Ammissione lavoro esterno detenuto agli arresti domiciliari, soltanto in caso di indigenza





Sono agli arresti domiciliari per il delitto di cui art.74 d.p.r n. 309/1990 da febbraio 2018. Da allora ad oggi non ho fatto causa visto che vado a dibattimento con rito abbreviato. Sono già 2 volte che la data della causa è stata spostata. La prima 3 maggio la seconda, 13 giugno e poi spostata al 27 ottobre. Le volevo chiedere visto che io abito con i miei genitori e non abbiamo reddito mensile (nessuno lavora in casa) e in più abbiamo delle spese bancarie ogni fine mese se posso presentare l'affidamento al lavoro visto che ho trovato una persona che mi assume. Vorrei sapere se ci sono i presupposti per farlo o è inutile presentarli.
Vorrei sapere anche più o meno le tempistiche per un eventuale rigetto o un eventuale ok! Grazie

 

RISPOSTA



In base a quanto previsto dalla sentenza della Cassazione penale, sez. III, del 11/01/2013 n° 1480 (si tratta nel caso della Cassazione, di un imputato per reati afferenti le sostanze stupefacenti, proprio come in questo caso), per essere ammesso al lavoro esterno, l'inquisito, detenuto agli arresti domiciliari, deve provare la sussistenza dello stato di indigenza suo e del suo nucleo familiare.
Cosa dobbiamo intendere per "indigenza"?

Secondo la sentenza della Cassazione penale, sez. IV, del 29-01-2007, n. 10980, ai fini del raggiungimento della prova di un livello di indigenza in capo all'imputato, tale da poter chiedere di essere ammesso al lavoro esterno, occorre considerare quanto segue:

1. che il lavoro è l’unica soluzione possibile, attraverso la quale risolvere la condizione di ristrettezza,
2. che la nozione di bisogni primari in ragione dei quali sorge l'indigenza, deve intesa in un’accezione maggiormente estensiva, vale a dire che essa comprende, ad esempio, anche le spese per l'educazione, quelle per la comunicazione o per il mantenimento in salute, in armonia con una trasformazione sostanziale delle prospettive e degli orizzonti della società in cui viviamo.

Tanto per fare alcuni esempi, è stata, ad esempio, esclusa dalla Cassazione, l'assoluta indigenza dell'istante, in considerazione del reddito complessivo di euro 1.200 mensili, goduto dal nucleo familiare di costui, composto da quattro persone!

Se mi scrivi che il reddito mensile, nel caso "de quo" è pari a zero … sussiste indubbiamente quello stato di indigenza necessario per chiedere l'ammissione al lavoro esterno, durante la detenzione agli arresti domiciliari!

La norma di riferimento è l'articolo 284 del codice di procedura penale, commi 3 e 4:

“3. Se l'imputato non può altrimenti provvedere alle sue indispensabili esigenze di vita ovvero versa in situazione di assoluta indigenza, il giudice può autorizzarlo ad assentarsi nel corso della giornata dal luogo di arresto per il tempo strettamente necessario per provvedere alle suddette esigenze ovvero per esercitare una attività lavorativa.
4. Il pubblico ministero o la polizia giudiziaria, anche di propria iniziativa, possono controllare in ogni momento l'osservanza delle prescrizioni imposte all'imputato”.


Secondo aspetto di valutazione del giudice adito: il codice di procedura penale “circoscrive la facoltà del giudice di rilasciare l’autorizzazione ad esercitare un’attività lavorativa proposta da un imputato agli arresti domiciliari entro limiti particolarmente rigidi, esigendo che svolga una valutazione penetrante dell’attività lavorativa che l’imputato intende espletare e della sua idoneità a mantenere quei vincoli e quei controlli che sono funzionali al raggiungimento delle finalità proprie del provvedimento cautelare in atto”.

Se si tratta di un lavoro come quello del panettiere, quindi di un impiego in ragione del quale lavorerai all'interno di un panificio dalle 5 del mattino alle 11 del mattino … non sorgerà alcun problema per il richiedente.

Se si tratta di un lavoro tipo agente di commercio, ossia un impiego che comporta “spostamenti in varie sedi situate in diverse città, con orari di lavoro molto ampi, così da vanificare ogni possibilità di un efficace controllo da parte della polizia giudiziaria” … il giudice non autorizzerà mai!

Se si tratta di un lavoro “di contatto” con un pubblico giovane che notoriamente potrebbe fare uso di sostanze stupefacenti, ad esempio, il barista all'interno di un living bar molto noto della movida di una grande città … il giudice non autorizzerà mai!

Dipende anche dalla tipologia lavoro … l'impiego deve avere luoghi e orari ben definiti e non deve mettere in contatto il richiedente con gente “pericolosa” …

Secondo la Cassazione - sentenza 3635 del 2017, l'autorizzazione al lavoro esterno è un istituto eccezionale da concedere soltanto in presenza dei presupposti di legge:

-stato di indigenza del nucleo familiare

-lavoro con orari e luogo operativo preciso, tale da consentire un controllo da parte della polizia giudiziaria

Consiglio di presentare l'istanza; di quale lavoro si tratta?

Resto in attesa di un tuo riscontro.

Cordiali saluti.

Fonti:

 

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