Separazione e divorzio - Riduzione dell'assegno di mantenimento e pensione di reversibilità



 

Buona sera, avrei bisogno di sciogliere dei dubbi sulla situazione personale che mi riguarda. Il sottoscritto è divorziato e per disposizione del Giudice, pur essendo entrambe lavoratori dipendenti (io con 2.000 euro e lei con 1.100 euro), corrisponde un'assegno divorzile mensile di euro 400 alla ex coniuge. All'epoca del divorzio si trovava solo, mentre ora ha una compagna che non lavora e che deve mantenere. Premesso ciò, alla luce della vostra esperienza in campo giudiziario e legale, Vi chiedo:
- se dovessi chiedere la revisione del divorzio avrei buone possibilità di togliere l'assegno alla ex coniuge visto che ora convivo con la mia compagna?
- se dovessi risposarmi e malauguratamente venire a mancare, la mia consorte beneficerebbe per intero della mia pensione? oppure ne farebbe parte anche la ex coniuge anche se lavora regolarmente? e se SI in che percentuale?

Resto in attesa di un Vs cortese riscontro per effettuare il bonifico e ricevere le risposte chieste.
Cordialmente

 

RISPOSTA



Rispondo alle tue domande.

1) Accade spesso che il coniuge separato/divorziato, tenuto alla corresponsione dell’assegno di mantenimento, costituisca un nuovo nucleo familiare: la Cassazione (sentenza del 24 aprile 2001, n. 12212) ha precisato che si deve considerare l’onere economico, gravante sul coniuge obbligato, derivante dal mantenimento di figli nati da una relazione extraconiugale, ma non il preteso onere di mantenimento della convivente more uxorio (Cass. 24 aprile 2001, n. 6017).

Secondo la giurisprudenza consolidata della Corte di Cassazione quindi, avrai diritto di chiedere una riduzione dell'assegno di mantenimento, laddove dovessi avere dei figli, dalla tua attuale partner ovvero nel caso in cui dovessi sposarla, secondo il rito civile. “La convivenza “more uxorio” ha caratteristiche di precarietà e quindi è giuridicamente irrilevante” (sentenza n. 1096/2010 della Corte di Cassazione).

2) La pensione di reversibilità spetterà ad entrambi i coniugi, in proporzione alla durata dei due matrimoni.

Secondo il recente orientamento della Corte di Cassazione tuttavia, (indico le sentenze: Cass. 27/06/95 n. 7243; Cass. 27/05/95 n. 5910; Cass. 09/12/92 n. 13041; Cass. 23/04/92 n. 4897; Cass. 14/03/00 n. 2920; Cass. 19/02/03 n.2471), la durata del matrimonio non è l'unico parametro idoneo a suddividere la pensione di reversibilità tra i due coniugi.

La Suprema Corte osserva, infatti, che

“il parametro della durata legale del matrimonio non costituisce l’esclusivo criterio di valutazione ai fini del trattamento di reversibilità ma occorre prendere in considerazione anche altri dati di riferimento che attengano alle condizioni economiche delle parti ”.

In sintesi, la pensione di reversibilità sarà suddivisa dal Tribunale, con una decisione di natura discrezionale, in ragione della durata dei due matrimoni, e delle condizioni economiche delle due signore, al momento della tua morte.

Siamo a disposizione per ulteriori chiarimenti.
Cordiali saluti.