Eredità e testamento - Testamento olografo e usufrutto di un appartamento



 

Mio padre e' deceduto da 7 mesi e ha lasciato un regolare testamento olografo depositato ben 11 anni fa presso uno studio notarile.Scrive che lascia l' appartamento di sua proprietà dove viveva con la seconda moglie (che non e' mia madre! Mio padre si e' riposato dopo essere rimasto vedovo)alla figlia e alla nipote. (a me e a mai figlia) Alla moglie lascia l' usufrutto dell' appartamento. Faccio presente che l' appartamento e' un bene acquistato esclusivamente dai miei genitori, lasciato poi in successione a favore di mio padre, dopo la morte di mia madre. Il papa' mi ha liquidata a suo tempo con denaro monetario, per una quota compensativa di legittima che mi spettava, rinunciando un domani all' immobile. (allora sussistevano dei problemi personali) Con la seconda moglie il papa' purtroppo non ha fatto la divisione dei beni. Dopo essersi accorto che la seconda moglie era interessata esclusivamente ai suoi beni ed in più di 25 anni di matrimonio, la signora non ha mai fatto accreditare la propria pensione sul conto corrente che avevano intestato entrambi, ecco la motivazione di tale decisione da parte di mio padre, cioè quella di lasciare la casa nella nostra famiglia. I parenti della signora dopo essere venuti a conoscenza del testamento di mio padre e delle sue volontà si sono rivolti ad un avvocato, facendo stimare l' appartamento e richiedendo la sua quota pari a 14/36 e la mia e quella di mia figlia pari a 22/36 In poche parole hanno chiesto una cifra da dare alla moglie con il diritto di abitazione, ed un' altra cifra un più elevata di € 20.000,00 da dare alla moglie con rinuncia al diritto di abitazione. In questo caso uscirebbe subito dalla casa. Ma il testamento di mio padre allora non ha alcun valore? Posso avvalermi sulla pensione mai accreditata della signora nei confronti di mio padre e che lui lamentava sempre? Posso avvalermi con documento alla mano, che la signora aveva prelevato una cifra molto alta dal conto corrente all' insaputa di mio padre ed abbiamo fatto fare una ricerca speciale in banca? Non mi sembra che la moglie sia parte lesa in questo caso! Potrebbe sempre affittare l' appartamento e ricavarne un beneficio monetario. Nel caso non dovesse accettare come penso, potrei sempre chiedere un compenso per l' affitto dell' appartamento? I nostri diritti quali sono nei confronti di chi ha rubato una vita intera? La casa e' un immobile acquistato prima del matrimonio dai miei genitori ed ereditato da mio padre. La seconda moglie ne ha sempre il diritto? Non ho ancora fatto la successione, cosa mi consiglia? In attesa di una Vostra gradita risposta porgo distinti saluti.

 

RISPOSTA



Gentile signora, so bene che non è deontologicamente corretto parlare male di un collega, ma ritengo che l’avvocato che difende la seconda moglie di tuo padre sia completamente folle o forse, più probabilmente, voglia soltanto minacciarla e ricattarla con richieste pretestuose e prive di ogni fondamento giuridico. Ti spiego come stanno i fatti, in punto di diritto.
Il testamento di tuo padre ha valore nella maniera più assoluta tuttavia, ciascuno di noi, nel momento in cui redige un testamento, deve rispettare i diritti che la legge riserva ai legittimari (le quote di legittima). L’articolo 536 del codice civile elenca le persone a favore delle quali la legge riserva una quota di eredità: il coniuge, i figli legittimi/naturali, gli ascendenti legittimi. Gli articoli seguenti specificano la percentuale delle quote di legittima che spettano a seconda delle circostanze. Nel tuo caso dobbiamo fare un passo indietro perché si tratta di una vicenda complessa che comprende due vicende successorie collegate tra di loro: la successione di tua madre ed il testamento di tuo padre. Per semplificare e per essere più chiari, consideriamo che l’appartamento, oggetto delle due successioni, abbia un valore pari a 99. Tua madre, ai sensi dell’articolo 542, I comma, del codice civile, avrebbe dovuto lasciarti una quota di legittima pari ad 1/3 dell’immobile, cioè 33. La quota residua di 66 sarebbe andata a tuo padre.
Nella e-mail hai scritto: “il papà mi ha liquidato a suo tempo con denaro monetario, per una quota compensativa di legittima che mi spettava, rinunciando un domani all’immobile”. Questa convenzione è nulla ai sensi dell’articolo 458 del codice civile (Divieto di patti successori); tale norma prevede che “E’ nulla ogni convenzione con cui taluno dispone della propria successione. E’ del pari nullo ogni atto col quale taluno dispone dei diritti che gli possono spettare su una successione non ancora aperta o rinunzia ai medesimi”. La circostanza della rinuncia alla successione dell’immobile e del pagamento della somma di denaro è assolutamente irrilevante, nulla (come se non fosse mai accaduta) e, soprattutto, la seconda moglie di tuo padre (che immagino non sappia nulla di questa vicenda) non può sollevare alcuna eccezione in merito.
Tuo padre che non avrebbe dovuto disporre nel suo testamento dell’intero immobile ma soltanto dei 2/3 dell’appartamento (cioè di 66 e non di 99, per i motivi suddetti), e avrebbe dovuto lasciare, sempre ai sensi dell’articolo 542 del codice civile, le seguenti quote:
1/3 alla seconda moglie, cioè 32
1/3 alla figlia, cioè 32
1/3 alla nipote, cioè 32 (la nipote non ha diritto alla legittima, pertanto la quota che tuo padre ha previsto per lei, è la quota disponibile ossia quella parte dell’asse ereditario di cui il “de cuius” può disporre liberamente).
Quindi, ai sensi di legge, l’appartamento del valore di 99 va così suddiviso:
32 alla seconda moglie
32 alla nipote
32 + 33 = 65 alla figlia (a seguito della successione di tua madre e di tuo padre)
Tua padre disponendo a favore della sua seconda moglie, il diritto di usufrutto sull’appartamento ha rispettato in pieno le norme a tutela dei legittimari. La seconda moglie non può dire di non avere avuto nulla dalla successione di suo marito, perché tuo padre poteva scegliere di lasciare alla stessa il diritto di proprietà dell’immobile, per una quota pari al valore di 32 (ipotizzando sempre che l’appartamento abbia un valore di 99, ossia una quota pari a circa il 32% dell’asse ereditario) ovvero prevedere nei suoi confronti, il diritto di usufrutto dell’intero appartamento. Il diritto di usufrutto ha un valore inferiore alla proprietà dell’immobile ma ha pur sempre un valore superiore al 32% del bene immobile. Non è stata violata alcuna norma successoria, la seconda moglie ha avuto la sua quota di legittima, il testamento è valido e non può essere impugnato. L’avvocato della seconda moglie di tuo padre è completamente folle perché chiede il diritto di abitazione dell’appartamento, senza rendersi conto che la seconda moglie ha già il diritto di usufrutto (l’usufrutto dà molte più facoltà al titolare del diritto di abitazione). Ai sensi dell’articolo 143, III comma del codice civile, inoltre, la seconda moglie di tuo padre avrebbe dovuto contribuire ai bisogni della famiglia, in relazione alle sue sostanze e ai redditi che percepiva, accreditando la sua pensione sul conto corrente intestato ai coniugi. Un coniuge non può utilizzare tutti i suoi redditi per soddisfare esclusivamente i propri bisogni personali, pertanto puoi agire in giudizio per richiedere tutte le somme che la signora, nel corso degli anni avrebbe dovuto utilizzare per i bisogni della famiglia (la somma precisa sarà stabilita dal giudice con sentenza). La seconda moglie deve dimostrare il titolo giuridico per cui ha prelevato una somma molto alta dal conto corrente di tuo padre, altrimenti dovrà restituire tale somma agli altri eredi (se non riesce a dimostrare il motivo per cui ha prelevato i soldi, può essere perseguita per il reato di appropriazione indebita). Infine volevo precisare che l’avvocato della “signora” può scrivere quello che vuole in merito al valore dell’immobile ed alle frazioni che spettano agli eredi perché la sua valutazione è assolutamente irrilevante; il valore dell’immobile sarà determinato, nel corso del processo da un consulente nominato dal giudice che stabilirà la quote che spettano agli eredi, applicando le norme che ti ho indicato nella mia e-mail. Non riesco a comprende come l’avvocato possa, in maniera assolutamente irragionevole, stabilire il valore dell’appartamento (è forse anche un ingegnere o un geometra, come fa ad avere queste competenze) e parlare di frazioni che non stanno né in cielo né in terra (22/36, 14/36). Gli do un consiglio: provi a giocare questi numeri che ha dato nell’atto di citazione al super-enalotto così finalmente la smette di fare l’avvocato!!! Resto a tua disposizione per ulteriori chiaramenti.
Cordiali saluti