Transazione legittimità clausola risolutiva espressa, mancato o ritardato pagamento rata





Nel caso in specie, Tizio è creditore, in virtù di titolo esecutivo, della somma X, comprensiva di sorte capitale ed interessi legali, nei confronti di cinque soggetti ciascuno dei quali è debitore pro quota per un debito ereditato.
In fase di trattative, instaurate dopo la notifica del precetto nei confronti di una di essi, viene prospettato un possibile accordo che prevede:
a) il pagamento dilazionato, mediante rate mensili, del complessivo importo costituito dalla sola sorte capitale da parte di un solo dei debitore che, si assumerebbe di pagare oltre la quota di sua pertinenza anche quelle di pertinenza degli altri, con la rinuncia, dunque, da parte del creditore, degli interessi legali;
b) la rinuncia anche dell'azione esecutiva e delle spese legali chiesta dal debitore;

Ritenuto che, è accettabile dal creditore l'importo della sola sorte capitale, rinunciando agli interessi legali, pur di chiudere l'intera questione, visto incertezza sull'esito delle numerose procedure esecutive che andrebbero avviate nei confronti dei numerosi debitori.

Premesso tutto ciò, sottopongo il seguente quesito.
Chiedo, se è possibile inserire nel predetto patto di dilazione di pagamento del debito, così come sopra prospettato, una clausola condizionale risolutiva d'inadempimento, ex art. 1353 del codice civile ove la condizione risolutiva dedotta è il mancato pagamento di una o due rate - rimesse mensili.

RISPOSTA



Assolutamente sì.
Il patto di dilazione di pagamento, prevedendo una rinuncia da parte del creditore, deve essere considerato quale atto di transazione.
Non esiste una sola norma giuridica ostativa all'inserimento di una clausola condizionale risolutiva d'inadempimento, ex art. 1353 del codice civile. Tra l'altro è molto frequente imbattersi in clausole di questa tipologia, inserite negli atti di transazione.



In altri termini, è possibile che le parti possano concordare, in ragione del principio di autonomia contrattuale, di concludere un accordo da ritenere risolto e privo di efficacia ex tunc, una volta che, con decorso del termine di 20 giorni dalle scadenze mensili di pagamento, si dovesse verificare la superiore condizione risolutiva d'inadempimento per qualunque causa e ragione, riconoscendo al creditore il pieno diritto di proporre azione esecutive per il recupero del credito vantato ivi compreso quello relativo agli interessi legali oggetto di rinuncia.

RISPOSTA



Il punto di partenza delle presente consulenza è appunto il principio di autonomia contrattuale.
Quali sono i limiti dell'autonomia contrattuale? Domanda da esame universitario di diritto privato... Limiti imposti da norme imperative di legge, contrarietà all'ordine pubblico e buon costume della causa contrattuale; soprattutto, occorre la finalizzazione verso un interesse meritevole di tutela. Tanto premesso, la domanda dovrebbe essere posta nei termini seguenti: per quale motivo non dovrebbe essere fattibile l'inserimento di una clausola di questo tenore all'interno di un atto di transazione???!!!
Nessun motivo ostativo … quindi prevale l'autonomia contrattuale!



In caso di risposta negativa, quale alternativa potrebbe essere prospettate? oltre ad una eventuale clausola risolutiva espressa, ex art. 1456 del codice civile, che sarebbe da evitare visto che, richiede il necessario intervento del giudice per dichiarare risolto l'accordo in questione.
Grazie.

RISPOSTA



La risposta è assolutamente positiva e si tratta di una soluzione che consente di evitare l'intervento del giudice.
Tra l'altro, l'esperienza da avvocato consente di imbattersi in clausole di questo tenore, all'interno del 99% degli atti di transazione che passano sotto mano …
E' molto frequente ed assolutamente pacifico!

A disposizione per chiarimenti.

Cordiali saluti.

Fonti:

 

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