Licenziamento dopo 3 mesi di malattia del lavoratore a tempo determinato





Sono un'insegnante a tempo determinato con contratto fino al 31/08/2017.

Ad ottobre 2016 mi sono ammalata di depressione e mi sono messa in malattia. Mi sono rivolta alla salute mentale e mi hanno diagnosticato un "disturbo bipolare",quindi sto seguendo la relativa terapia. Siccome sto superando i tre mesi di malattia retribuita avrei intenzione di produrre la certificazione come grave patologia temporaneamente invalidante per ottenere il diritto alla retribuzione intera per il tempo che ancora mi occorre per stabilizzare il mio umore.
Posso produrre tale certificazione?
Ciò mi può creare problemi tipo il licenziamento o la non assunzione per i prossimi anni in cui devo riprendere il contratto a tempo determinato?
Distinti saluti.



RISPOSTA



La norma di riferimento della nostra consulenza è l'articolo 2110 del codice civile.

Art. 2110 del codice civile. Infortunio, malattia, gravidanza, puerperio.

In caso di infortunio, di malattia, di gravidanza o di puerperio, se la legge o la contrattazione collettiva non stabiliscono forme equivalenti di previdenza o di assistenza, è dovuta al prestatore di lavoro la retribuzione o un'indennità nella misura e per il tempo determinati dalle leggi speciali, dagli usi o secondo equità.
Nei casi indicati nel comma precedente, l'imprenditore ha diritto di recedere dal contratto a norma dell'articolo 2118, decorso il periodo stabilito dalla legge o dalla contrattazione collettiva (periodo di comporto), dagli usi o secondo equità.
Il periodo di assenza dal lavoro per una delle cause anzidette deve essere computato nell'anzianità di servizio.


L’art. 2110 del codice civile, in materia di sospensione del rapporto di lavoro, prevede che, in caso di malattia del lavoratore, il datore di lavoro ha diritto di recedere dal contratto, a norma dell’art. 2118 del codice civile, solo una volta che sia decorso il periodo stabilito dalla legge, dalle norme corporative, dagli usi o secondo equità, così demandando alla contrattazione collettiva, l’individuazione del cosiddetto periodo di comporto.

Alle determinazioni della autonomia collettiva e’ altresì demandata la possibilità di estensione del suddetto periodo nelle particolari ipotesi di malattie lunghe, caratterizzate dalla necessita’ di cure post-operatorie, terapie salvavita e di una conseguente gestione flessibile dei tempi di lavoro.

Tali ipotesi particolari di estensione del periodo di comporto si rivelano particolarmente significative con riferimento a lavoratori affetti da gravi patologie temporaneamente invalidanti, che spesso necessitano di un periodo di comporto più ampio rispetto a quello previsto in via ordinaria.

Molti contratti di lavoro del pubblico impiego (enti locali, scuola, sanità), prevedono che, in caso di patologie gravi che richiedano terapie salvavita ed altre assimilabili (nel contratto degli enti locali sono citate a titolo esemplificativo l'emodialisi, la chemioterapia, il trattamento riabilitativo per soggetti affetti da AIDS), o terapie temporaneamente e/o parzialmente invalidanti, sono esclusi dal computo dei giorni di assenza per malattia, oltre che i giorni di ricovero ospedaliero o di day-hospital, anche i giorni di assenza dovuti alle suddette terapie debitamente certificati.

Secondo alcuni contratti (per esempio per la scuola) per usufruire del beneficio non è sufficiente la grave patologia, ma è necessario che il dipendente debba sottoporsi a terapie invalidanti.

Le gravi patologie, e le relative terapie invalidanti, per le quali è prevista la retribuzione intera e la esclusione dal computo dei limiti massimi di assenza per malattia (periodo di comporto), non sono espressamente specificate dalla legislazione e dalle norme contrattuali. La gravità della patologia non può essere rimessa alla valutazione discrezionale del Datore di Lavoro, ma deve essere accertata e certificata da un medico della competente Azienda U.S.L., ma in generale la certificazione è rilasciata da un medico in servizio presso l'azienda U.S.L. e molto spesso si tratta del medico legale.

Tanto premesso, rispondo alla tua domanda, in modo specifico.

La grave patologia temporaneamente invalidante non può essere motivo di licenziamento, in quanto la stessa non si computa ai fini del periodo di comporto. Unica controindicazione: ai fini della tua riassunzione, dovrai dimostrare, certificati medici alla mano, che non sei più affetta dalla grave patologia temporaneamente invalidante, altrimenti non sarai fisicamente idonea al tuo impiego di insegnante.

Il mio consiglio pertanto, è di rientrare in servizio, a scanso di equivoci, alcuni giorni prima della scadenza del tuo contratto (agosto 2011), in modo da evitare di dover dimostrare, ai fini delle prossime assunzioni, di non essere più affetta dalla grave patologia temporaneamente invalidante. In bocca al lupo per la tua guarigione.
Siamo a disposizione per ulteriori chiarimenti.
Cordiali saluti.

 

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