Diritto penale - Revisione della sentenza penale di condanna e riparazione dell'errore giudiziario



 

Salve,prima di porrle la domanda vorrei fare una premessa sul mio caso,che ritengo necessaria, scusandomi anticipatamente per la lunghezza. Nel 1992 a Vicenza fù arrestato un famoso latitante,in possesso di documenti a me intestati.
Allora feci le mie dichiarazioni spontanee in Questura dimostrando la mia estraneità provata poi dalla DIA dietro perizia sui documenti.
Premetto che da due anni mi ero"per motivi familiari" allontanato dalla politica dedicandomi alla mia professione di Medico, attività molto più gratificante. Ebbene dopo due anni venni arrestato dai carabinieri per il reato ascritto al 416 bis.
Il mandato recitava che io avessi dato i miei documenti originali al latitante in premessa citato.Fui costretto a chiudere l'interrogatorio del Gip in quanto rifiutò di richiedere riscontri alla Questura e tra le sue carte mancavano i verbali redatti già nel 1992.
Capii e dissi alzandomi che il mio era un'arresto politico.Consigliato dall'avvocato dopo 53 giorni di cui 11 di isolamento, ottenni di essere interrogato e la derubricazione al 378 con patteggiamento e condizionale di 14 mesi.Uscendo cosi da quell'inferno e tornando alla mia professione. "in che stato d'animo lo si può immaginare". Nel 2009 finalmente ottego la sentenza di condanna in 1° grado e quella di 2° grado ormai prescritta dalla Corte di Appello di Venezia riguardante il delinquente, andata in prescrizione nel marzo 2009,poichè le perizie e le testimonianze mi scagionavano, come fatto nuovo assieme ad altri, tramite il mio avvocato in data 17/12/2009 ho proposto ricorso e chiesta la revisione alla corte di appello di Catania Competente per il caso,non molto fiducioso. Ebbene giorni fa vengo a sapere che il mio fascicolo dopo appena 7 giorni è stato spedito con assicurata alla corte di Appello di C. per un parere.
Tutto ciò mi lascia perplesso ancor più perchè il fascicolo non risulta ancora registrato al protocollo generale e non si sa ancora che fine abbia fatto.
Scusandomi per esermi dilungato, vado alla domanda; Si può baypassare il Tribunale di C.
istruendo un nuovo fascicolo con una procedura diversa o ricorrendo magari alla Corte Europea che potrebbe entrare nel merito trattando un'ingiusta detenzione ? Eventualmente il vostro studio potrebbe curare questo o altro percorso da lei ritenuto opportuno allo scopo?
Eventualmente gradirei un preventivo. Rimanendo in attesa mi scuso e porgo distinti saluti.

 

RISPOSTA



Spero di aver capito bene la tua vicenda: hai proposto ricorso per ottenere la revisione della sentenza, ai sensi dell'articolo 629 del codice di procedura penale.
E' opportuno fare riferimento alle norme di legge, applicabili al tuo caso:

Art.629 Condanne soggette a revisione

1. È ammessa in ogni tempo a favore dei condannati, nei casi determinati dalla legge, la revisione delle sentenze di condanna o delle sentenze emesse ai sensi dell'articolo 444, comma 2, o dei decreti penali di condanna, divenuti irrevocabili, anche se la pena è già stata eseguita o è estinta.

Il successivo articolo 630, evidenzia le fattispecie che giustificano la richiesta di revisione, da parte del condannato.

Art.630 Casi di revisione

1. La revisione può essere richiesta:

a) se i fatti stabiliti a fondamento della sentenza o del decreto penale di condanna non possono conciliarsi con quelli stabiliti in un’altra sentenza penale irrevocabile (648) del giudice ordinario o di un giudice speciale;

b) se la sentenza o il decreto penale di condanna hanno ritenuto la sussistenza del reato a carico del condannato in conseguenza di una sentenza del giudice civile o amministrativo, successivamente revocata (395 s. c.p.c.), che abbia deciso una delle questioni pregiudiziali previste dall’art. 3 ovvero una delle questioni previste dall’art. 479;

c) se dopo la condanna sono sopravvenute o si scoprono nuove prove che, sole o unite a quelle già valutate, dimostrano che il condannato deve essere prosciolto a norma dell’art. 631;

d) se è dimostrato che la condanna venne pronunciata in conseguenza di falsità in atti o in giudizio o di un altro fatto previsto dalla legge come reato.


L'articolo 632 indica i soggetti legittimati alla richiesta, mentre l'articolo successivo, la forma.

Art.632 Soggetti legittimati alla richiesta

1. Possono chiedere la revisione:

a) il condannato o un suo prossimo congiunto ovvero la persona che ha sul condannato l’autorità tutoria e se il condannato è morto, l’erede o un prossimo congiunto;

b) il procuratore generale presso la Corte di Appello nel cui distretto fu pronunciata la sentenza di condanna. Le persone indicate nella lett. a) possono unire la propria richiesta a quella del procuratore generale.


Art.633 Forma della richiesta

1. La richiesta di revisione è proposta personalmente o per mezzo di un procuratore speciale. Essa deve contenere l’indicazione specifica delle ragioni e delle prove che la giustificano e deve essere presentata, unitamente a eventuali atti e documenti nella Cancelleria della Corte di Appello nei cui distretto si trova il giudice che ha pronunciato la sentenza di primo grado o il decreto penale di condanna.

2. Nei casi previsti dall’art. 630 comma 1 lett. a) e b), alla richiesta devono essere unite le copie autentiche delle sentenze o dei decreti penali di condanna ivi indicati.

3. Nel caso previsto dall’art. 630 comma 1 lett. d), alla richiesta deve essere unita copia autentica della sentenza irrevocabile di condanna per il reato ivi indicato.


Il procedimento di revisione si conclude con una sentenza.

Art.637 Sentenza

1. La sentenza è deliberata secondo le disposizioni degli artt. 525, 526, 527 e 528.

2. In caso di accoglimento della richiesta di revisione, il giudice revoca la sentenza di condanna o il decreto penale di condanna e pronuncia il proscioglimento indicandone la causa nel dispositivo.

3. Il giudice non può pronunciare il proscioglimento esclusivamente sulla base di una diversa valutazione delle prove assunte nel precedente giudizio.

4. In caso di rigetto della richiesta, il giudice condanna la parte privata che l’ha proposta al pagamento delle spese processuali e, se è stata disposta la sospensione dispone che riprenda l’esecuzione della pena o della misura di sicurezza.


La legge è molto chiara, in merito alla competenza del giudice della revisione: la Corte di Appello nei cui distretto si trova il giudice che ha pronunciato la sentenza di primo grado.
Se la Corte d'Appello di C. non è competente, in merito alla revisione della sentenza, la stessa dovrà limitarsi ad un semplice parere. Spetta infatti, alla Corte di Appello di C. pronunciarsi sulla revisione.
In caso di sentenza sulla revisione, emessa dalla Corte di Appello di C. incompetente, avrai facoltà di impugnare tale sentenza, al fine di ottenere la relativa decisione dall'autorità giudiziaria competente, ai sensi dell'articolo 640 del codice di procedura civile (tale norma prevede il ricorso alla Corte di Cassazione, al fine di impugnare la sentenza di revisione viziata da incompetenza).

Per quanto riguarda il periodo di ingiusta detenzione, il legislatore ha previsto l'istituto della "riparazione dell'errore giudiziario".

Art.643 Riparazione dell’errore giudiziario

1. Chi è stato prosciolto in sede di revisione, se non ha dato causa per dolo o colpa grave all’errore giudiziario, ha diritto a una riparazione commisurata alla durata dell’eventuale espiazione della pena o internamento e alle conseguenze personali e familiari derivanti dalla condanna.

2. La riparazione si attua mediante pagamento di una somma di denaro ovvero tenuto conto delle condizioni dell’avente diritto e della natura del danno, mediante la costituzione di una rendita vitalizia. L’avente diritto, su sua domanda, può essere accolto in un istituto, a spese dello Stato.


Art.645 Domanda di riparazione

1. La domanda di riparazione è proposta, a pena di inammissibilità, entro due anni dal passaggio in giudicato della sentenza di revisione ed è presentata per iscritto, unitamente ai documenti ritenuti utili, personalmente o per mezzo di procuratore speciale (122), nella cancelleria della Corte di Appello che ha pronunciato la sentenza.

2. Le persone indicate nell’art. 644 possono presentare la domanda nello stesso termine, anche per mezzo del curatore indicato nell’art. 638 ovvero giovarsi della domanda già proposta da altri. Se la domanda è presentata soltanto da alcuna delle predette persone, questa deve fornire l’indicazione degli altri aventi diritto.


Art.646 Procedimento e decisione

1. Sulla domanda di riparazione la Corte di Appello decide in Camera di consiglio.

2. La domanda, con il provvedimento che fissa l’udienza, è comunicata al pubblico ministero ed è notificata, a cura della cancelleria, al ministro del tesoro presso l’avvocatura dello Stato che ha sede nel distretto della Corte e a tutti gli interessati, compresi gli aventi diritto che non hanno proposto la domanda.

3. L’ordinanza che decide sulla domanda di riparazione è comunicata al pubblico ministero e notificata a tutti gli interessati, i quali possono ricorrere per cassazione.


All'imputato è riconosciuto un vero e proprio diritto soggettivo ad ottenere un'equa riparazione per il periodo di detenzione subito ingiustamente.
Questo diritto è stato introdotto con il codice di procedura penale del 1988 ed è in adempimento di un preciso obbligo posto dalla Convenzione dei diritti dell'uomo (cfr. art 5, comma 5, C.E.D.U.).

Per quanto riguarda un eventuale ricorso agli organi giudiziari dell'Unione europea, vorrei evidenziare un fondamentale principio: è possibile ricorrere a tali organi, soltanto dopo avere esaurito tutti gli strumenti processuali, offerti dall'ordinamento interno dello Stato membro.

In caso di errore della Corte d'Appello di Caltanisetta o di Catania, se la legge prevede il ricorso in Cassazione, il cittadino non può rivolgersi alla Corte europea, senza avere prima esperito il ricorso in Cassazione.
Stesso discorso per il risarcimento per ingiusta detenzione (anche in tal caso, non è possibile rivolgersi agli organi comunitari senza ricorrere prima in Cassazione).

Ti consiglio pertanto di seguire, per il momento l'iter delineato dalla legge: in caso di revisione pronunciata dalla Corte d'Appello di Caltanisetta (vedrai che tale Corte provvederà a rilasciare esclusivamente un parere), farai ricorso in Cassazione.
Se la Cassazione continuerà a non applicare il diritto (ciò è quasi impossibile !!!), presenterai ricorso alla Corte europea.

Sono a disposizione per ulteriori chiarimenti.
Cordiali saluti.