Aggiornamento trasferimento temporaneo genitore con figlio minore di tre anni.



Secondo la Corte Costituzionale è possibile il trasferimento temporaneo del dipendente con figli minori di tre anni, anche dove risiede la famiglia, non soltanto dove l'altro genitore svolge il proprio lavoro.
La Corte costituzionale, con la sentenza n. 99, depositata il 4 giugno 2024, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 42-bis, comma 1, del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, a norma dell’articolo 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53), nella parte in cui prevede che il trasferimento temporaneo del dipendente pubblico, con figli minori fino a tre anni di età, possa essere disposto “ad una sede di servizio ubicata nella stessa provincia o regione nella quale l’altro genitore esercita la propria attività lavorativa”, anziché ‘ad una sede di servizio ubicata nella stessa provincia o regione nella quale è fissata la residenza della famiglia o nella quale l’altro genitore eserciti la propria attività lavorativa”.

Di seguito il testo della sentenza del Giudice delle Leggi:

Corte costituzionale Sentenza 4 giugno 2024, n. 99

1 - Ricongiungimento familiare militare figli di età minore di tre anni





Buongiorno, sono un militare dell'esercito, sottufficiale, lavoro a Bari e mia moglie è un Graduato dell'Esercito e lavora a Roma. Abbiamo provato a fare domanda di ricongiungimento familiare. Ho ricevuto pochi giorni fa una possibile soluzione. Cioè mia moglie potrebbe fare domanda di gradimento per Lecce, quindi 200 km da Bari in quanto lei non può venire a Bari per l'incarico ed io non posso andare via prima del mio mandato di 3 anni a Bari per uno specifico progetto.
Vorrei chiedervi se ci fosse qualche possibilità per ovviare a questo tipo di soluzione.
Grazie

 

RISPOSTA

 

Dobbiamo distinguere le ipotesi di diritto soggettivo al trasferimento del militare da quelle che concedono semplicemente al militare la facoltà di chiedere il trasferimento presso altro reparto (ma il datore di lavoro potrebbe rigettare la richiesta con diniego motivato).

L'unica ipotesi di diritto soggettivo al trasferimento del militare per ricongiungimento familiare, è quella di cui all'articolo 17 della legge 28 luglio 1999, n. 266, ossia il trasferimento d'autorità del coniuge militare.
La norma stabilisce che «Il coniuge convivente del personale in servizio permanente delle forze armate, compresa l’Arma dei carabinieri, del Corpo della Guardia di finanza e delle Forze di polizia ad ordinamento civile e degli ufficiali e sottufficiali piloti di complemento in ferma dodecennale di cui alla legge 19 maggio 1986, n. 224, nonché del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, trasferiti d’autorità da una ad altra sede di servizio, che sia impiegato in una delle amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, ha diritto, all’atto del trasferimento o dell’elezione di domicilio nel territorio nazionale, ad essere impiegato presso l’amministrazione di appartenenza o, per comando o distacco, presso altre amministrazioni nella sede di servizio del coniuge o, in mancanza, nella sede più vicina».
Nel settore delle Forze Armate è noto l'istituto del ricongiungimento al coniuge militare trasferito d'autorità, che riconosce al dipendente il diritto al trasferimento con precedenza per ricongiungersi al coniuge appartenente alle forze armate o alle forze dell'ordine trasferito d'autorità.
Non si tratta tuttavia della presente fattispecie.

Altra ipotesi di diritto al trasferimento?
Si tratta di un'ipotesi residuale; tua moglie è individuata dal Sindaco di un comune della provincia di Bari, ad esempio, assessore esterno alla Giunta. Ella avrebbe diritto di essere temporaneamente trasferita presso il reparto più vicino al luogo ove esercita la funzione di assessore.

In tutti gli altri casi, la richiesta di trasferimento per ricongiungimento familiare, potrebbe essere rigettata dal datore di lavoro con congrua motivazione.

A proposito della motivazione del rigetto della domanda di ricongiungimento familiare, secondo il T.A.R. Puglia – Sez. Bari, n. 108/2018, il Comando investito della richiesta di ricongiungimento familiare, è chiamato, attraverso la motivazione del provvedimento che conclude la sequenza procedimentale, a formulare un vero e proprio “giudizio di bilanciamento tra le proprie necessità operative e tale legittima pretesa del ricorrente” (nello stesso senso, T.A.R. Lombardia - Brescia, ordinanza 27 febbraio 2019, n. 71). La motivazione dell’eventuale diniego, così, non potrà riferirsi genericamente ad “esigenze di servizio” od anche soltanto alla “carenza d’organico del Comando di appartenenza” (ragione peraltro di per sé non sufficiente secondo il Tribunale Regionale di Giustizia Amministrativa di Trento, sez. I, n. 206/2016). Dovrà piuttosto tenere conto della ricorrenza in concreto dei presupposti di cui all’art. 42-bis, ed in particolare “delle funzioni effettive del militare, dell'attuale impiego, delle possibilità di una sostituzione del dipendente senza pregiudizio per le esigenze organizzative del Comando” (T.A.R. Puglia – Bari, ord. n. 94/2019).

Anche in caso di figli di età minore di tre anni, il militare non avrebbe un diritto soggettivo al trasferimento per ricongiungimento familiare. L’art. 1493 del codice dell'ordinamento militare prevede che l’intera normativa vigente in materia di tutela della maternità e della paternità deve ritenersi applicabile anche ai militari, e con essa anche lo specifico istituto del ricongiungimento familiare. L'Amministrazione tuttavia esercita, in tal caso, “un peculiare potere valutativo da esercitare caso per caso e tenuto conto delle complessive esigenze degli uffici” (Cons. Stato, Sez. VI, sentenza 21 maggio 2013, n. 2730). Se da un lato il ricongiungimento familiare si applica anche ai militari, dall’altro, il loro particolare status (e soprattutto le specifiche funzioni che la p.a. di appartenenza è chiamata a svolgere) legittima il riconoscimento in capo agli uffici competenti di margini di discrezionalità più ampi, a tutela delle esigenze del Comando di appartenenza, che consentono di rigettare la richiesta con congrua motivazione.

Stesso discorso in caso militare caregiver che intende assistere un parente con riconoscimento della grave disabilità, ai sensi della legge 104/1992. Anche in questo caso l'Amministrazione potrebbe esercitare il diniego alla richiesta di trasferimento del militare, motivando tale decisione in ragione delle “specifiche”esigenze degli uffici.

A mio parere, l'opzione Bari - Lecce è tutto sommato un buon compromesso; ritengo che sia molto difficile ottenere un risultato migliore, salvo il ricorrere delle specifiche ipotesi descritte con la presente consulenza.

A disposizione per chiarimenti e per ulteriori approfondimenti.

Cordiali saluti.

2 - Mobilità ricongiungimento genitori del bambino di età inferiore a tre anni, moglie militare guardia di finanza





Salve sono un'infermiera proveniente dalla Campania ma vivo in Basilicata poiché mio marito è in guardia di finanza e ha avuto come destinazione definitiva Metaponto. Per poter chiedere un eventuale trasferimento deve avere 10 anni effettivi di reparto e per ora ne sono passati solamente 4. Io ho vinto il concorso pubblico nel Campania e quando verrò chiamata (esattamente non so quando) dovrò trasferirmi in regione. Ho una bimba di 18 mesi e vorrei sapere se l'art. 17 della Legge 266/1999 riguardante il ricongiungimento familiare mi permette di evitare il periodo di prova nel Campania ed eventualmente trasferirmi direttamente in Basilicata o meno.

RISPOSTA

Assolutamente no, per i seguenti motivi.
Leggiamo innanzitutto la norma di legge che hai citato nel tuo quesito:
1. Il coniuge convivente del personale in servizio permanente delle Forze armate, compresa l’Arma dei carabinieri, del Corpo della Guardia di finanza e delle Forze di polizia ad ordinamento civile e degli ufficiali e sottufficiali piloti di complemento in ferma dodecennale nonché del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, trasferiti d’autorità da una ad altra sede di servizio, che sia impiegato in una delle amministrazioni di cui all’art. 1, comma 2, del decreto legislativo n. 29/93, ha diritto, all’atto del trasferimento o dell’elezione di domicilio nel territorio nazionale, ad essere impiegato presso l’amministrazione di appartenenza o, per comando o distacco, presso altre amministrazioni nella sede di servizio del coniuge o, in mancanza, nella sede più vicina”.
Nel caso in cui tuo marito, appartenente alla Guardia di Finanza, fosse trasferito d'autorità da Metaponto ad altra sede, ad esempio Milano, avresti il diritto soggettivo di essere trasferita anche tu a Milano, in quanto coniuge del finanziere trasferito d'autorità.



Inoltre vorrei sapere se mi trasferiranno proprio a Metaponto o possono mandarmi in un raggio chilometrico più ampio oppure se dovrò fare per forza i sei mesi di prova obbligatori in regione Campania.

RISPOSTA

Ma allora tu fai riferimento all'articolo 42 bis del decreto legislativo n. 151/2001 (testo unico paternità/maternità):
L’art. 42 bis del D.Lgs. 26 marzo 2001, n.151 prevede per i dipendenti pubblici una forma di mobilità volta a ricongiungere i genitori del bambino favorendo concretamente la loro presenza nella fase iniziale di vita del proprio figlio. La norma in particolare dispone: “Il genitore con figli minori fino a tre anni di età dipendente di amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 e successive modificazioni, può essere assegnato, a richiesta, anche in modo frazionato e per un periodo complessivamente non superiore a tre anni, ad una sede di servizio ubicata nella stessa provincia o regione nella quale l’altro genitore esercita la propria attività lavorativa, subordinatamente alla sussistenza di un posto vacante e disponibile di corrispondente posizione retributiva e previo assenso delle amministrazioni di provenienza e destinazione. L’eventuale dissenso deve essere motivato. L’assenso o il dissenso devono essere comunicati all’interessato entro trenta giorni dalla domanda”.
La tua richiesta di trasferimento ex art. 42 bis del testo unico paternità potrebbe tuttavia essere rigettata nelle seguenti ipotesi
-non c'è un posto vacante nella corrispondente posizione retributiva, a Metaponto oppure nella provincia di Matera oppure in Basilicata
-non c'è l'assenso dell'amministrazione di appartenenza al trasferimento; il dissenso tuttavia deve essere motivato in ragione di reali motivazioni organizzative dell'Ente Pubblico.
Questa richiesta di trasferimento potrebbe essere presentata anche durante il periodo di prova, ma non sarà un tuo diritto vederla accettata ai fini del trasferimento. Il mio consiglio è quello di presentarla dopo che il periodo di prova sarà terminato, considerato che l'amministrazione potrebbe anche rigettare la tua richiesta di trasferimento.
Oppure prima di presentarla ufficialmente, parlane con il tuo dirigente, in modo da concordare i tempi e le modalità del trasferimento.



Se eventualmente c'è la possibilità per mio marito di fare un trasferimento parziale per seguire me in quel periodo.
Grazie per l'attenzione

RISPOSTA

No.
Tuo marito potrebbe essere trasferito nel Campania, soltanto se ad esempio fosse eletto consigliere in un comune del Campania oppure nominato assessore in una giunta comunale.
A disposizione per chiarimenti.
Cordiali saluti.

Fonti:

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