Annullamento contratto di vendita; il marito non aveva capacità di intendere e di volere al momento della stipula





Buongiorno, chiedo la redazione di un parere giuridico in merito al seguente caso di scuola: Tizio, sposato con Caia da alcuni anni, è improvvisamente colpito da una patologia che menoma gravemente la sua capacità d'intendere e di volere. In uno slancio di "folle generosità" il poveretto vende a Sempronio la casa di abitazione coniugale, a lui intestata, per la somma irrisoria di 25.000 euro, compiendo tutti i necessari adempimenti. Caia si reca allora da Sempronio per chiedergli bonariamente lo scioglimento del contratto di vendita, ma si sente rispondere che nessuna pretesa ella può avanzare al riguardo perché non esiste alcun provvedimento che attesti formalmente lo stato d'incapacità naturale di Tizio. Caia, preoccupata, si rivolge al proprio avvocato. Cordialmente, Matteo Furcas



RISPOSTA



Si tratta di una classica domanda universitaria da esame di diritto privato. Articolo 428 del codice civile … andiamolo a leggere !!!

Art.428 del codice civile. Atti compiuti da persona incapace d'intendere o di volere

Gli atti compiuti da persona che, sebbene non interdetta, si provi essere stata per qualsiasi causa, anche transitoria, incapace d'intendere o di volere al momento in cui gli atti sono stati compiuti, possono essere annullati su istanza della persona medesima o dei suoi eredi o aventi causa, se ne risulta un grave pregiudizio all'autore.
L'annullamento dei contratti non può essere pronunziato se non quando, per il pregiudizio che sia derivato o possa derivare alla persona incapace d'intendere o di volere o per la qualità del contratto o altrimenti, risulta la malafede dell'altro contraente.
L'azione si prescrive nel termine di cinque anni dal giorno in cui l'atto o il contratto è stato compiuto.
Resta salva ogni diversa disposizione di legge.

Chiediamoci adesso se sussistono i presupposti per chiedere l'annullamento del contratto di vendita.

Tizio era incapace di intendere e di volere al momento del rogito ?

E' derivato un pregiudizio per il patrimonio di Tizio, dalla vendita dell'immobile ?

Risulta la malafede di Sempronio che, acquistando ad una cifra così irrisoria l'immobile, avrebbe dovuto chiedersi quanto meno “ma Tizio è ubriaco ???” e avrebbe dovuto quanto meno telefonare alla moglie per avvisarla (se fosse stato in buona fede !!!) ?


Sono trascorsi meno di 5 anni dalla vendita ?

Tanto premesso e considerato, possono chiedere l'annullamento del contratto ai sensi dell'articolo 428 del codice civile, l'amministratore di sostegno o il tutore di Tizio (occorre dapprima che l'amministratore sia nominato dal giudice), gli aventi causa (i suoi creditori) ed i suoi eredi (ma Tizio è ancora vivo … ).
Non il coniuge (che non è ancora erede, semmai la sarà … ) !!!
Il coniuge deve

1)farsi nominare amministratore di sostegno o tutore del marito
2)far certificare la patologia del marito
3)cercare testimoni che attestino che nel periodo in cui il rogito è stato posto in essere, il marito già soffriva di questa malattia.

Percentuale di vincere il processo ?
Se Caia ha un certificato che attesti la patologia del marito, certificato antecedente rispetto al rogito, la percentuali sono molto alte.
Altrimenti si fermano intorno al 25% - 30%.

Cordiali saluti.