Eredità e testamento - Collazione, conferimento delle donazioni da parte degli eredi



 

Salve le volevo chiedere due consulenze: la prima inerente l'art 739 del c.c.(L'erede non è tenuto a conferire le donazioni fatte ai suoi discendenti o al coniuge, ancorché succedendo a costoro ne abbia conseguito il vantaggio).
Se il de cuius dona più immobili alla nipote, il figlio naturale ,una volta riconosciuto, visto che è stata lesa la sua quota di legittima, non può in alcun modo esperire azione di riduzione e restituzione dell'immobile?

la seconda attiene al trasferimento di quote societarie. Se il de cuius cede la sua quota societaria ai figli mantenendo l'usufrutto e uno dei figli successivamente cede tale quota alla moglie. Il figlio naturale una volta riconosciuto potrà agire per la riduzione della quota che uno degli eredi ha conferito alla moglie?

Cordiali saluti

 

RISPOSTA



Hai interpretatato male l'articolo 739 c.c.: non è la norma applicabile alla fattispecie descritta nella tua domanda.

E' necessario delineare delle brevi premesse giuridiche in merito all'istituto della collazione . Per calcolare l'intero asse ereditario del defunto infatti, è necessario applicare le norme relative all'istituto della collazione; in base alle suddette norme, le donazioni poste in essere dal defunto, a favore dei figli e dei loro discendenti (nipoti), vanno intese come un anticipo della quota di legittima, spettante per legge (salvo che nella donazione, il donante abbia indicato che la donazione è effettuata con dispensa da collazione).
Al momento della morte, i figli/nipoti devono conferire idealmente, al patrimonio ereditario, il valore dei beni ricevuti per donazione dal padre/nonno defunto, al fine di calcolare l'asse ereditario e le rispettive quote di legittima.
Semplifico il concetto: la collazione è un'operazione algebrica che può essere riassunta con questa formula:

Asse ereditario = Valore dei beni intestati al defunto, al momento della morte + valore (si considera il valore di mercato, al momento della morte del "de cuius") dei beni donati in vita - debiti relativi all'asse ereditario.

Soltanto dopo avere calcolato l'asse ereditario, possiamo accertare se il figlio (legittimo o naturale non cambia nulla, perchè ha i medesimi diritti ereditari!!!) ha ricevuto la sua quota di legittima. Per determinare la quota di legittima spettante al figlio, è necessario conoscere il numero degli eredi legittimari (il coniuge del defunto è ancora in vita, i genitori del defunto sono ancora in vita, quanti fratelli ha il figlio naturale nominato erede???).
Integra la tua domanda con queste precisazioni e sarò in grado di determinare la quota di legittima spettante al figlio naturale.

Se il figlio naturale non ha ricevuto la sua quota di legittima, a mezzo testamento o per successione secondo la legge (in mancanza di testamento), può, ai sensi dell'articolo 555 del codice civile, citare in giudizio la nipote del "de cuius", al fine di "ridurre la donazioni", che hanno leso il suo diritto alla legittima.
Ai sensi dell'articolo 559 del codice civile, le donazioni si "riducono", cominciando dall'ultima e risalendo via via alle anteriori.
Il donatario ha facoltà di integrare la quota di legittima, spettante al figlio naturale del defunto, in denaro, evitando, così facendo, di perdere il diritto di proprietà sul bene ricevuto in donazione.
Il figlio del defunto non può opporsi alla decisione del donatario (nipote del defunto), di adempiere alla sua obbligazione, versando l'importo dovuto in danaro, invece di consegnare il bene ricevuto in donazione.
Il figlio naturale del defunto può agire per la riduzione delle donazione, nel termine di dieci anni dall'apertura della successione (ossia la morte del "de cuius").
Nell'eventualità in cui le donazioni siano state effetuate con dispensa da collazione, i beni ricevuti in donazione non vanno conferiti all'asse ereditario, quindi non sono aggredibili da parte del figlio naturale del defunto (controlla se il notaio ha scritto questa formula, nel testo delle donazioni; è molto importante).
La dispensa da collazione non produce effetto, se non nei limiti della quota disponibile, ai sensi dell'articolo 737 c.c.
Per determinare la quota disponibile del defunto, devi indicarmi il numero dei suoi eredi (coniuge, eventuali genitori, numero di figli).
Attendo le tue precisazioni in merito.

Seconda consulenza.

Il discorso è speculare a quello fatto in precedenza.
La donazione della nuda proprietà della quota societaria deve essere conferita in collazione idealmente (ossia in denaro, in ragione del suo valore di mercato), da parte del figlio che, successivamente, ha ceduto la medesima quota a sua moglie.
A seguito del conferimento in collazione, sarà possibile determinare se il diritto alla quota di legittima del figlio naturale è stato leso.
In caso di lesione del diritto alla legittima, il figlio naturale ha facoltà di agire in giudizio per la riduzione della donazione relativa alla quota societaria, effettuata dal "de cuius". Nel caso in cui le quote societarie siano state cedute a titolo oneroso al figlio, invece che donate con atto di liberalità, le stesse non devono essere conferite in collazione e non possono essere "attaccate" dal figlio naturale.
Ripeto: i diritti ereditari del figlio naturale (ossia del figlio riconosciuto dal genitore, al di fuori del vincolo del matrimonio) e del figlio legittimo (ossia il figlio nato in costanza di matrimonio) sono identici.
Il figlio non riconosciuto invece non ha alcun diritto ereditario, fino al momento del riconoscimento. Per il diritto, non è qualificabile come figlio del "de cuius".

Il figlio a cui hai fatto riferimento, è stato riconosciuto dal genitore? E' figlio naturale ovvero per il diritto, non è qualificabile come figlio.

L'articolo 739 c.c. riguarda la seguente situazione: il figlio, erede del "de cuius", ha in precedenza, donato i suoi beni ai suoi figli e al coniuge.
I nipoti del "de cuius" e la moglie del figlio/erede muoiono prima del figlio/erede; di conseguenza, il figlio erede torna in possesso, per diritto ereditario, dei beni che ha donato ai suoi figli e alla moglie, ormai deceduti.
L'articolo 739 c.c. afferma che, in questo caso, tali beni, non devono essere conferiti in collazione, essendo tornati in proprietà del figlio erede.
Come puoi notare, questa norma non ha nulla a che vedere con le tue fattispecie giuridiche.

Sono a disposizione per ulteriori chiarimenti.
Cordiali saluti.

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