Moglie percepisce somma una tantum al posto dell'assegno divorzile; perde diritto al TFR del marito





Buondì vorrei chiedere un vostro parere sul mio divorzio: la figlia minorenne affido esclusivo al padre, che provvederà al suo mantenimento. Appartamento di mia proprietà, verrà restituito al padre. La figlia maggiorenne, sta con la madre per sua volontà, verserò 250,00EUR mensile + 50% spese mediche e scolastiche (universitaria). La moglie rinuncia all'assegno divorzile. Precetto di pagamento in atto di 9000,00EUR, che dovrò versare rateizzato in 12 mesi. Chiedo:
mi troverò a versare una somma “importante”, il mantenimento della figlia maggiorenne verrà versato sul suo conto, la moglie potrebbe chiedere successivamente, un assegno divorzile, premesso sono un funzionario pubblico dell'INPS, quindi percepirò un TFR, al momento del mio prossimo pensionamento. Potrete darmi un consiglio credo che sotto bolle qualcosa, che comparirà in seguito, esistono delle clausole da potere inserire, in sede di divorzio consensuale.



RISPOSTA



… ed infatti c'è la fregatura !!!
Per quanto riguarda il mantenimento della figlia maggiorenne, occorre precisare che verserai tali somme esclusivamente fino al raggiungimento della sua indipendenza economica. La figlia infatti, perderà il diritto al mantenimento laddove, una volta terminati gli studi universitari, dovesse rifiutarsi di svolgere qualsiasi attività lavorativa, restando volontariamente a carico dei genitori.
E' bene precisare tale circostanza in sede di divorzio consensuale, onde evitare futuri problemi interpretativi.

Tua moglie deve accettare, in sede di divorzio, una somma “una tantum”, al posto dell'assegno mensile-divorzile. L'accettazione di tale somma “una tantum” (anche soltanto 1000 euro) le impedirebbe in futuro, di battere cassa, nei confronti del marito, per percepire un assegno divorzile, in considerazione delle mutate condizioni finanziarie degli ex coniugi. Nell’ipotesi in cui all’atto del divorzio i coniugi si siano accordati per la corresponsione di una somma una tantum in luogo dell’assegno mensile (ti ricordo che l’importo corrisposto in unica soluzione non è deducibile ai fini IRPEF), per la Corte d’Appello di Torino, sentenza del 15/1/1998, resta preclusa ogni ulteriore rivendicazione economica successiva, ivi compresa la pretesa della quota di trattamento di fine rapporto ( TFR ) percepita dal coniuge cessato dal rapporto di lavoro dopo la pronunzia del divorzio, giacché anche il diritto a percepire detta quota già sussisteva in capo all’altro coniuge, ancorché non fosse azionabile al momento del divorzio. Questa stessa pronuncia della Corte di Appello ha stabilito che, anche se la corresponsione dell’importo una tantum avviene in forma rateizzata anziché in unica soluzione, non può essere accolta la domanda di revisione, neppure se avanzata prima che venga completato il pagamento rateizzato, poiché il versamento della somma una tantum si ricollega a una transazione novativa d’ogni precedente pretesa, e a transazione adempiuta, il titolo azionabile dal creditore è esclusivamente detta transazione.

IN SINTESI

La moglie che rinunzia all'assegno divorzile, potrebbe dopo qualche anno, tornare a battere cassa, in considerazione delle mutate condizioni economiche degli ex coniugi !

La moglie che accetta una somma “una tantum” al posto dell'assegno divorzile, non potrebbe più chiedere un assegno divorzile al coniuge, né tanto meno una quota del TFR del marito.
L'assegno divorzile può essere oggetto di rinuncia, ma anche in questo caso, se sopraggiunge uno stato di bisogno, sarà possibile revisionare le decisioni assunte precedentemente dal tribunale.

Qualora invece, l'assegno divorzile sia liquidato con una somma “una tantum”, decade qualunque diritto del coniuge che lo ha ricevuto, a proporre ulteriori richieste di natura economica, che sono ritenute dalla legge stessa improponibili. In tal caso il coniuge non potrà vantare alcun diritto neanche in ambito successorio”.

La rinuncia all'assegno divorzile, da parte di tua moglie, è per te una fregatura ! Ella potrebbe chiedere l'assegno divorzile al coniuge, tra un anno o tra due anni. Deve invece accettare una somma “una tantum”, per chiudere definitivamente la vertenza-divorzio, senza poter avanzare diritti sul tuo TFR, al momento del tuo pensionamento.

A disposizione per tutti i chiarimenti del caso.

Cordiali saluti.