Contratti e donazioni - Multiproprietà, time-sharing, settimana floating. Nullità del contratto e clausole vessatorie



 

Gentili avvocati , ho aquistato in data 01/02/03 da M. srl, un "Certificato di Associazione" che mi dà il diritto ad 1 settimana floating ( solo soggiorno ) in un centro residenziale : YYYXXX - Mallorca - Spagna; con esso l' iscrizione per 2 anni ad un circuito di scambio I.X.Y. International. Le modalità di vendita sono state insolite, in quanto sono stato attirato dalla "vincita" di una vacanza e recatomi sul posto per il ritiro, mi è stata propinata la vendita del suddetto certificato. Io ho firmato e fissato con i venditori un appuntamento il giorno seguente volendo io recedere, mi è stato detto che era possibile ma che avrei dovuto pagare una penale di circa 4.000 euro. Alchè,preso dal panico ho accettato di pagare per giunta con assegni post datati,perchè così avrei finito di pagare prima e avrei avuto una volta estinto il pagamento ( ben 14.290 euro ) avrei potuto rivendere la "cosa".
Ora cortesemente Vi chiedo :
1- é possibile chiedere la nullità del contratto ? ( vi sono dei precedenti,tra cui sentenza del tribunale di Parma 1249/08 in caso analogo al mio )
2- è possibile non essere costretti a pagare la spese di mantenimento alla struttura che aumentano di anno in anno ?
3- è possibile vendere la " cosa " ( vi sono società che speculano su questo e si rischia di complicare ancora di piu la propria situazione ).
Grazie di cuore per la cortese attenzione.
Distinti saluti.

 

RISPOSTA



La sentenza n. 1249/08 del 10.7.08 del Tribunale di Parma è considerata un'importante vittorie dei consumatori in materia di time-sharing.
Il Tribunale di Parma si è infatti uniformato ad un orientamento giurisprudenziale consolidato, dichiarando la nullità del contratto avente ad oggetto l’acquisto di un diritto di godimento a tempo parziale di un bene immobile in una località di mare e di quello di concessione di credito.
La giurisprudenza ha riconosciuto una tutela ai tanti consumatori che ogni giorno vengono invitati da rappresentanti di società praticanti quelle operazioni commerciali, ossia la vendita di multiproprietà affiliate a circuiti di scambio.
I consumatori della fattispecie relativa alla citata vertenza, erano stati invitati nel novembre 2001 dai rappresentanti di una di quelle società a recarsi presso un hotel di Parma in quanto sorteggiati per una vacanza gratuita di una settimana. È poi accaduto che, arrivati il giorno fissato nel luogo indicato, sia stata presentata loro e alle altre numerose persone, lì invitate per lo stesso motivo, in una sala con diversi tavoli e musica a volume sostenuto, la seguente offerta: la possibilità di effettuare ogni anno una vacanza di una settimana con una spesa di circa € 1.032,91, con l’acquisto dopo 10 anni del diritto perpetuo di soggiorno nei centri turistici del “Club XXXX”.
Successivamente, dopo ch’essi avevano sottoscritto una vera e propria proposta contrattuale senza che la cosa fosse stata chiarita loro, si sono recati presso la loro abitazione due rappresentanti della società, convincendoli a firmare i documenti presentati loro, unitamente ad una richiesta di finanziamento, con la falsa dichiarazione che avrebbero potuto anche cedere il certificato d’iscrizione alla stessa.
I consumatori venivano pure indotti a consegnare, nonostante il divieto posto dall’art. 6 d.lgs. n. 427/98 (divieto di acconti) e sanzionato dal successivo art. 12 (oggi artt. 74 e 81 Codice del consumo), tre cambiali, una di £. 700.000 con scadenza al 31.10.02, le altre due di £ 600.000 con scadenza al 31.8 e al 30.9.02.
Il Tribunale di Parma ha dichiarato la nullità del contratto per radicale indeterminatezza e indeterminabilità dell’oggetto a norma degli artt. 1346 e 1418, comma 2, del codice civile.
Nei documenti consegnati agli acquirenti non era in alcun modo specificato cosa mai essi avessero acquistato, non essendo certo sufficiente per la determinazione dell’oggetto una generico riferimento all’iscrizione ad un Club senza alcuna specificazione al tipo di associazione alla quali gli attori avrebbero aderito. Mancava, inoltre, la durata del contratto, con l’effetto che non era ed è chiaro a quante settimane di soggiorno aveva diritto la coppia di consumatori.

La sentenza sanziona pertanto l'illegittima pratica di alcune multiproprietà: l’acquisto di un diritto di godimento, non si sa dove, praticamente inesercitabile a causa dell’esiguo numero dei posti occupabili in confronto a quello, per contro eccessivo, dei multiproprietari.

In considerazione delle motivazioni della sentenza del Tribunale di Parma, ritengo che possa essere dichiarata la nullità, anche relativamente alla tua fattispecie contrattuale, ai sensi degli articoli 1346 e 1418, comma 2, del codice civle, per i seguenti motivi.
Nel contratto non è sufficientemente specificato l'oggetto del diritto acquisito dal consumatore: non è sufficiente fare riferimento ad un certificato relativo ad una particolare società.
L'oggetto del contratto è indeterminabile, quindi il negozio giuridico è sanzionato con la nullità.

Inoltre il contratto è stato stipulato con l'inganno, perchè la clausola penale di 4.000 euro, da versare in caso di recesso, si configura come una clausola vessatoria nei confronti del consumatore, ai sensi dell'articolo 1469 bis, comma 1, numero 6, e pertanto, la stessa deve essere approvata specificamente per iscritto.
Poichè non hai approvato nessuna clausola penale, in maniera specifica, avevi facoltà di recedere liberamente; le trattative contrattuali sono state inevitabilmente influenzate e viziate dal comportamento doloso della società venditrice. Senza l'inganno del venditore, la trattativa non si sarebbe mai conclusa.

Devi rivolgerti ad un avvocato per citare in giudizio la società venditrice e chiedere la pronuncia giudiziale di nullità del contratto.
Soltanto successivamente alla sentenza di nullità, non sarai obbligato a versare la somma annuale, prevista a titolo di "mantenimento"/rimborso spese.
Puoi vendere liberamente il certificato, fino al momento della sentenza di nullità. Successivamente alla pronuncia di nullità, il contratto non avrà più alcun effetto, quindi non sussisterà più un diritto da trasmettere con un atto di vendita.

Allego articolo 1469 bis del codice civile:

Art.1469-bis (Clausole vessatorie nel contratto tra professionista e consumatore)

Nel contratto concluso tra il consumatore e il professionista [che ha per oggetto la cessione di beni o la prestazione di servizi](*), si considerano vessatorie le clausole che, malgrado la buona fede, determinano a carico del consumatore un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto.

In relazione al contratto di cui al primo comma, il consumatore è la persona fisica che agisce per scopi estranei all'attività imprenditoriale o professionale eventualmente svolta. Il professionista è la persona fisica o giuridica, pubblica o privata, che, nel quadro della sua attività imprenditoriale o professionale, utilizza il contratto di cui al primo comma.

Si presumono vessatorie fino a prova contraria le clausole che hanno per oggetto o per effetto di:

6) imporre al consumatore, in caso di inadempimento o di ritardo nell'adempimento, il pagamento di una somma di denaro a titolo di risarcimento, clausola penale o altro titolo equivalente d'importo manifestamente eccessivo;


Sono a disposizione per ulteriori chiarimenti.
Cordiali saluti.