Eredità di un nullatenente debitore esecutato





Il quesito è il seguente: "Tizio, nullatenente, debitore esecutato, ha subito un pignoramento che è risultato negativo”.
E' erede con più fratelli ed è debitore verso il "de cuius" di una somma maggiore di quella dovuta al creditore, ma non può, come è noto, rinunciare all'eredità.
I coeredi hanno qualche sorta di prelazione rispetto al creditore, oppure hanno gli stessi suoi diritti verso il comune debitore Tizio?"

RISPOSTA



Se Tizio dovesse rinunciare alla sua quota ereditaria, il suo creditore potrebbe farsi autorizzare ad accettare la eredità, in nome e luogo del rinunziante, entro 5 anni dalla rinunzia stessa, ai sensi dell'articolo 524 del codice civile.

Art. 524 del codice civile. Impugnazione della rinunzia da parte dei creditori.

Se taluno rinunzia, benché senza frode, a un'eredità con danno dei suoi creditori, questi possono farsi autorizzare ad accettare la eredità in nome e luogo del rinunziante, al solo scopo di soddisfarsi sui beni ereditari fino alla concorrenza dei loro crediti. Il diritto dei creditori si prescrive in cinque anni dalla rinunzia.

Confermo pertanto, quanto hai scritto nella tua mail.
I creditori dei chiamati all’eredità che abbiano rinunciato, possono farsi autorizzare entro 5 anni dalla rinuncia, ad accettare l’eredità in nome e luogo del rinunciante creditore, al solo scopo di soddisfarsi sui beni del debitore e fino a concorrenza dei crediti vantati. Il chiamato debitore non acquisisce la qualità di erede perché questa non può essere attribuita contro la volontà di costui, ma cionondimeno, i creditori potranno soddisfarsi sui beni del debitore visto che saranno costoro ad accettare l’eredità in sostituzione del debitore chiamato.
Tanto premesso, facciamo un esempio: Tizio doveva restituire a Caio 50 euro. Caio muore senza che Tizio gli abbia restituito la somma di 50 euro.
Tizio è debitore, nei confronti di Sempronio, di una somma pari a 30 euro.
Caio muore lasciando un asse ereditario di 600 euro e tre eredi in quote uguali: Tizio, Mevio, Mevilio. Ciascun erede è chiamato all'accettazione della quota ereditaria di 200 euro.

Tizio accettando la sua quota ereditaria di 200 euro, confonderà il suo patrimonio con quello del “de cuius” Caio; il debito di 50 euro che Tizio aveva nei confronti di Caio, si compenserà di diritto, quindi automaticamente, al momento dell'accettazione della sua quota ereditaria, a beneficio di Mevio e Mevilio. La quota di Tizio quindi, per confusione, ai sensi dell'articolo 1253 del codice civile, sarà pari a 150 e non a 200 euro. Il creditore di Tizio, Sempronio, potrà soddisfare il suo credito, soltanto sulla quota di 150, poiché prima che Sempronio possa agire esecutivamente sulla quota ereditaria di Tizio, il debito che Tizio ha nei confronti dell'eredità, sarà stato già compensato automaticamente, al momento dell'accettazione dell'eredità, a tutto vantaggio degli altri eredi Mevio e Mevilio.

Per il particolare meccanismo di confusione dei patrimoni dell'erede Tizio e del “de cuius” Caio, conseguenza giuridica dell'accettazione dell'eredità, in ragione del meccanismo della confusione tra la figura del debitore verso l'eredità e la figura dell'erede avente diritto alla sua quota (sono la stessa persona, ossia Tizio), prima che Sempronio possa pignorare la quota ereditaria di Tizio, la suddetta quota sarà già stata automaticamente, defalcata del debito che Tizio ha nei confronti dell'eredità. La confusione dei patrimoni avverrà di diritto al momento dell'accettazione.
Per questo particolare meccanismo, saranno soddisfatti, in via prioritaria, gli erede Mevio e Mevilio, rispetto ai creditori particolari di Tizio.

Art. 1253 del codice civile. Effetti della confusione.

Quando le qualità di creditore e di debitore si riuniscono nella stessa persona, l'obbligazione si estingue, e i terzi che hanno prestato garanzia per il debitore sono liberati.


Siamo a disposizione per ulteriori chiarimenti.
Cordiali saluti.

Fonti:

 

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