Trasferimento d'autorità del militare convivente





Buongiorno, sono un Ufficiale in Servizio Permanente Effettivo della Marina Militare e presto servizio a Taranto (XX). La mia compagna, vincitrice di concorso pubblico a tempo indeterminato, lavora come ostetrica presso l'ospedale di Torino. Noi non siamo sposati, ma siamo registrati presso l'Anagrafe della Popolazione Residente di Rimini come coppia in "convivenza di fatto, come disciplinata dalla legge 20 maggio 2016, n. 76, commi 36 e seguenti".
Poiché a dicembre potrei essere soggetto a trasferimento d'autorità in un'altra sede di servizio, essendo a conoscenza dell'art. 17 legge 266 del 1999, volevo chiederVi se, nel nostro caso, non essendo sposati ma conviventi, sussistono comunque i requisiti affinché la mia compagna, all'atto del mio trasferimento, possa richiedere ed ottenere il ricongiungimento nella mia futura sede di servizio, anche tenendo in considerazione la "legge Cirinnà".
Grazie

RISPOSTA

Sì, ha diritto di chiedere ed ottenere il ricongiungimento, in considerazione di quanto sentenziato dal Tar Calabria – Reggio Calabria, sentenza del 10 maggio 2019 n. 321, nonostante il silenzio della legge Cirinnà in materia.
Secondo il TAR Calabria nel silenzio della c.d. Legge Cirinnà, nei trasferimenti in ambito militare l’istituto del ricongiungimento familiare deve applicarsi anche ai conviventi more uxorio, a tutela della famiglia di fatto; qualsiasi forma di discriminazione giuridica della convivenza rispetto al matrimonio civile si porrebbe in grave violazione dell’articolo 2 della Costituzione.
Alla luce della tutela delle famiglie di fatto, ormai presente nel nostro ordinamento, l’esclusione della convivenza more uxorio – stabile ed accertata in considerazione della legge 20 maggio 2016, n. 76 – dalle situazioni che legittimano il ricongiungimento familiare, sarebbe priva di qualsiasi ragionevolezza. Il TAR ha annullato il diniego al ricongiungimento familiare del convivente del militare, per eccesso di potere nella forma sintomatica dell'irragionevolezza.

L’articolo 17 della legge 266/99 prevede che il «coniuge convivente del personale in servizio permanente delle Forze Armate […] trasferito d’autorità da una ad altra sede di servizio, […] ha diritto, (a patto che sia impiegato in una delle amministrazioni di cui all’articolo 1 comma 2 del decreto legislativo 29/1993), all’atto del trasferimento o dell’elezione di domicilio nel territorio nazionale, ad essere impiegato presso l’amministrazione di appartenenza, o per comando o distacco, presso altre amministrazioni nella sede di servizio del coniuge, o, in mancanza, nella sede più vicina».

Uno dei presupposti di fatto, ai fini dell'applicabilità dell'articolo 17 della legge 266/99, è certamente la convivenza ovvero il medesimo luogo di residenza al momento del trasferimento dell'altro coniuge. Il venir meno di questo requisito, al momento della notifica del trasferimento, ne potrebbe vanificare l'applicabilità. Ad ogni modo, il requisito della convivenza non è sempre vincolante, infatti i due coniugi possono vivere in sedi diverse a patto che questa lontananza sia giustificata dalle condizioni di lavoro che rendono di fatto impossibile ogni sorta di convivenza (Consiglio di Stato - Sezione Terza - sentenza n. 04634 del 11/09/2014) … come nel vostro caso!

Nella denegata ipotesi di rigetto della richiesta di ricongiungimento, procederete con ricorso al TAR entro 60 giorni o alternativamente al Presidente della Repubblica entro 120 giorni.

A disposizione per chiarimenti.

Cordiali saluti.

Fonti:

 

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