2 Consulenze:

1 - Pensione in anticipo requisiti per beneficiare dell’APE volontaria





Vi esporrò il caso di mio marito al fine di ricercare una linea ottimale e poco penalizzante per l’uscita dal lavoro, non riuscendo lo stesso a raggiungere i requisiti di anzianità per andare in pensione, ma solo quelli di vecchiaia.
E’ un lavoratore dipendente con un contratto a tempo indeterminato, alla soglia dei sessantacinque anni, ormai allo stremo delle sue forze fisiche e nonostante l’età avanzata, continua a svolgere un lavoro che richiede una notevole fatica, tanto che la sua colonna vertebrale con l’andar del tempo ne ha fortemente risentito, presentando ormai una progressiva artrosi ed una discopatia traumatica. Purtroppo, la natura dell’attività che svolge non rientra tra i lavori usuranti.
Arde da tempo il desiderio di poter andare al più presto in pensione, ma in funzione delle attuali normative, peraltro molto confuse e sperimentali, particolarmente incerte ed in continua elaborazione, vorrebbe poter uscire nel migliore dei modi: molto dubbia la modalità della pensione anticipata, pensata per i nati tra il 1951 e 1953 e tra i quali mio marito rientrerebbe, essendo nato il 16/06/1952, oppure l’applicazione di altra formula pensionistica magari attualmente vigente, purché più redditizia.
Da un’indagine da lui condotta qualche tempo fa, il ritiro dal lavoro per raggiunti limiti d’età, dovrebbe avvenire 16/06/2019 e precisamente a 66 anni e 11 mesi, mentre alla data del 31/12/2016 l’anzianità contributiva maturata risultava essere di 1816 settimane.
Rimango pertanto in attesa di vostre considerazioni.



RISPOSTA



Confermo che l'età per la pensione di vecchiaia sarà di 66 anni e 11 mesi nel 2019.
Confermo che non ci sono i presupposti per la pensione di anzianità, adesso chiamata pensione anticipata, non sussistendo una contribuzione sufficiente.
Confermo che l'unica opzione percorribile è l'APE volontaria, ossia la possibilità di andare in pensione tre anni prima, ottenendo un finanziamento della stessa tipologia dei prestiti al consumo.

Per beneficiare dell'APE volontaria, occorrono i seguenti requisiti:

-età non inferiore a 63 anni
-possesso di almeno 20 anni di contributiva
-maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia entro tre anni e sette mesi
-importo della pensione di vecchiaia al netto della rata di ammortamento del prestito APE -richiesto, non inferiore a 1,4 volte il trattamento minimo dell'INPS (non inferiore a 702,65 euro considerato che il minimo INPS è pari a 6,524,57 euro)

Mi sento di scrivere che tuo marito ha tutti i requisiti per l'accesso all'APE volontaria e che, attualmente, si tratta dell'unico rimedio per andare in pensione in anticipo rispetto all'anno 2019.

Un consiglio ed una considerazione: accanto all'APE volontaria, il legislatore ha previsto l'APE sociale, che funzione come l'APE volontaria ma è a carico dello Stato.
Per accedere all'APE sociale, il lavoratore deve assistere da almeno sei mesi, il coniuge ovvero un parente di primo grado convivente con handica in situazione di gravità, e deve avere un'anzianità contributiva di almeno 30 anni (tuo marito ha 34 anni di contribuzione).
Oppure deve avere un riconoscimento di invalidità civile non inferiore al 74%.

A tuo parere, ci sono i presupposti per l'ottenimento dell'APE sociale ?
Tuo marito, in considerazione delle sue patologie, potrebbe ottenere un riconoscimento di invalidità civile non inferiore al 74% ?
Altrimenti, l'APE volontaria comporterà un finanziamento (pari ai contributi dovuti dal momento della pensione al momento del raggiungimento dell'età per la pensione di vecchiaia) da restituire in venti anni dal collocamento a riposo.

Un consiglio … da amico: perché non usufruire di lunghi periodi di malattia, nel rispetto del periodo di comporto, visto che il 2019 è ormai alle porte ?

A disposizione per chiarimenti.

Cordiali saluti.

2 - Incremento speranza di vita e tempi pensionamento anno 2019, deroghe legge di bilancio per il 2018





Gentile avvocato, le chiedo una consulenza relativa ad un'annosa questione: la speranza di vita in materia pensionistica.
Si tratta di una problematica spesso citata nei servizi dei vari telegiornali ma, come spesso avviene in materia pensionistica, le idee sono spesso poco chiare…
Che cos'è la speranza di vita in materia pensionistica ed in quale misura renderà ancora più lontane, nell'anno 2019, le pensioni per i lavoratori dipendenti?
Vorrei un quadro sistematico della normativa e delle proiezioni di pensionamento per gli anni a venire!
Grazie.

RISPOSTA



La così detta speranza di vita è un criterio che in modo automatico, ossia senza che sia necessaria una specifica legge, produce un aumento al requisito d’età per l’accesso relativo a tutte le pensioni. Il momento del pensionamento fondamentalmente dipende da due variabili: l’età anagrafica e i contributi versati all’Inps.
Se prima l’età anagrafica era fissata con legge dello Stato, quindi poteva essere modificata soltanto da una legge successiva, adesso si utilizza questo indice statistico, calcolato dall’Istat, che misura la probabilità di vita dei cittadini: se la vita si allunga, automaticamente si incrementano i requisiti anagrafici per la pensione.
Si tratta in concreto di un escamotagè per salvaguardare l'equilibrio del bilancio previdenziale!

Cosa è accaduto dal 1° gennaio 2019? si è configurato il terzo adeguamento alla speranza di vita, pari a cinque mesi. I primi due adeguamenti si sono verificati nel mese di gennaio 2013 (due mesi) e di gennaio 2016 (quattro mesi). Il prossimo adeguamento si verificherà a gennaio 2021.

L’adeguamento alla speranza di vita del mese di gennaio 2019 prevede alcune deroghe espresse, contemplate dalla legge di Bilancio dell'anno 2018.
Secondo la legge di bilancio dell'anno scorso non si applica l’incremento della speranza di vita alle seguenti fattispecie pensionistiche:

a) lavoratori dipendenti che svolgono da almeno 7 anni, nell’ambito dei 10 anni precedenti il collocamento a riposo, le professioni cosiddette gravose, di cui all’allegato B alla legge Bilancio 2018- Legge n. 205 del 27 dicembre 2017 (operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici, conciatori di pelli, conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante, di mezzi pesanti e camion, professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni ed addetti all’assistenza personale di persone non autosufficienti, insegnanti della scuola dell’infanzia e educatori degli asili nido, facchini, addetti allo spostamento merci e assimilati, personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia, operatori ecologici e altri raccoglitori e separatori di rifiuti, operai agricoli, della zootecnia, pescatori e della pesca, lavoratori del settore siderurgico e marittimi imbarcati a bordo) a patto che siano in possesso di un’anzianità contributiva pari ad almeno 30 anni;

b) lavoratori addetti a lavorazioni “usuranti”, ai sensi dell'art. 1 del decreto legislativo n. 67/2011), a patto che le predette attività usuranti siano svolte al momento dell’accesso al pensionamento e siano state svolte per un determinato arco temporale nel corso degli anni di lavoro; i lavoratori devono essere in possesso di anzianità contributiva non inferiore a 30 anni;

c) lavoratori “precoci” (dipendenti o autonomi, con almeno 1 anno di contribuzione per periodi di lavoro effettivo svolti prima del compimento del 19° anno di età);

d) soggetti beneficiari, al momento del collocamento a riposo, dell’APE sociale.

A disposizione per chiarimenti.

Cordiali saluti.

Fonti:

 

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