Diritto penale - Stalking, insieme di comportamenti anomali e fastidiosi verso una persona





Ho un problema con un vicino di casa molesto, che vive solo dopo il decesso della madre,ed è titolare di accompagnamento e pensione di invalidità,inquanto portatore di un hadicap psitico,cosa che comunque gli consente di essere indipendente.
La persona,è da svariati anni ostile alla nostra famiglia,all' apparenza sono piccole cose: cartacce e immondizia buttate quotidianamente davanti all' uscio dell' abitazione, insulti,anche pesanti, un continuo controllo di ogni nostro movimento,o scenate nella piazza e per le vie del paese.
La situazione è ormai cronica ed aimè irreversibile,con tendenza ad un peggioramento.
Il fratello,che è pure tutore legale,non se ne preoccupa minimamente e non prende iniziative,ne con cure mediche, ne in altra maniera;si presenta solo una volta a settimana per consegnare la spesa.
Vorremmo sapere come risolvere il problema,come è meglio muoversi.Gia due denuncie sono state presentate ai carabinieri senza risultato; Teniamo presente che sono coinvolte pure due minori. . . Può essere un caso di stalking??



RISPOSTA



Lo stalking, definito anche “sindrome del molestatore assillante”, consiste in un insieme di comportamenti anomali e fastidiosi verso una persona, costituiti da comunicazioni intrusive (quali per esempio telefonate, lettere anonime, sms ed e-mail) oppure da comportamenti volti a controllare la propria vittima ed a perseguitarla (per esempio: pedinamenti, appostamenti, sorveglianza sotto casa, violazione di domicilio, minacce di violenza, aggressioni, ingiurie). Si tratta di una sistematica violazione delle libertà individuali di una persona, di un insieme di comportamenti finalizzati a turbare la serenità d'animo della vittima. Lo stalking è punito dall'articolo 612 bis del codice penale.

Ritengo che la fattispecie in questione possa rientrare a pieno titolo tra le fattispecie di “atti persecutori ex art. 612 bis del codice penale”, sebbene non ci sia stata, tra aggressore e vittima, una precedente relazione affettiva, come nel 99% dei casi di denunce per stalking.

Si potrebbe sporgere una querela per stalking, ma a mio parere, sarebbe cestinata dalla polizia giudiziaria come le precedenti denunce.

Sia chiaro, tentare non costa nulla, la denuncia si potrebbe anche presentare … sarebbe però il caso di seguire anche dei percorsi alternativi, rispetto al procedimento penale.

Vediamo quali.

1)Rivolgersi al giudice di pace in funzione di conciliatore, affinché condanni quanto meno la prassi delle cartacce gettate nella vostra proprietà, dal vicino.
Trattasi infatti di un atto di emulazione, vietato dall'articolo 833 del codice civile.

Art. 833 del codice civile. Atti d'emulazione.

Il proprietario non può fare atti i quali non abbiano altro scopo che quello di nuocere o recare molestia ad altri.

Quale scopo avrebbe gettare le cartacce nella vostra proprietà, se non quello di nuocervi ovvero di recarvi molestia ??!! Il tutore sarebbe altresì condannato dal giudice di pace, al risarcimento dei danni provocati, in quanto responsabile civilmente dei danni cagionati dall'incapace, ai sensi dell'articolo 2047 del codice civile.

2)Informare il pubblico ministero del disinteresse con cui il tutore legale svolge le sue funzioni di tutela, invitandolo a sostituire il tutore, ai sensi dell'articolo 413 del codice civile.
Prima di informare il pubblico ministero (ossia la procura della Repubblica territorialmente competente) sarebbe opportuno scrivere una lettera al tutore, secondo lo schema di seguito esposto.

OGGETTO: RESPONSABILITA' PER I DANNI CAGIONATI DAL SIG. xxxxxxx

Egregio sig. yyyyyyyyyyy, tutore del sig. xxxxxxxxxxxxx, la presente per significarle quanto segue.

Stante il suo totale disinteresse per le problematiche emergenti dai nostri rapporti di vicinato con suo fratello, sig. xxxxxxxxxxxx, si notifica la seguente diffida.

Il sig. xxxxxxx, sebbene sia stato interdetto/inabilitato, nel corso del tempo ha posto in essere una vera e propria condotta di stalking nei nostri confronti.

(breve riassunto di tutto quello che avete dovuto sopportare)

Dinanzi a questi episodi, lei non ha fatto altro che mostrare disinteresse ai limiti della strafottenza, non curante del fatto che l'articolo 2047, I comma del codice civile, addebiti alla persona del tutore, la responsabilità civile per i danni cagionati dalla persona incapace di intendere e di volere.

Art. 2047 del codice civile. Danno cagionato dall'incapace.

In caso di danno cagionato da persona incapace di intendere o di volere, il risarcimento è dovuto da chi è tenuto alla sorveglianza dell'incapace salvo che provi di non aver potuto impedire il fatto.

Tanto premesso, la invitiamo, per il futuro, a porre in essere le misure necessarie per contenere “l'esuberanza” del sig. xxxxxxx, con l'espresso avvertimento che in mancanza:

1)sporgeremo querela per stalking, ai sensi dell'articolo 612 bis del codice penale

2)ci rivolgeremo al giudice di pace, affinché condanni civilmente il tutore dell'incapace, al risarcimento dei danni cagionati, ai sensi dell'articolo 2047 del codice civile

3)comunicheremo al pubblico ministero le suddette circostanze, chiedendo che si proceda alla revoca del tutore, in quanto lei, con il suo disinteresse, non ha dimostrato di essere in grado di tutelare prima di tutto suo fratello, oltre che coloro che entrano in contatto quotidianamente con lui.

Restiamo in attesa di un suo riscontro.

Distinti saluti.

DATA LUOGO FIRMA

Ritengo che la ricerca di un bonario componimento con il tutore, sia la soluzione più opportuna. Questa diffida darà la sveglia al tutore, in mancanza procederete come meglio evidenziato nella presente consulenza.
Siamo a disposizione per ulteriori chiarimenti.

Cordiali saluti.