Rinuncia all'eredità impugnata dai creditori





Da 3 mesi e deceduto mio papà .siamo in 4 fratelli eredi mia mamma e deceduta 13 anni fa. So per certo che uno dei miei fratelli a problemi Con l'agenzia Dell entrate e un artigiano e da circa 6-7 anni non denuncia Nessun entrata e lavora un po' qua e un po' la senza fatturare niente e nessun Commercialista lo segue . So per certo che deve diversi soldi in giro A diversi fornitori e inguaiato! In più nell parte superiore della casa di mio papà si è messo a mia insaputa a costruire il suo futuro appartamento,senza un progetto,e senza nessuna domanda in comune.
La mia paura e che avendo tutti quei problemi ,una volta che facciamo la successione e che anche lui verrà Intestatario Dell immobile cosa succederà?
Non vorrei che anche noi fratelli Veniamo involontariamente tirati in mezzo a casini finanziari! Come possiamo Tutelarci da questa persona senza testa!
In più questo fratello a spesso e volentieri non lavora egli piace con quei soldi che ha bere nei bar senza pensare che ci deve 1200 euro che abbiamo dovuto anticipare la sua quota Per potere seppellire mio padre.non so cosa pensare e cosa fare vi chiedo gentilmente un aiuto grazie!

 

RISPOSTA



Ai sensi dell'articolo 524 del codice civile, tuo fratello artigiano non potrebbe rinunziare alla sua quota di eredità per favorire i suoi fratelli – coeredi (sempre che lui abbia intenzione di fare un simile gesto di generosità). L'eventuale rinunzia da parte di tuo fratello, sarebbe impugnata dai suoi creditori, al solo fine di soddisfare il loro credito con la quota di eredità.

Art. 524 del codice civile. Impugnazione della rinunzia da parte dei creditori. Se taluno rinunzia, benché senza frode, a un'eredità con danno dei suoi creditori, questi possono farsi autorizzare ad accettare la eredità in nome e luogo del rinunziante, al solo scopo di soddisfarsi sui beni ereditari fino alla concorrenza dei loro crediti. Il diritto dei creditori si prescrive in cinque anni dalla rinunzia.

Tuo fratello, dopo avere accettato l'eredità, potrebbe in sede di divisione ereditaria, con atto pubblico notarile, cedere la sua quota ai suoi fratelli, a fronte di un corrispettivo in denaro proporzionato al valore di mercato dell'immobile (pro quota ovviamente).

Ma tale atto di cessione, nel termine prescrizionale di 5 anni, potrebbe essere impugnato con azione revocatoria, dai suoi creditori. A seguito dell'esercizio dell'azione revocatoria, ai sensi degli articoli 2901 e seguenti del codice civile, i creditori renderebbero inefficace la cessione della quota, al fine di soddisfare il loro credito sulla stessa.

Il codice civile ha predisposto l’azione revocatoria ordinaria, ossia uno specifico mezzo di tutela giurisdizionale con il quale il creditore può reagire alla lesione specifica della garanzia patrimoniale operata dal debitore, attraverso atti di disposizione - cessione dei propri beni. La pronuncia che revoca l’acquisto del bene da parte del terzo non determina retrocessione del bene nel patrimonio del debitore, ma solo l’inefficacia dell’atto nei confronti del creditore revocante. L’articolo 2902 del codice civile dispone che “il creditore, ottenuta la dichiarazione di inefficacia, può promuovere nei confronti dei terzi acquirenti le azioni esecutive o conservative sui beni che formano oggetto dell’atto impugnato”. Così se Tizio, creditore, promuove azione revocatoria contro Caio, debitore e Sempronio, terzo acquirente del bene, una volta conseguita la dichiarazione giudiziale di revoca dell’acquisto, potrà promuovere processo di esecuzione - pignoramento per la soddisfazione del credito vantato nei confronti di Caio direttamente verso Sempronio. In via eccezionale, quindi, l’esecuzione opera nei confronti del terzo e non del debitore.

Art. 2901 del codice civile. Condizioni.
Il creditore, anche se il credito è soggetto a condizione o a termine, può domandare che siano dichiarati inefficaci nei suoi confronti gli atti di disposizione del patrimonio con i quali il debitore rechi pregiudizio alle sue ragioni, quando concorrono le seguenti condizioni:
1) che il debitore conoscesse il pregiudizio che l'atto arrecava alle ragioni del creditore o, trattandosi di atto anteriore al sorgere del credito, l'atto fosse dolosamente preordinato al fine di pregiudicarne il soddisfacimento;
2) che, inoltre, trattandosi di atto a titolo oneroso, il terzo fosse consapevole del pregiudizio e, nel caso di atto anteriore al sorgere del credito, fosse partecipe della dolosa preordinazione.
Agli effetti della presente norma, le prestazioni di garanzia, anche per debiti altrui, sono considerate atti a titolo oneroso, quando sono contestuali al credito garantito.
Non è soggetto a revoca l'adempimento di un debito scaduto.
L'inefficacia dell'atto non pregiudica i diritti acquistati a titolo oneroso dai terzi di buona fede, salvi gli effetti della trascrizione della domanda di revocazione.

Tanto premesso, se l'immobile non è divisibile in quattro porzioni catastalmente e giuridicamente autonome, esso sarà sottoposto dai creditori di tuo fratello, al pignoramento dei beni indivisi.
L'immobile sarà pignorato, venduto all'asta giudiziaria e un quarto del ricavato sarà incamerato dai creditori di tuo fratello per soddisfare il loro credito. Gli altri fratelli riceveranno ciascuno, la quota di denaro di un quarto del corrispettivo della vendita al pubblico incanto dell'immobile.
Se l'immobile non è divisibile, in autonome porzioni (quindi i creditori pignorerebbero la porzione autonoma del fratello artigiano), non ci sarà rimedio al fine di evitare il pignoramento del bene indiviso, con la procedura sopra indicata.

Siamo a disposizione per ulteriori chiarimenti.

Cordiali saluti.

Fonti:

 

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