2 Consulenze:

1 - Contratti e donazioni - Patto di non concorrenza



 

Salve, mi chiamo M., lavoro come tecnico per un'azienda produttrice di macchinari per perforazione da 01/2009.

All'assunzione mi misero alle strette per firmare questo patto di non concorrenza che firmai mio malgrado e con rammarico non sapendo quali potevano essere le conseguenze.

Quello che vi chiedo gentilmente e' di esaminare questo accordo in scrittura privata, leggendo nel web i patti così restrittivi risulterebbero nulli per eccessive restrizioni e limitazioni.

-Il mio intento visto l'esperienza maturata, e' quello di avviare un'attivita in proprio, sempre inerente al business delle macchine per perforazione, premetto che opero in questo settore da circa 15 anni, lavorai per un'altra azienda concorrente al mio attuale datore di lavoro e per una azienda in California.

-Essendo anche a rotazione per la cassa integrazione, di quali diritto posso avvalermi e quali passi dovrei compiere per non essere vittima di un'azione legale da parte dall'azienda per cui lavoro.

-Vi prego gentilmente di aiutarmi ed informarmi se tale patto e' da considerarsi legale o nullo o in parte nullo o in parte legale.

-Cosa posso fare per raggirare l'ostacolo e poter esercitare l'esperienza maturata, avviando una ditta individuale.

Allego i file del patto di non concorrenza che firmai con l'attuale azienda per cui lavoro, per tutela della privacy del mio datore di lavoro il quale non sa di questo mio progetto e sicuramente non autorizzerebbe la divulgazione di tali documenti, chiamero' me come MM e l'azienda datrice di lavoro XX.

Fiducioso di una Vs. celere replica, porgo i piu cordiali saluti.

 

RISPOSTA



Il contratto con cui ti sei obbligato al patto di non concorrenza è valido ed efficace tra le parti, in quanto è stato stipulato alla luce dell'articolo 2125 del codice civile; tale norma è peraltro, menzionata nelle disposizioni del contratto. L'articolo 2125, in materia di nullità e di limiti al patto di non concorrenza, prevede che

"Il patto con il quale si limita lo svolgimento dell`attività del prestatore di lavoro, per il tempo successivo alla cessazione del contratto, è nullo se non risulta da atto scritto, se non è pattuito un corrispettivo a favore del prestatore di lavoro e se il vincolo non è contenuto entro determinati limiti di oggetto, di tempo e di luogo.

La durata del vincolo non può essere superiore a cinque anni, se si tratta di dirigenti, e a tre anni negli altri casi. Se è pattuita una durata maggiore, essa si riduce nella misura suindicata".


Il patto di non concorrenza è valido in quanto
1) è stato stipulato per iscritto
2) prevede un corrispettivo a tuo favore pari a 250 euro lorde mensili
3) è limitato circa il luogo, in quanto è efficace esclusivamente nella Regione Marche e in riferimento a società/ditte menzionate nel contratto (oltre che alle società partecipate dai soggetti giuridici, indicati nel contratto)
4) è limitato nel tempo: tre anni dallo scioglimento del contratto di lavoro
5) è limitato circa l'oggetto: esclusivamente la specifica attività che svolgi attualmente, per il tuo datore di lavoro.

Hai facoltà pertanto, di avviare un'attività in proprio, al di fuori del territorio della Regione Marche.
Non puoi svolgere attività di concorrenza, in qualità di lavoratore dipendente, esclusivamente per le società menzionate nel contratto.
Puoi lavorare quindi, come lavoratore dipendente, al di fuori delle Marche, per una società/ditta non menzionata nel patto di non concorrenza.
Cordiali saluti.



2 - Nullità del patto di non concorrenza per cessazione dell'attività dell'ex datore di lavoro





Buongiorno, faccio una breve premessa per inquadrare la situazione.
Attualmente sto ultimando il periodo di preavviso prima del licenziamento. L'azienda da fine maggio ha riconsegnato la licenza ed è stata posta in liquidazione. E' quindi finita la CIG. A mia richiesta all'attuale AD di cosa dovevo fare (se rientrare in azienda o meno) mi è stato comunicato che non vi era motivo per il rientro e sto trascorrendo il periodo di preavviso a casa. Effettivamente l'azienda non opera più dal momento della riconsegna della licenza. Tra quindici giorni finirà il preavviso e sarò licenziato, quindi ufficialmente libero. Ad oggi sono in arretrato di 8 mensilità per le quali sono abbastanza certo che non sono stati versati neppure i contributi.

La mia domando è questa: ho un patto di non concorrenza con l'azienda che mi vincola per 2 anni. Essendo l'azienda in liquidazione il patto di non concorrenza ha valore o si può ritenere nullo indipendentemente dalle mensilità arretrate per le quali nutro ancora una minima speranza di poter recuperare almeno qualcosa. Grazie anticipatamente, attendo un vostro riscontro in merito

 

RISPOSTA



Tramite il patto di non concorrenza, stipulato ai sensi dell'articolo 2125 del codice civile, il lavoratore si obbliga, per un periodo successivo alla cessazione del rapporto di lavoro e dietro pagamento di un corrispettivo, a non trattare affari, per conto proprio o di terzi, in concorrenza con l’imprenditore.

Art. 2125 del codice civile. Patto di non concorrenza.
Il patto con il quale si limita lo svolgimento dell'attività del prestatore di lavoro, per il tempo successivo alla cessazione del contratto, è nullo se non risulta da atto scritto, se non è pattuito un corrispettivo a favore del prestatore di lavoro e se il vincolo non è contenuto entro determinati limiti di oggetto, di tempo e di luogo.
La durata del vincolo non può essere superiore a cinque anni, se si tratta di dirigenti, e a tre anni negli altri casi. Se è pattuita una durata maggiore, essa si riduce nella misura suindicata.


La causa della clausola contrattuale accessoria al contratto individuale di lavoro, denominata patto di non concorrenza, ossia la sua funzione economico-sociale, è la seguente: sacrificare la libertà del lavoratore di ricercare un altro impiego, successivamente alle sue dimissioni-licenziamento, nei limiti di cui all'articolo 2125 del codice civile, al fine di limitare la concorrenza posta in essere nei confronti dell'ex datore di lavoro.
Nel momento in cui non dovesse più sussistere il rischio di un'illecita concorrenza nei confronti dell'ex datore di lavoro, giacché quest'ultimo ha cessato la sua attività per qualsiasi motivo, senza cedere ad altri soggetti imprenditoriali la sua azienda ovvero un ramo della sua azienda, è evidente che si dovrebbe considerare insussistente la funzione economica-sociale del patto di non concorrenza. Di conseguenza, la restrizione delle libertà del lavoratore non avrebbe più una sua ragion d'essere, stante l'inefficacia (nullità) sopravvenuta del patto di non concorrenza. Attenzione, in alcune ipotesi, le parti contrattuali prevedono che il corrispettivo del patto di non concorrenza sia versato al lavoratore, in pendenza del rapporto di lavoro e non alla sua cessazione!
Essendo il patto di non concorrenza divenuto inefficace, il datore di lavoro avrebbe titolo per chiedere la restituzione di quanto versato fino ad oggi, in pendenza del rapporto di lavoro, quale corrispettivo del patto medesimo, di cui all'articolo 2125 del codice civile.
Ad ogni modo, in questo caso, il lavoratore potrebbe portare in compensazione le otto mensilità non corrisposte dall'azienda, a fronte della richiesta di rimborso del corrispettivo dell'ex datore di lavoro.

A disposizione per chiarimenti.

Cordiali saluti.

Fonti:

 

Articoli correlati

Incompatibilità dell'insegnante part time

Incompatibilità dell'insegnante part time Buongiorno, Chiedo preventivo per consulenza legale. Sono un'insegnante di scuola statale assunta a tempo indeterminato con contratto part time. Vi chiedo,...