Immobile acquistato dalla madre non rientra nell'asse ereditario e nel calcolo delle quote di legittima





A e B, figli di X oggi deceduta, sono proprietari di un immobile x metà ciascuno, a seguito di compravendita immobiliare intervenuta nel 1991 con la di loro madre X.
Sull'immobile grava un diritto di usufrutto al padre Y, diritto costituito nei confronti di entrambi i genitori X e Y da A e B con scrittura privata non autenticata sempre nel 1991.
Oggi, deceduta la madre X, l'altra figlia C, che non era stata presa in considerazione nel 1991 perchè allora minorenne, reclama la sua quota di tale immobile.
Come si risolve il quesito di C, sia che A e B accettino di volerla includere che non ?
In attesa, ringrazio anticipatamente



RISPOSTA



Hai scritto che i figli A e B hanno acquistato l’immobile in comproprietà, dalla loro madre, quindi tale immobile non è caduto in successione ereditaria alla morte della madre, in quanto già di proprietà dei figli.

La figlia C pertanto, non può avanzare nessun diritto ereditario sull’immobile, in quanto lo stesso non è stato donato dalla madre, ai figli A e B, ma è stato regolarmente acquistato dagli stessi.

Se l’immobile fosse stato donato, esso sarebbe rientrato nell’asse ereditario della madre, per collazione, quindi la figlia C avrebbe avuto diritto di pretendere una quota dello stesso, ma stando così le cose, la signora C non ha strumenti giuridici per tutelare la sua situazione.

Probabilmente la compravendita in realtà, dissimulava una donazione a favore di A e B; molto probabilmente il corrispettivo in denaro della vendita che i figli avrebbero versato alla madre, in realtà non è stato mai pagato …
Tuttavia è praticamente impossibile per la figlia C, dimostrare dopo oltre venti anni, che in realtà i suoi fratelli A e B non hanno acquistato regolarmente l’immobile, ma hanno beneficiato di una donazione, assoggettabile a collazione ereditaria.

Se la signora C intraprendesse un processo ereditario contro i fratelli A e B, non riuscendo a dimostrare la simulazione posta in essere a suo danno nel 1991, rischierebbe di essere condannata al pagamento di tutte le spese processuali del giudizio.
Dopo quasi venti anni, non è nemmeno possibile fare delle indagini finanziarie presso le banche, per verificare l’effettività del pagamento del corrispettivo della vendita immobiliare, quindi le possibilità per C di vincere il processo ereditario e di avere una quota dell’appartamento in questione sono pari allo zero.

Tanto premesso, la figlia C può avanzare il suo diritto alla quota di legittima sull’asse ereditario della madre deceduta, ossia su tutti i beni che erano di proprietà del “de cuius” al momento della sua morte.
La figlia del “de cuius” ha diritto alla quota di legittima, ai sensi dell’articolo 536 del codice civile.

Art. 536 del codice civile. Legittimari.

Le persone a favore delle quali la legge riserva una quota di eredità o altri diritti nella successione sono: il coniuge, i figli legittimi, i figli naturali, gli ascendenti legittimi.
Ai figli legittimi sono equiparati i legittimati e gli adottivi.
A favore dei discendenti dei figli legittimi o naturali, i quali vengono alla successione in luogo di questi, la legge riserva gli stessi diritti che sono riservati ai figli legittimi o naturali.

La quota di legittima sarà pari ai 2/3 dell’asse ereditario, da suddividere in parti uguali tra i tre figli.
Ipotizzando un asse ereditario pari a 99.000 euro, la quota di legittima di C sarà pari a 22.000 euro.

Art. 537 del codice civile. Riserva a favore dei figli legittimi e naturali.

Salvo quanto disposto dall'articolo 542, se il genitore lascia un figlio solo, legittimo o naturale, a questi è riservata la metà del patrimonio.
Se i figli sono più, è loro riservata la quota dei due terzi, da dividersi in parti uguali tra tutti i figli, legittimi e naturali.
I figli legittimi possono soddisfare in denaro o in beni immobili ereditari la porzione spettante ai figli naturali che non vi si oppongano. Nel caso di opposizione decide il giudice, valutate le circostanze personali e patrimoniali.

Ribadisco che l’immobile venduto nel 1991, non rientra nella successione ereditaria della madre e pertanto, la signora C non ha diritto di pretendere una quota dell’appartamento in questione.
Cordiali saluti.