Jobs Act, Cambiare le mansioni del dipendente senza un accordo





Buonasera, sono un impiegato tecnico di 6^ livello con esperienza trentennale, con contratto edile e lavoro in una grande azienda di costruzioni Italiana in un cantiere estero in uno stato UE con la funzione di capocantiere. Il contratto di lavoro è in Italia e sono distaccato all`estero. La società con cui lavoro che chiamerò A è in associazione di imprese con una seconda società che chiamerò B. Sono stato assunto per una commessa di costruzione di un lotto autostradale di oltre 100 mil. di euro e sono stato approvato (cosi è la procedura contrattuale) anche dall`ente appaltante che ha accettato il mio cv dando parere favorevole a gennaio del 2015. Dopo circa 2 anni e mezzo dove ho svolto il mio compito con risultati ottimi (riconosciuti anche con premi ed encomi), sono entrato in divergenze con il Direttore Generale dell`impresa associata (B) il quale dall`agosto del 2016 ha iniziato un azione di mobbing e di intimidazioni nei miei confronti (a tal proposito ci sono mail, testimonianze di colleghi ed altro) al solo fine di discreditare il mio operato (I motivi sono molteplici che non sto qui ad elencare). Dopo mesi di pressioni anche e soprattutto verso I miei capi diretti sia di sede che di paese, sono stato convocato in azienda (A) e mi è stato proposto (per il quieto vivere tra le 2 aziende associate) un cambiamento di ruolo che prevede il mio allontanamento dal cantiere e la mia ricollocazione come responsabile commerciale di paese a supporto alla direzione commerciale di sede. La mia azienda ha acconsentito alle richieste del Direttore Generale dell'associato B proponendomi un ruolo alternativo di lavoro pur riconoscendomi i meriti sul lavoro svolto sino ad oggi e pur non penalizzandomi né a livello economico né di condizioni logistiche e benefit (io ho la famiglia con me ed i miei figli vanno a scuola e vivono con me nella sede del mio lavoro), ma purtroppo mi hanno spiegato che questo era un accordo preso ad alti livelli e che per il bene di tutti era meglio così. Puntualizzo che nel periodo in cui sono stato capocantiere in questa commessa, non ho mai ricevuto richiami scritti, ne conformità sui lavori eseguiti o richiami di alcun genere che potessero accusarmi di qualcosa che non fosse gestito bene e che faceva parte delle mie mansioni. Adesso le domande che vorrei sottoporvi sono le seguenti:

1) Si può cambiare di ruolo od allontanare qualcuno dal posto di lavoro senza una comunicazione scritta ed ufficiale, soprattutto se il sottoscritto non è d’accordo?

RISPOSTA



Sì, può farlo anche in assenza dell'accordo del dipendente; rientra nei nuovi poteri imprenditoriali organizzativi di cui al Jobs Act (decreto legislativo n. 81/2015, art. 3), norma secondo la quale il datore può variare unilateralmente, anche in peius, le mansioni del lavoratore, il quale però conserva il diritto a tutto ciò che attiene al contratto individuale di lavoro, ovvero categoria, livello di inquadramento, e retribuzione in godimento.

Si tratta dell'ius variandi del datore di lavoro, ossia una delle manifestazioni del potere direttivo, manifestazione di "autorità privata"; la sua disciplina è contenuta nell'art. 2103 del Codice civile così come novellato dall'art. 13 dello Statuto dei lavoratori. La citata normativa stabilisce che “il lavoratore deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto o a quelle corrispondenti alla categoria superiore che abbia successivamente acquisito o a quelle equivalenti alle ultime effettivamente svolte, senza alcuna diminuzione della retribuzione”. Il citato articolo 2103 cod. civ. prevede la nullità di ogni patto contrario. Ovviamente, occorre una comunicazione ufficiale e ben motivata in ragione di esigenze aziendali, nei confronti del dipendente.



2)Potrei denunciare per mobbing il direttore generale della ns associata e chiedergli danni diretti senza coinvolgere le aziende che a mio modo non hanno responsabilità essendo questa azione solo opera di un dirigente che abusa del suo potere.

RISPOSTA



No. Il mobbing di per sé non è un reato, ma soltanto un illecito di cui risponde l'azienda, salvo possibilità di rivalsa nei confronti del dirigente mobbizzante.
E' ovvio che se il dirigente in questione ti ha anche diffamato, oltre che mobbizzato … egli ha commesso il reato di diffamazione, quindi lo puoi querelare per diffamazione e chiedergli direttamente un risarcimenti dei danni morali e patrimoniali-d’immagine professionale.
La responsabilità penale è personale, mentre la responsabilità per mobbing ha natura civile, quindi non puoi agire direttamente nei confronti del dirigente.



3) Se considerate che anche le aziende hanno responsabilità oggettiva o diretta in questa farsa che cosa posso fare per difendere i miei diritti? Vi posso garantire che dopo aver lavorato ininterrottamente e con diligenza, l'essere allontanato senza alcun motivo professionale dal mio ruolo (per il quale sono stato assunto e che è riportato esplicitamente sul mio contratto di lavoro) mi sta creando un grave stress ed un inizio di depressione che sta' condizionando e non poco la mia vita e quella della mia famiglia. Ringraziandovi resto in attesa di vs. riscontro, se avete bisogno posso inviare altri documenti a chiarimenti (tipo contratto di lavoro od altro) Vorrei che la mia richiesta di consulenza non fosse pubblicata sul vs. sito saluti

RISPOSTA



Certamente sussiste mobbing. Certamente il tuo trasferimento è motivato in ragione del mobbing e non alla luce di esigenze aziendali. Quindi è sostanzialmente illegittimo, nonostante il jobs act.
Altrettanto certamente dovresti citare in giudizio le due aziende, con ricorso al tribunale del lavoro, fornendo il materiale probatorio necessario a dimostrare l'illecito subito e chiedere un risarcimento danni.

Poiché il tuo stipendio non ha subito alcuna diminuzione, il risarcimento sarebbe limitato al danno alla salute ed al danno all'immagine professionale.

C'è poi la seconda strada … quella penale. Hai subito una diffamazione dal dirigente? Chiedi un risarcimento al dirigente per danno morale e patrimoniale derivante dalla diffamazione, a patto di riuscire a dimostrare la diffamazione subita.
Il termine per sporgere querela penale è tre mesi dalla notizia di reato. Il termine per chiedere il risarcimento danni, con ricorso al tribunale civile, è di cinque anni dall'evento lesivo della tua immagine.

A disposizione per chiarimenti.

Cordiali saluti.

Fonti:

 

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