Dichiarazioni non veritiere nella domanda concorso pubblico, irrilevanti ai fini assunzione





Gentile avvocato, ho 39 anni e vent'anni fa sono stato condannato per guida in stato di ebbrezza. Ho patteggiato la pena, mi è stata concessa la sospensione condizionale, non ho commesso altri reati né della stessa indole, né di indole diversa negli anni successivi ed infine, ho chiesto ed ottenuto la riabilitazione penale.
Ho partecipato ad un concorso da istruttore direttivo presso un ente comunale; nella domanda di partecipazione al concorso ho dichiarato di non aver riportato condanne penali né di essere a conoscenza di procedimenti penali pendenti che mi riguardano.
Ho dichiarato il falso? Ho dichiarato il falso anche se il reato è estinto ed ho ottenuto la riabilitazione penale? Anche se la condanna per guida in stato di ebbrezza non è ostativa, ai sensi delle vigenti disposizioni in materia, alla costituzione del rapporto di impiego con Pubbliche Amministrazioni. Anche se sul certificato penale di condanna non risulta NULLA?
Anche se ho dichiarato il falso, l'ho fatto in assoluta buona fede!
Ad ogni modo ho vinto il concorso e firmato il contratto di lavoro. Vorrei capire se rischio la decadenza dalla procedura di assunzione? Rischio il licenziamento?

RISPOSTA



Non sussiste alcun rischio di decadenza dalla procedura di assunzione presso l'ente comunale, né rischi il licenziamento per giusta causa: l'infedele dichiarazione contenuta nella domanda di partecipazione al concorso, riguarda una condanna penale (estinta) non ostativa all'instaurazione del rapporto di lavoro con la P.A.
La Corte di Cassazione, Sez. lavoro, con sentenza del 11 luglio 2019, n. 18699, ha espresso il seguente principio di diritto: «Il determinarsi di falsi documentali (art. 127, lett. d), D.P.R. n. 3 del 1957) o dichiarazioni non veritiere (art. 75, D.P.R. n. 445 del 2000) in occasione dell'accesso al pubblico impiego è causa di decadenza, per conseguente nullità del contratto, allorquando tali infedeltà comportino la carenza di un requisito che avrebbe in ogni caso impedito l'instaurazione del rapporto di lavoro con la P.A. Nelle altre ipotesi, le produzioni o dichiarazioni false effettuate in occasione o ai fini dell'assunzione possono comportare, una volta instaurato il rapporto, il licenziamento, ai sensi dell'art. 55-quater, lett d), in esito al relativo procedimento disciplinare ed a condizione che, valutate tutte le circostanze del caso concreto, la misura risulti proporzionata rispetto alla gravità dei comportamenti tenuti».

Quali sono le norme di legge in tema di falsità documentali?

Innanzitutto dobbiamo fare riferimento all'art. 127, lett. d) D.P.R. n. 3 del 1957, che prevede la decadenza dall'impiego «quando sia accertato che l'impiego fu conseguito mediante la produzione di documenti falsi o viziati da invalidità non sanabile», oltre alla disposizione di cui all'art. 75, D.P.R. n. 445 del 2000, la quale prevede che, rispetto alle dichiarazioni sostitutive, la «non veridicità del contenuto» comporti la decadenza del dichiarante «dai benefici eventualmente conseguenti al provvedimento emanato sulla base della dichiarazione non veritiera».

Si tratta di fattispecie in cui la decadenza si verificherebbe per il solo fatto oggettivo della falsità, senza alcun margine di apprezzamento discrezionale per la pubblica amministrazione.

Vi sono poi le norme che disciplinano il rapporto di impiego pubblico privatizzato.
Sono causa di licenziamento «le falsità documentali o dichiarative commesse ai fini o in occasione dell'instaurazione del rapporto di lavoro ovvero di progressioni di carriera» (art. 55-quater, lett. d), D.Lgs. n. 165 del 2001); si tratta di una sanzione disciplinare, da comminare al termine di un procedimento disciplinare (art. 55-bis, D.Lgs. n. 165 del 2001),

Nell'ipotesi di cui alla recente sentenza della Cassazione, è stato evidenziato che «la non veridicità della dichiarazione sostitutiva presentata alla P.A., con la domanda di partecipazione al concorso pubblico, comporta la decadenza dai benefici eventualmente conseguiti, ai sensi dell'art. 75, D.P.R. n. 445 del 2000» precisando che occorre sempre accertare in concreto se quanto erroneamente dichiarato o taciuto dal candidato, possa incidere o meno circa la regolare costituzione del rapporto di lavoro con la pubblica amministrazione.

Si configura la caducazione del rapporto di lavoro, soltanto se l'erronea o l'insufficiente dichiarazione del candidato sia influente da un punto di vista sostanziale, circa la regolare costituzione del rapporto di lavoro; soltanto una falsa dichiarazione relativa ad una condanna decisiva per l'assunzione potrà comportare la decadenza “ipso iure” dal relativo procedimento.

E' possibile invece instaurare un procedimento disciplinare finalizzato al licenziamento del dipendente, laddove la falsa dichiarazione contenuta nella domanda di concorso, sia talmente grave da comportare, in un giudizio concreto di proporzionalità, la lesione del vincolo fiduciario con il datore di lavoro.

Tanto premesso, nel caso “de quo” non sussiste il rischio di decadenza ex lege, giacché la falsa dichiarazione riguarda una condanna che laddove dichiarata non avrebbe avuto alcuna incidenza, relativamente alla regolare costituzione del rapporto di lavoro.

Non sussiste il rischio di licenziamento a seguito di procedimento disciplinare, stante l'assoluta buona fede del candidato che al momento della compilazione della domanda di concorso si è fidato di quanto riportato nel suo certificato penale, dal quale non risultava alcuna condanna, considerata l'estinzione del reato e la riabilitazione penale.

A disposizione per chiarimenti.

Cordiali saluti.

Fonti:

 

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