Pubblica amministrazione - Costruzione, distanze, altezze e muro di contenimento dei terrapieni



 

Il Comune ha espresso parere negativo al recupero del sottotetto nel fabbricato di mia proprietà in quanto occorrerebbe alzare l'edificio alla gronda di mt. 1,50 (nel centro non necessita poiché l'altezza è oltre 3,00 mt.) e questo fatto eleverebbe, solo su un lato, l'altezza totale della costruzione a mt. 10,50 mentre il limite max ammesso dal PUC è di mt. 9.00. La Legge Regionale 24/2001 promuove il recupero dei sottotetti con l'obiettivo di contenere il consumo di nuovo territorio ........ purché le altezze siano nei limiti imposti dallo strumento urbanistico. Da notare che prima della presentazione del progetto avevo rilevato questa discrepanza ma i tecnici comunali, a conoscenza della costruzione che nel lato interessato presenta un muro (h. mt. 3,00) di contenimento del terrapieno naturale inutilizzabile quale locale perché totalmente ingombro di materiale roccioso e terra dell'originario terreno di pendio, avevano detto che era ininfluente ai fini delle altezze essendo palese che doveva equipararsi a volume tecnico. Era ed è, infatti, evidente, che il muro di contenimento era stato costruito per problemi coibentativi ma soprattutto per prevenire infiltrazioni di acqua piovana ai lati che potevano creare problemi di stabilità all'edificio. Faccio rilevare che il mio tecnico ha documentato con disegni, relazione e fotografie la situazione che ho rappresentato, ma invano. A mio parere, non si può attribuire al muro di contenimento gli stessi parametri di un muro con analoga altezza contenente un locale utilizzabile ad uso abitativo oppure di servizio (box, magazzino o altro). Non sono riuscito a reperire documentazione giuridica per fatti analoghi, ne ho trovato alcune in materia di distanze laddove viene sentenziato: "che i muri di contenimento dei terrapieni non sono da considerare costruzione quando servono al mantenimento del dislivello naturale del terreno; sono da considerare costruzione quando, invece, servono a contenere un terrapieno artificialmente realizzato". Se venisse acclarato che non è costruzione ovviamente saltano i limiti dell'altezza. Sussistono motivi sufficienti per un eventuale ricorso al TAR?

 

RISPOSTA



Il nodo centrale della tua fattispecie giuridica è il seguente: il “muro di contenimento dei terrapieni” è costruzione ai sensi dell’ articolo 873 del codice civile e delle norme in materia di distanze ed altezze contenute nelle leggi speciali?
Dalla risposta alla suddetta domanda, dipende l’applicabilità, nel tuo caso, dei limiti di altezza, previsti dalla legge.
Il “muro di contenimento” è una costruzione, posta in essere allo scopo di impedire lo smottamento di un terrapieno.
Nel caso in cui il terrapieno siano di origine naturale (non trova la sua genesi nell’opera dell’uomo), il manufatto non deve essere classificato come “costruzione” ai fini delle norme sulle distanze e sulle altezze.

Riporto una fondamentale massima, enucleata dalla giurisprudenza della Corte di Cassazione, a sostegno della tesi suesposta:

“In caso di fondi a dislivello, non può considerarsi "costruzione", ai fini e per gli effetti dell'art. 873 c.c., il muro di contenimento realizzato per evitare smottamenti o frane”.
Cassazione civile , sez. II, 19 agosto 2002, n. 12239

E’ necessario tuttavia, verificare caso per caso, se il muro risulta comunque idoneo a creare intercapedini nocive con l'altrui costruzione; alla luce delle particolari caratteristiche strutturali e dimensioni del muro, dobbiamo esprimere una valutazione in merito alla possibilità di considerare il muro, un muro di fabbrica, agli effetti delle norme in materia di distanze e altezze legali.

Riporto un altro principio della giurisprudenza della Corte di Cassazione:

“Il principio secondo cui il normale muro di cinta che abbia le caratteristiche previste dall'art. 878 del codice civile, pur essendo una costruzione in senso materiale, non è considerato tale ai fini delle distanze legali sia per le sue caratteristiche limitate, sia per la mancanza di autonomia strutturale, risolvendosi esso in una semplice tutela del fondo al quale serve, non ha portata assoluta per i muri di cinta tra fondi a dislivello che, oltre ad essere destinati alla delimitazione e alla difesa del fondo superiore assolvono anche alla ulteriore funzione di contenere e sostenere un terrapieno con cui viene ovviato al dislivello. Essi, infatti, non solo non rientrano nella categoria dei muri isolati da entrambe le facce, non facendo corpo con il terreno che sostengono, ma modificano in modo radicale attraverso l'opera dell'uomo, lo stato naturale dei luoghi. Pertanto, tali muri sono idonei a creare intercapedini nocive con l'altrui costruzione, con conseguente necessità di verificare in ciascuna fattispecie se, avuto riguardo alle loro particolari caratteristiche strutturali e dimensioni siano da considerare o meno alla stregua di un muro di fabbrica, agli effetti delle distanze legali”.
Cassazione civile , sez. II, 02 agosto 1984, n. 4593

La giurisprudenza inoltre ci invita a distinguere la parte di muro che effettivamente “contiene” il terrapieno (con specifica funzione di contenimento), dalla parte di muro che s’innalza dal fondo sovrastante (con funzione differente da quella di contenimento):

“In tema di distanze legali, il muro di contenimento di una scarpata o di un terrapieno naturale non può considerarsi "costruzione" agli effetti della disciplina di cui all'art. 873 c.c. per la parte che adempie alla sua specifica funzione, e, quindi, dalle fondamenta al livello del fondo superiore, qualunque sia l'altezza della parete naturale o della scarpata o del terrapieno cui aderisce, impedendone lo smottamento; la parte del muro che si innalza oltre il piano del fondo sovrastante, invece, in quanto priva della funzione di conservazione dello stato dei luoghi, è soggetta alla disciplina giuridica propria delle sue oggettive caratteristiche di costruzione in senso tecnico giuridico, ed alla medesima disciplina devono ritenersi soggetti, perché costruzioni nel senso sopra specificato, il terrapieno ed il relativo muro di contenimento elevati ad opera dell'uomo per creare un dislivello artificiale o per accentuare il naturale dislivello esistente”.
Cassazione civile , sez. II, 10 gennaio 2006, n. 145

La giurisprudenza indica una chiave di letture per operare una distinzione tra “muri di contenimento” non configuranti costruzione ai sensi dell’ articolo 873 del codice civile e manufatti che debbono, al contrario rispettare le normative sulle distanze (…oltre che sulle altezze):

“…….nel caso, peraltro, di fondi a dislivello, nei quali adempiendo il muro anche ad una funzione di sostegno e contenimento del terrapieno o della scarpata, una faccia non si presenta di norma come isolata e l'altezza può anche superare i tre metri, se tale è l'altezza del terrapieno o della scarpata; pertanto, non può essere considerato come costruzione, ai fini dell'osservanza delle distanze legali il muro che, nel caso di dislivello naturale, oltre a delimitare il fondo, assolve anche alla funzione di sostegno e contenimento del declivio naturale, mentre nel caso di dislivello di origine artificiale deve essere considerato costruzione in senso tecnico - giuridico il muro che assolve in modo permanente e definitivo anche alla funzione di contenimento di un terrapieno creato dall'opera dell'uomo..”.
Cassazione civile , sez. II, 15 giugno 2001, n. 8144
L’elemento determinante è quindi, l’origine, artificiale o meno, del dislivello costituente terrapieno: quando trattasi di dislivello naturale, adempiendo il muro anche ad una funzione di sostegno e di contenimento del terrapieno, esso non sarà considerato costruzione ai fini dell’osservanza delle distanze legali.

“Il muro di contenimento di una scarpata o di un terrapieno naturale non può considerarsi costruzione, agli effetti delle norme sulle distanze, per la parte che adempie alla sua specifica funzione, e, quindi, dalle fondamenta al livello del fondo superiore, qualunque sia l'altezza della parete naturale o della scarpata o del terrapieno cui aderisce, impedendone lo smottamento; la parte del muro che si innalza oltre il piano del fondo sovrastante, invece, in quanto priva della funzione di conservazione dello stato dei luoghi, è soggetta alla disciplina giuridica propria delle sue oggettive caratteristiche di costruzione in senso tecnico giuridico, ed alla medesima disciplina devono ritenersi soggetti, perché costruzioni nel senso sopra specificato, il terrapieno ed il relativo muro di contenimento dovuti all'opera dell'uomo per creare un dislivello artificiale o per accentuare il naturale dislivello esistente”,
Cassazione civile , sez. II, 11 gennaio 1992, n. 243

Se al contrario, il dislivello derivasse dall’opera dell’uomo, allora il terrapieno ed il relativo muro sarebbero da considerarsi vere e proprie costruzioni in senso tecnico giuridico:

“…in caso di fondi a dislivello non può considerarsi "costruzione" ai fini e per gli effetti dell'art. 873 c.c. il muro di contenimento realizzato per evitare smottamento o frane. Nel caso invece di dislivello derivante dall'opera dell'uomo devono, invece, considerarsi costruzioni in senso tecnico - giuridico il terrapieno ed il relativo muro di contenimento che lo abbiano prodotto o che abbiano accentuato quello già esistente per la natura dei luoghi…”.
Cassazione civile , sez. II, 21 maggio 1997, n. 4541

“Ai fini e per gli effetti dell'art. 873 c.c., deve intendersi per costruzione ogni opera edilizia di notevole consistenza e solidità che, con o senza l'impiego di malta cementizia, risulti, non solo stabilmente infissa al suolo, ma da questo si distingua, elevandosi apprezzabilmente dalla sua superficie. In particolare, per quanto riguarda i fondi a dislivello, mentre non può considerarsi costruzione, a detti fini, il muro di contenimento realizzato per evitare smottamenti o frane nel caso di dislivello naturale, devono, invece considerarsi costruzione in senso tecnico giuridico, in caso di dislivello derivante dall'opera dell'uomo, il terrapieno e il relativo muro di contenimento che lo abbiano prodotto oppure abbiano accentuato quello già esistente per la natura dei luoghi”,
Cassazione civile , sez. II, 06 maggio 1987, n. 4196

“Il muro di contenimento di un terrapieno può essere considerato come "costruzione" agli effetti della disciplina delle distanze di cui all'art. 873 c.c. quando consista in un manufatto, ossia in un'opera edilizia programmata, giacché soltanto rispetto a questo si pone l'esigenza della verifica della loro attitudine a creare intercapedini nocive (nella specie, i giudici del merito con sentenza confermata dalla S.C. avevano negato le caratteristiche di una costruzione ai sensi dell'art. 873 c.c. ad un muro formato da pietre poste le une sulle altre senza alcun legamento, sì da non potersi ravvisare l'intervento della mano dell'uomo)”.
Cassazione civile , sez. II, 28 novembre 1991, n. 12763

Naturalmente, i principi espressi nelle massime riportate, sono da applicare non solo per quanto concerne la disciplina direttamente disposta dell’articolo 873 del codice civile, ma anche da quella prevista in ogni caso di normativa in materia di distanze e altezze (i principi sono applicabili a tutti i casi simili alla fattispecie codicistica, con un’analogia), ai sensi della massima contenuta nella sentenza della Cassazione civile , sez. II, 01 marzo 1995, n. 2342. Probabilmente la giurisprudenza che ho elencato nella mia risposta è identica a quella che in parte già conosci.
Tali principi, alla luce dell’ultima sentenza citata della Corte di Cassazione, possono essere sicuramente estesi al tuo caso.
In considerazione della possibilità di interpretazione analogica dei principi contenuti nelle sentenze, ritengo che possano sussistere tutti i presupposti per presentare un ricorso al Tar e per vincere la vertenza giudiziale con gli organi comunali.
Cordiali saluti