Eredità e testamento - Collazione d'immobile, donazione, compravendita



 

Buongiorno,
i miei genitori abitano in una villetta a schiera con la possibilità di alzare sottotetto e dividerla in 2 appartamenti con 2 ingressi indipendenti.Per le modifiche mi accollerei le spese vendendo l'appartamento di proprietà in comunione con mia moglie.Ho 1 fratello e 2 sorelle che sono d'accordo alla donazione del piano 1 + innalzamento e sistemazione appartamento dei miei,piano terra e taverna,a mie spese. La domanda è:
intestando la casa a me e mia moglie,in percentuale,rimarrà di nostra proprietà e basta o c'è la possibilità che un domani qualcuno,fratello,sorelle o nipoti,possano pretendere una loro parte e se gli spetterebbe?
Vi porgo la domanda in quanto ho sentito che può succedere x i primi 20 anni.

 

RISPOSTA



Attenzione: con quale negozio giuridico, i tuoi genitori intendono intestare la casa ristrutturata a te ed a tua moglie? Con una donazione o con una compravendita?
Perchè in caso di donazione, al momento della morte dei tuoi genitori, gli altri fratelli, in quanto aventi diritto alla quota di legittima, potrebbero impugnare la donazione, al fine di soddisfare i loro diritti ereditari (il termine non è ventennale, ma è di dieci anni dall'apertura della successione, ossia la morte del de cuius).
La donazione potrebbe essere annullata dal Tribunale, su richiesta dei tuoi fratelli, a prescindere dalla spese da te sostenute, per la ristrutturazione dell'immobile. I costi da te sopportati sarebbero giuridicamente irrilevanti. I tuoi fratelli acconsentono, in questo momento, alla donazione; avrai il loro consenso, dopo la morte dei tuoi genitori !!??

In caso di donazione dell'immobile, al momento della morte dei tuoi genitori infatti, sarà necessario procedere ad una particolare operazione algebrica, denominata dal codice civile, COLLAZIONE.

Si tratta di un istituto peculiare alla divisione ereditaria. Essa, come indica la parola stessa dal latino "cum fero", è l’atto con il quale i discendenti e il coniuge del "de cuius" che accettano l’eredità, conferiscono nell’asse ereditario (in natura o per imputazione in denaro) quanto ricevuto dal defunto in donazione.
Secondo l’opinione espressa dalla Suprema Corte di Cassazione, l’istituto della collazione trova il suo fondamento nella presunzione che il "de cuius", facendo in vita donazioni ai figli ed al coniuge, abbia semplicemente voluto compiere delle attribuzioni patrimoniali gratuite in anticipo sulla futura successione. Pertanto, la collazione serve a rimuovere la disparità di trattamento che le donazioni creerebbero ed a ristabilire la situazione di eguaglianza tra coeredi. In tal modo la Corte ha fatto proprio il convincimento che ravvisa il fondamento della collazione nella corrente valutazione sociale della donazione fatta agli eredi necessari (figli e coniuge), come anticipazione di eredità, cioè come anticipazione di quanto loro spettante sulla successione. Al momento della morte del disponente, quindi, il bene donato dovrà essere considerato quale acconto, se non addirittura come saldo, della quota ereditaria.
La collazione comporta, all’apertura della successione, una risoluzione o revocazione legale della donazione effettuata e, conseguentemente, il bene donato (denaro) rientra immediatamente (ossia senza atto di trasferimento) nella comunione dei coeredi; nel caso in cui la collazione avviene per imputazione, rientra in comunione non il bene donato, ma il suo valore (nel caso di donazione di immobili, ad esempio).
La giurisprudenza prevalente ritiene che l’obbligo della collazione sorge automaticamente a seguito dell’apertura della successione e che i beni donati devono essere conferiti indipendentemente da una espressa domanda degli eredi condividenti.
La collazione produce l’effetto pratico di aumentare realmente l’asse ereditario da dividere. Per regola generale sono oggetto di collazione, e quindi di conferimento, tutti i beni donati in vita dal "de cuius" al proprio discendente o al coniuge. Infatti l’art. 737 cod. civ. sancisce che il discendente o il coniuge deve conferire “ tutto ciò che ha ricevuto dal defunto in donazione, direttamente o indirettamente”.

Tanto premesso, la legge prevede un'unica modalità per intestare un immobile ad un figlio, senza incorrere negli inconvenienti dell'istituto della collazione: vendere l'immobile al figlio ed a sua moglie, con un normale atto di vendita, a rogito di un notaio.
Il bene venduto dal genitore al figlio, non è soggetto a collazione e non può essere impugnato dagli altri eredi, aventi diritto alla quota di legittima, successivamente all'apertura della successione.
Sono a disposizione per ulteriori chiarimenti.
Cordiali saluti.