Aspettativa senza assegni dipendente pubblico ente locale per lo svolgimento di attività presso soggetti e organismi





Salve, ho il seguente quesito: sono un dipendente di un ente locale ed ho fatto la scelta di avviare una attività imprenditoriale/professionale chiedendo una aspettativa da febbraio 2020 in base all'art. 18 della legge 183 del 2010. Premetto che mi è stata gia concessa la proroga per usufruire del secondo anno in base alla legge 56 del 2019 (legge concretezza). Stando alla legge di cui sopra dovrei rientrare in servizio il 1 marzo 2022.
La mia domanda è: E' possibile usufruire dell'art. 23-bis del d.lgs 165/2001 per ottenere una ulteriore proroga dell'aspettativa per continuare la mia attività imprenditoriale/professionale?
Premetto che la mia attività viene svolta, in via esclusiva, presso un organismo internazionale.
Grazie in anticipo per la consulenza. Cordiali saluti

 

RISPOSTA

 

E' possibile chiedere un'aspettativa differente, ossia quella di cui all'articolo 23 bis del testo unico pubblico impiego.
Giuridicamente non sarebbe corretto parlare di proroga, visto che dovresti chiedere di avvalerti di un differente istituto giuridico.
Ai sensi dell'articolo 23 bis puoi chiedere di essere collocato “in aspettativa senza assegni per lo svolgimento di attività presso soggetti e organismi, pubblici o privati, anche operanti in sede internazionale, i quali provvedono al relativo trattamento previdenziale”.
Nel caso di svolgimento di attività presso soggetti diversi dalle amministrazioni pubbliche, il periodo di collocamento in aspettativa non può superare i cinque anni; è rinnovabile per una sola volta e non è computabile ai fini del trattamento di quiescenza e previdenza. Il comma 5 della predetta norma non rappresenta certamente un impedimento, considerato che negli ultimi due anni non hai svolto alcuna funzione pubblica, meno che mai nei confronti di codesto organismo internazionale.
Il periodo di raffreddamento di cui al seguente comma 6 ? Ci penserai quando l'aspettativa sarà terminata.

Art. 23-bis d.lgs. 165/2001. Disposizioni in materia di mobilità tra pubblico e privato
1. In deroga all'articolo 60 del testo unico delle disposizioni concernenti lo statuto degli impiegati civili dello Stato, di cui al d.P.R. 10 gennaio 1957, n. 3, i dipendenti delle pubbliche amministrazioni, ivi compresi gli appartenenti alle carriere diplomatica e prefettizia e, limitatamente agli incarichi pubblici, i magistrati ordinari, amministrativi e contabili e gli avvocati e procuratori dello Stato sono collocati, salvo motivato diniego dell'amministrazione di appartenenza in ordine alle proprie preminenti esigenze organizzative, in aspettativa senza assegni per lo svolgimento di attività presso soggetti e organismi, pubblici o privati, anche operanti in sede internazionale, i quali provvedono al relativo trattamento previdenziale. Resta ferma la disciplina vigente in materia di collocamento fuori ruolo nei casi consentiti. Il periodo di aspettativa comporta il mantenimento della qualifica posseduta. È sempre ammessa la ricongiunzione dei periodi contributivi a domanda dell'interessato, ai sensi della legge 7 febbraio 1979, n. 29, presso una qualsiasi delle forme assicurative nelle quali abbia maturato gli anni di contribuzione. Quando l'incarico è espletato presso organismi operanti in sede internazionale, la ricongiunzione dei periodi contributivi è a carico dell'interessato, salvo che l'ordinamento dell'amministrazione di destinazione non disponga altrimenti.
(comma così modificato dall'art. 4, comma 1, lettera a), legge n. 56 del 2019)
2. I dirigenti di cui all'articolo 19, comma 10, sono collocati a domanda in aspettativa senza assegni per lo svolgimento dei medesimi incarichi di cui al comma 1 del presente articolo, salvo motivato diniego dell'amministrazione di appartenenza in ordine alle proprie preminenti esigenze organizzative.

4. Nel caso di svolgimento di attività presso soggetti diversi dalle amministrazioni pubbliche, il periodo di collocamento in aspettativa di cui al comma 1 non può superare i cinque anni, è rinnovabile per una sola volta e non è computabile ai fini del trattamento di quiescenza e previdenza.
(comma così modificato dall'art. 4, comma 1, lettera b), legge n. 56 del 2019)
5. L'aspettativa per lo svolgimento di attività o incarichi presso soggetti privati o pubblici da parte del personale di cui al comma 1 non può comunque essere disposta se:
a) il personale, nei due anni precedenti, è stato addetto a funzioni di vigilanza, di controllo ovvero, nel medesimo periodo di tempo, ha stipulato contratti o formulato pareri o avvisi su contratti o concesso autorizzazioni a favore di soggetti presso i quali intende svolgere l'attività. Ove l'attività che si intende svolgere sia presso una impresa, il divieto si estende anche al caso in cui le predette attività istituzionali abbiano interessato imprese che, anche indirettamente, la controllano o ne sono controllate, ai sensi dell'articolo 2359 del codice civile;
b) il personale intende svolgere attività in organismi e imprese private che, per la loro natura o la loro attività, in relazione alle funzioni precedentemente esercitate, possa cagionare nocumento all'immagine dell'amministrazione o comprometterne il normale funzionamento o l'imparzialità. 6. Il Il personale di cui al comma 1, nei successivi due anni, non può essere destinatario di incarichi né essere impiegato nello svolgimento di attività che comportino l’esercizio delle funzioni individuate alla lettera a) del comma 5. (comma così sostituito dall'art. 4, comma 1, lettera c), legge n. 56 del 2019)
7. Sulla base di appositi protocolli di intesa tra le parti, le amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, possono disporre, per singoli progetti di interesse specifico dell'amministrazione e con il consenso dell'interessato, l'assegnazione temporanea di personale presso altre pubbliche amministrazioni o imprese private. I protocolli disciplinano le funzioni, le modalità di inserimento, l'onere per la corresponsione del trattamento economico da porre a carico delle imprese destinatarie. Nel caso di assegnazione temporanea presso imprese private i predetti protocolli possono prevedere l'eventuale attribuzione di un compenso aggiuntivo, con oneri a carico delle imprese medesime.
8. Il servizio prestato dai dipendenti durante il periodo di assegnazione temporanea di cui al comma 7 costituisce titolo valutabile ai fini della progressione di carriera.


Le due aspettative richiamate possono essere cumulabili pertanto fruite anche senza soluzione di continuità ovviamente ricorrendone tutti gli altri presupposti.
Si può chiedere l'aspettativa di cui all'articolo 23 bis, durante una sospensione del rapporto di lavoro alla luce dell'articolo 18 della legge 183 del 2010?
Sì, giacché sei pur sempre un dipendente di una pubblica amministrazione, come previsto dal comma 1 dell'articolo 23 bis del decreto legislativo n. 165/2001.
Attenzione, l'aspettativa di cui all'articolo 23 bis del testo unico pubblico impiego può essere chiesta soltanto in ragione di rapporto di lavoro a termine, di natura subordinata.
A disposizione per chiarimenti ed approfondimenti.
Cordiali saluti.

Fonti:

 

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