Diritto penale - reato di stalking, dichiarazione giudiziale di paternità e riconoscimento
Salve, mi trovo in una situazione piuttosto pesante e difficile, in cui non so bene come muovermi. Ho avuto una breve relazione con un ragazzo che conoscevo da anni e con cui avevo avuto in precedenza un'altra breve storia un paio di anni prima. Addirittura i primi mesi lui era fidanzato con un'altra, io ero solo la sua amante, eppure, tra promesse di non essere più geloso e ossessivo come in passato, mi dice che vuole un figlio da me, costruirsi una famiglia. Io vengo abbindolata da questi suoi discorsi anche per via del mio passato che mi ha portato a dover dare in adozione un figlio avuto con il migliore amico di questo ragazzo (e lui era a conoscenza di questa storia, e di come mi sentissi vuota senza quel bambino). Dopo un paio di mesi passati a fare l'amante un mio ex si rifà vivo e lui, spinto dalla gelosia, si decide a lasciare la fidanzata. Anche se coppia a tutti gli effetti, non viviamo insieme perchè il mio appartamento aveva bisogno di una serie di lavori e non avevo i soldi per provvedervi, e lui tergiversava a riguardo. A fine settembre rimango incinta, e lui torna ad essere geloso e ossessivo, persino aggressivo (fortunatamente solo a livello verbale, anche perchè mi premuravo spesso di tenermi vicino delle amiche fidate), arriva addirittura a controllarmi cellulare ed e-mail. Nel primo periodo di gravidanza inoltre ho avuto un problema alle ovaie che mi procurava parecchio dolore, impedendomi di avere rapporti sessuali, e lui attribuiva i miei rifiuti alla mia voglia di qualcun altro, arrabbiandosi spesso con me, trattandomi male e facendomi sentire atterrita. Per tutti questi motivi a Natale del 2008 sono stata costretta a mandarlo via e a chiedergli di non avvicinarsi più a me se non per questioni riguardanti nostra figlia. Lui ovviamente non l'ha fatto, è sempre stato petulante, aggressivo, si presentava sotto casa non invitato, instaurando in me una vera e propria "paura di uscire di casa". La situazione è andata ulteriormente peggiorando quando, nel chiedergli un aiuto finanziario per fare il bagno nel mio appartamento (bagno che avrebbe ovviamente dovuto usare anche sua figlia!) lui si è risentito talmente tanto da dirmi, nel corso di una telefonata molto agitata (e premetto che ho avuto una gravidanza a rischio molto complicata in cui anche il minimo sbalzo di umore poteva farmi star male), che non aveva più intenzione di riconoscere una bambina che non credeva neanche fosse sua figlia. Questo succedeva a marzo 2009. da allora fino a pochi giorni dopo la nascita della bambina non ho più sentito parlare di lui, ne avuto sue notizie. Quando sono andata all'ospedale per partorire (in anticipo di circa un mese e mezzo) la mia vicina di casa mi vede, parliamo un po', mi fa gli auguri e avverte della cosa suo nipote, amico del padre della bambina. Questo inizia a farsi sentire un paio di giorni dopo la nascita della bimba, si presenta addirittura all'ospedale. Io cambio numero di cellulare (ma lui sapeva benissimo il mio numero di casa e anche il mio indirizzo) e un mese dopo circa mi arriva la lettera di un suo avvocato in cui lui chiede di poter riconoscere la bambina. Io inizio un percorso con assistenti sociali, per arrivare a un centro per famiglie in cui possiamo avere degli incontri con dei consulenti familiari. In questi incontri lui fa passare tutto come se io lo avessi tagliato fuori dalla vita di sua figlia, così acconsento a fargliela vedere una volta a settimana, almeno finchè non cresce un po'. Gli incontri non vanno malissimo, anzi, si guadagna con il tempo un po' della mia fiducia, anche grazie all'intervento di mio padre. Lui mi aiuta anche nel mantenimento e paga il nido (anche se spesso i soldi arrivano in ritardo e se mi ha fatto penare ogni centesimo), e gli ho anche detto che se voleva vederla qualche volta in più bastava chiedere (anche se si è sempre lamentato del fatto che un'ora fosse poco si è deciso a chiedermi di vederla di più solo da circa tre settimane fa...La bimba ha nove mesi ora). Un altro punto su cui inizialmente ero irremovibile era il luogo degli incontri. Non mi fidavo a lasciarla in casa sua e non volevo lui in casa mia, quindi la vedeva nei centri commerciali. Ultimamente avevo abbassato le difese e veniva spesso a casa mia per vedere la bambina, fino a quando non ha ricominciato con le scenate e con gli appostamenti sotto casa. Ha iniziato a fare illazioni sulla mia vita privata (di cui lui non sa nulla, ma crede di sapere tutto perchè si fa dare informazioni da terzi e mi spia). La settimana scorsa si era appostato sotto casa, mi ha visto con un ragazzo e ha fatto una scenata, alzando anche la voce. L'ho cacciato via ma non voleva andarsene, addirittura non mi ha permesso di chiudere il cancello del cortile mettendoci in mezzo un piede. Io non riesco più a vivere in questa situazione, mi sento spaventata e ossessionata. è una settimana che ho paura anche a uscire con il cane. Avevamo anche deciso di fare il riconoscimento all'anagrafe, per evitare un processo, ma a questo punto mi chiedo se non sia il caso di provare con le vie legali. Vorrei un consiglio proprio su questo, sapere che posso fare perchè questa persona interferisca il meno possibile con la mia vita e con la vita di nostra figlia, anche alla luce dei suoi comportamenti aggressivi e ossessivi. Vi ringrazio e aspetto notizie.
RISPOSTA Dal contenuto della mail deduco che la bambina, al momento della nascita è stata riconosciuta esclusivamente dalla madre e che, ad oggi, il padre non ha effettuato il riconoscimento.
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