Recedere da un contratto a tempo determinato soltanto con dimissioni per giusta causa





Buongiorno, a settembre 2014 mi è stato proposto un contratto a tempo determinato con scadenza a settembre 2015. Alla scadenza, senza nessun tipo di pausa mi è stato proposto un nuovo contratto fino ad settembre 2016. Allo scadere di settembre 2016, senza nessun momento di pausa, mi è stata proposta una proroga fino a settembre 2018.

Ora sto valutando un posto a tempo indeterminato, ma da quello che ho capito, non c'è modo di dimettermi se non pagando al datore di lavoro le mensilità mancanti fino a settembre 2018. E' veramente così? C'è qualche via di fuga a riguardo? E' possibile che io non possa fare altrimenti?
Grazie moltissimo e saluti

RISPOSTA



Tecnicamente, non è possibile dimettersi da un contratto a tempo determinato, salvo per giusta causa (esempio: il datore di lavoro è in costante ritardo nella corresponsione degli stipendi).
Né tanto meno è possibile essere licenziati, se non per giusta causa (il licenziamento disciplinare, tanto per capirci … ).

Ai sensi dell'articolo 2118 del codice civile, il recesso “ad nutum” è possibile soltanto in presenza di un contratto a tempo indeterminato.

Art. 2118 del codice civile. Recesso dal contratto a tempo indeterminato.

Ciascuno dei contraenti può recedere dal contratto di lavoro a tempo indeterminato, dando il preavviso nel termine e nei modi stabiliti dagli usi o secondo equità. In mancanza di preavviso, il recedente è tenuto verso l'altra parte a un'indennità equivalente all'importo della retribuzione che sarebbe spettata per il periodo di preavviso.
La stessa indennità è dovuta dal datore di lavoro nel caso di cessazione del rapporto per morte del prestatore di lavoro.

In caso di contratto a tempo determinato, è possibile recedere soltanto per giusta causa, ai sensi dell'articolo 2119 del codice civile.

Art. 2119 del codice civile. Recesso per giusta causa.

Ciascuno dei contraenti può recedere dal contratto prima della scadenza del termine, se il contratto è a tempo determinato, o senza preavviso, se il contratto è a tempo indeterminato, qualora si verifichi una causa che non consenta la prosecuzione anche provvisoria, del rapporto. Se il contratto è a tempo indeterminato, al prestatore di lavoro che recede, per giusta causa compete l'indennità indicata nel secondo comma dell'articolo precedente.
Non costituisce giusta causa di risoluzione del contratto il fallimento dell'imprenditore o la liquidazione coatta amministrativa dell'azienda.


Se il lavoratore a termine si dimettesse senza giusta causa, sarebbe passibile di richiesta di risarcimento danni, per un importo pari all'incirca agli stipendi che avrebbe dovuto percepire fino al termine del contratto a tempo determinato.

Attenzione all'articolo 19 commi 1 e 2 del decreto legislativo 81 del 2015.

Art. 19. Apposizione del termine e durata massima

1. Al contratto di lavoro subordinato può essere apposto un termine di durata non superiore a trentasei mesi.
2. Fatte salve le diverse disposizioni dei contratti collettivi, e con l'eccezione delle attività stagionali di cui all'articolo 21, comma 2, la durata dei rapporti di lavoro a tempo determinato intercorsi tra lo stesso datore di lavoro e lo stesso lavoratore, per effetto di una successione di contratti, conclusi per lo svolgimento di mansioni di pari livello e categoria legale e indipendentemente dai periodi di interruzione tra un contratto e l'altro, non può superare i trentasei mesi. Ai fini del computo di tale periodo si tiene altresì conto dei periodi di missione aventi ad oggetto mansioni di pari livello e categoria legale, svolti tra i medesimi soggetti, nell'ambito di somministrazioni di lavoro a tempo determinato. Qualora il limite dei trentasei mesi sia superato, per effetto di un unico contratto o di una successione di contratti, il contratto si trasforma in contratto a tempo indeterminato dalla data di tale superamento.


Siamo ad ottobre 2017, quindi attualmente hai già lavorato per oltre 36 mesi a tempo determinato “per lo svolgimento di mansioni di pari livello e categoria legale”; hai diritto alla trasformazione del contratto a termine in contratto a tempo indeterminato.
Di conseguenza, il datore di lavoro se non ha intenzione di “lasciarti andare via consensualmente” dovrà assumerti a tempo indeterminato ai sensi della suddetta norma del decreto legislativo 81 del 2015.

A disposizione per chiarimenti.

Cordiali saluti.

Fonti:

 

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