Ottenere l’abitazione famigliare dopo la nascita di figli con nuova compagna





Buonasera.

il mio compagno è separato da quasi 4 anni, è proprietario esclusivo di un appartamento dove attualmente vivono i figli di 22 e 29 anni insieme alla ex moglie economicamente indipendente.

Al momento della separazione uno dei figli aveva 15 anni. Inoltre lui corrisponde alla ex euro 600 mensili quale mantenimento dei figli. Nel mese di febbraio siamo diventati genitori di due gemellini nati prematuri, che ora stanno bene ma hanno bisogno di molti controlli.

Viviamo in affitto, euro 1300 al mese. Lui guadagna circa 2300 al mese, io 1500, la ex moglie 1800 circa. Il figlio è laureato e lavora in nero, la figlia studia all’università.

Abbiamo possibilità di riprendere la casa cui hanno diritto anche i nuovi nati?

Quanto meno possiamo in fase di divorzio ottenere che la ex che non vanta nessun diritto sull'immobile, possa essere mandata via?

Potremmo trasferirci a casa del mio compagno ottenendo che i suoi figli grandi in extremis restino a vivere con noi? grazie mille.



RISPOSTA



La recente evoluzione giurisprudenziale vi consente di ricorrere al tribunale civile, ai sensi dell’articolo 710 del codice di procedura civile, per chiedere alla luce degli eventi sopravvenuti indicati nella tua mail, una modifica delle condizioni della separazione dei coniugi, in particolare dell’attribuzione dell’abitazione familiare.

Negli anni ’90, secondo la corte di cassazione, l’abitazione familiare era semplicemente attribuita al coniuge affidatario dei figli minori ovvero convivente con i figli maggiorenni non autosufficienti.

Cass. civ. sez. I, 11 maggio 1998, n. 4727

In tema di separazione personale tra coniugi, l'art. 155, comma 4, del codice civile consente al giudice di assegnare l'abitazione al coniuge non titolare di un diritto di godimento reale o personale sull'immobile solo se a lui risultino affidati i figli minori, ovvero con lui risultino conviventi figli maggiorenni non autosufficienti, ma non anche quando, dal matrimonio, non sia stata generata prole.

In seguito, l’automatismo nell’attribuzione dell’abitazione familiare, è stato sostituito da una valutazione complessa e discrezionale da parte del giudice, relativa alle condizioni economiche dei coniugi separati.

Cass. Civ. sez. I, 21.06.2002 n. 9071

L’assegnazione della casa familiare spetta di preferenza al coniuge affidatario dei figli, o con il quale convivono quelli maggiorenni. Requisito indefettibile resta comunque, la valutazione da parte del Giudice delle condizioni economiche in cui versano i coniugi.

Nel 2000, la corte di cassazione afferma chiaramente che l’assegnazione dell’abitazione familiare non necessariamente deve essere attribuita al coniuge affidatario dei figli … si tratta esclusivamente di una mera preferenza.
L’inciso utilizzato dai supremi giudici “OVE POSSIBILE”, rappresenta il definitivo superamento della precedente scuola di pensiero giurisprudenziale.

Cass. civ. sez. I, 11 aprile 2000, n. 4558

In ipotesi di separazione personale dei coniugi, l'assegnazione della casa familiare, in presenza di figli minori o maggiorenni non autosufficienti, spetta di preferenza e ove possibile (quindi non necessariamente) al coniuge cui vengano affidati i figli medesimi, mentre, in assenza di figli, può essere utilizzata come strumento per realizzare in tutto o in parte il diritto al mantenimento del coniuge privo di adeguati redditi propri; nel primo caso, trattandosi di provvedimento da adottare nel preminente interesse della prole, il giudice può provvedere alla suddetta assegnazione anche in mancanza di una specifica domanda di parte, mentre, nel secondo caso, trattandosi di questione concernente il regolamento dei rapporti patrimoniali tra coniugi, la suddetta assegnazione presuppone un'apposita domanda del coniuge richiedente il mantenimento, onde non è configurabile in ogni caso un dovere (e un potere) del giudice di identificare ed assegnare comunque la casa familiare anche in assenza di qualsivoglia istanza in tal senso.

Anche il legislatore con l’articolo 155 quater del codice civile, novellato nel 2006 con la legge n.54, condivide l’orientamento per cui la valutazione relativa all’attribuzione dell’abitazione familiare deve essere effettuata in considerazione anche dei rapporti economici tra i genitori-coniugi.

Art. 155-quater del codice civile. Assegnazione della casa familiare e prescrizioni in tema di residenza.

Il godimento della casa familiare è attribuito tenendo prioritariamente conto dell'interesse dei figli. Dell'assegnazione il giudice tiene conto nella regolazione dei rapporti economici tra i genitori, considerato l'eventuale titolo di proprietà. Il diritto al godimento della casa familiare viene meno nel caso che l'assegnatario non abiti o cessi di abitare stabilmente nella casa familiare o conviva more uxorio o contragga nuovo matrimonio. Il provvedimento di assegnazione e quello di revoca sono trascrivibili e opponibili a terzi ai sensi dell'articolo 2643.
Nel caso in cui uno dei coniugi cambi la residenza o il domicilio, l'altro coniuge può chiedere, se il mutamento interferisce con le modalità dell'affidamento, la ridefinizione degli accordi o dei provvedimenti adottati, ivi compresi quelli economici.


Tanto premesso e considerato, vi invito a presentare ricorso al tribunale in camera di consiglio, affinché il giudice, in considerazione di fatti sopravvenuti (nascita di due figli), possa modificare le condizioni della separazione dei coniugi, relativamente all’attribuzione dell’abitazione familiare. Con il medesimo ricorso, chiederete anche di modificare congruamente l’importo del mantenimento dei figli legittimi di 600 euro mensili, abbassandolo sensibilmente.

Art. 710 del codice di procedura civile. Modificabilità dei provvedimenti relativi alla separazione dei coniugi.

Le parti possono sempre chiedere, con le forme del procedimento in camera di consiglio, la modificazione dei provvedimenti riguardanti i coniugi e la prole conseguenti la separazione.
Il tribunale, sentite le parti, provvede alla eventuale ammissione di mezzi istruttori e può delegare per l'assunzione uno dei suoi componenti.
Ove il procedimento non possa essere immediatamente definito, il tribunale può adottare provvedimenti provvisori e puo' ulteriormente modificarne il contenuto nel corso del procedimento.

La giurisprudenza di merito tuttavia, ha affermato che la nascita di un ulteriore figlio del coniuge obbligato al mantenimento dei figli legittimi, non esplica efficacia automatica. ma deve essere accompagnato dalla prova concreta che i maggiori carichi di spesa gravanti sull’obbligato rendano in concreto al medesimo impossibile continuare a far fronte, nella loro interezza, a quelli precedentemente assunti nell’interesse della prole legittima. (Trib. Milano 2 marzo 2009)

Secondo la corte di Appello di Bologna sentenza del 8 aprile 2009, n. 481, “anche volendo ritenere che il suindicato principio operi come criterio di attribuzione, e non già di quantificazione, nel senso che la formazione di una nuova famiglia e, in particolare, la nascita di ulteriori figli, incidono sugli ineludibili obblighi dell’onerato, limitando eventualmente – come nel caso di specie – la sua capacità economica complessiva e determinando, quindi, una situazione di cui non si può non tener conto ai fini della determinazione del contributo per il mantenimento dell’originaria prole”
(vedi anche Tribunale Messina 10 dicembre 2003).

La giurisprudenza ha rilevato come non sia il semplice fatto della nascita di un ulteriore figlio a giustificare la riduzione dell’assegno di mantenimento già disposto a carico dell’obbligato, bensì la situazione economica complessiva nel cui contesto tale nuovo fatto si viene a collocare.

Del resto, secondo la corte di appello di Firenze del 22 aprile 2009, è di comune esperienza che, quando in una famiglia, ad un primo figlio se ne aggiungono altri, le esigenze del primogenito vengano ad essere compresse in maniera più o meno rilevante, a seconda delle condizioni economiche della famiglia stessa.

Cassazione civile 19 gennaio 1991, n. 512

L’incidenza dei nuovi oneri familiari sulla capacità economica dell’obbligato dovrà essere valutata alla stregua delle potenzialità economica della nuova famiglia costituita da quest’ultimo, e, quindi, avendo riguardo alla condizione economica del nuovo coniuge ovvero dell’altro genitore (nel caso di nascita di un nuovo figlio).

Tali obblighi, poi, in quanto vanno determinati in relazione al contesto che li ha provocati, devono essere valutati, allorché derivino dalla formazione di una nuova famiglia, tenendo conto della capacità economica di questa nel suo complesso.

Tanto premesso, al ricorso per la modifica delle condizioni economiche della separazione dei coniugi, dovete allegare le prove delle spese aggiuntive.
Tanto per intenderci, dovete allegare la fattura del pediatra, la fattura per l’acquisto dei mobili per la camera da letto dei bimbi, le prove documentali di tutte le spese che sopporterete nell’interesse dei gemellini.
Sia chiaro … la giurisprudenza non prevede un’automatica modifica delle condizioni della separazione dei coniugi, in caso di successiva nascita di figli naturali … l’onere della prova ricade interamente sul coniuge obbligato al mantenimento della prole originaria.

Il giudice ovviamente adotterà una delle soluzione da te proposte nella tua mail, dopo avere ascoltato la controparte.

Siamo a disposizione per ulteriori chiarimenti.

Cordiali saluti