Art. 9
Riposi settimanali


1. Il lavoratore ha diritto ogni sette giorni a un periodo di riposo di almeno ventiquattro ore consecutive, di regola in coincidenza con la domenica, da cumulare con le ore di riposo giornaliero di cui all'articolo 7.

2. Fanno eccezione alla disposizione di cui al comma 1:
a) le attivita' di lavoro a turni ogni volta che il lavoratore cambi squadra e non possa usufruire, tra la fine del servizio di una squadra e l'inizio di quello della squadra successiva, di periodi di riposo giornaliero o settimanale;
b) le attivita' caratterizzate da periodi di lavoro frazionati durante la giornata;
c) per il personale che lavora nel settore dei trasporti ferroviari: le attivita' discontinue; il servizio prestato a bordo dei treni; le attivita' connesse con gli orari del trasporto ferroviario che assicurano la continuita' e la regolarita' del traffico ferroviario;
d) i contratti collettivi possono stabilire previsioni diverse, nel rispetto delle condizioni previste dall'articolo 17, comma 4.

Per il personale viaggiante, il CCNL all'articolo 11 bis prevede che l'orario settimanale possa arrivare anche a 61 ore, ma soltanto in ragione di accordi collettivi aziendali conclusi con le OO.SS comparativamente più rappresentative sul territorio nazionale ed in presenza di determinati presupposti.
Il lavoro straordinario invece non può superare la 165 ore annuali per ciascun dipendente, vedi articolo 13 del CCNL.



Vorrei poi evidenziare che le ore di straordinario non vengono messe in busta (ma integrate con varie strane voci) e non mi vengono pagate le relative maggiorazioni per straordinario.



RISPOSTA



Si comportano così al fine di eludere il limite di 165 ore annuali di straordinario, sarebbe il caso di denunciarli all'ispettorato del lavoro. In genere, il lavoro straordinario viene pagato come rimborso spese per carburante auto … un trucco vecchio come il cucco !



Vi chiedo: possono pretendere, al di la dei modi, uno straordinario mai definito in anticipo, senza possibilità di replica, solo perché lo decide il mio responsabile sempre all'ultimo minuto?



RISPOSTA



Avrebbero potuto farlo soltanto ai tempi della schiavitù !



...questo è sono un dubbio tra i tanti che ho accumulato lavorando con la cooperativa in questi ultimi anni; come contrastare quello che sembrerebbe un continuo "sfruttamento" del personale, anche se in realtà siamo tutti dei soci, sulla carta ? Vi ringrazio per l'attenzione ed il prezioso servizio che offrite a chi ha bisogno d'aiuto per non essere continuamente "schiacciato" da responsabili senza scrupoli. Distinti saluti.



RISPOSTA



Essere socio non è un buon motivo per eludere il decreto legislativo numero 66 ed il contratto collettivo.
Premesso che ovviamente restiamo a tua disposizione, c'è soltanto una cosa da fare. Prendere carta e penna e segnalare gli abusi alla direzione provinciale del lavoro – ispettorato del lavoro competente territorialmente.

A disposizione per chiarimenti.

Cordiali saluti.