Ricorso contro le multe spostamenti non autorizzati Coronavirus

 

La seguente consulenza si riferisce alla normativa in vigore durante la “fase 1” dell'emergenza covid-19. E' opportuno leggerla con attenzione, in caso di impugnazione delle sanzioni comminate ai trasgressori dei divieti durante la fase 1 (fino al 3 maggio 2020).

 

Egr. avvocato, vorrei ricorrere contro una multa che mi è stata comminata per violazione del lockdown, ossia del divieto di spostamento non autorizzati presso altro comune, adottato per contrastare l'emergenza coronavirus.
Si erano rotti i miei occhiali e mi stavo recando in auto, presso un ottico di un comune limitrofo a quello di residenza. La polizia locale eccepiva la circostanza per cui mi sarei dovuto rivolgere ad un ottico del mio comune di residenza, tuttavia il negozio di ottica del mio comune, non vende quelle lenti progressive che porto ormai da molti anni.
Ritengo questa multa una vera ingiustizia!
Voglio fare ricorso al prefetto oppure al giudice di pace.
Avvocato, mi illumini lei su cosa fare!

 

RISPOSTA

 

Con il Decreto legge 19/2020 sono state previste una serie di sanzioni amministrative, pecuniarie e interdittive, e solo nei casi più gravi a una sanzione penale (violazione quarantena). In attuazione della depenalizzazione e del principio del favor rei, le sanzioni amministrative che sostituiscono le sanzioni penali si applicano anche alle violazioni commesse anteriormente all'entrata in vigore del decreto legge dello scorso 26 marzo 2020, ma in tali casi le sanzioni amministrative sono applicate nella misura minima ridotta alla metà.
Le sanzioni amministrative pecuniarie da ultimo previste per la violazione delle misure di contenimento del covid-19, sempre che il fatto non costituisca reato, vanno da un minimo di 400 ad un massimo di 3.000 euro. La sanzione è aumentata fino a un terzo (da 533 a 4.000 euro), se la violazione avviene con l'uso di un veicolo. La reiterazione dell'illecito amministrativo può comportare una sanzione pecuniaria raddoppiata (da 800 a 6mila euro) e l'interdittiva nella misura massima (30 giorni).
Le sanzioni commesse tra l'entrata in vigore del decreto legge n. 6/2020 e la sua successiva abrogazione (depenalizzazione)?
Quid iuris?
Le persone denunciate ex art. 650 del codice penale, tra l'11 marzo ed il 25 marzo, in ragione delle disposizioni “intertemporali” del decreto legge n. 19/2020, saranno punite con sanzioni amministrative, quindi i procedimenti penali già iniziati saranno archiviati e la documentazione trasmessa all'autorità competente all'adozione della sanzione amministrativa pecuniaria.

L'accertamento delle violazioni dei divieti è competenza dei corpi di polizia statali e locali. La polizia procederà all'immediata contestazione della violazione all'incolpato, tuttavia, se l'immediata contestazione non sarà possibile, gli estremi della violazione andranno notificati entro 90 giorni dall'accertamento (360 per chi risiede all'estero).
Successivamente alla notifica, l'interessato potrà scegliere se pagare la sanzione in misura ridotta o avvalersi della facoltà di ricorrere al prefetto, anche chiedendo di essere sentito, se ritiene opportuna l'audizione, ovvero anche presentando idonea documentazione probatoria.
Il pagamento in misura ridotta segue le norme del Codice della strada: l'illecito si estingue pagando il minimo edittale ridotto del 30% (280 euro) entro cinque giorni dalla contestazione (che però diventano 30 in questo periodo, per effetto del decreto legge Cura Italia) ovvero il suindicato minimo edittale (400 euro) entro 60 giorni dalla contestazione. La sanzione è irrogata dal prefetto, se la violazione riguarda le misure previste da norme statali, tuttavia se ad essere violate sono le prescrizioni della Regione o del sindaco, la competenza è delle autorità regionali o comunali.

Se ci si avvale della facoltà di ricorrere al prefetto, entro 60 giorni dalla contestazione, l'autorità prefettizia, sentiti gli interessati che ne abbiano fatto richiesta ed esaminati i documenti inviati dal ricorrente, emette ordinanza motivata di ingiunzione al pagamento (deve escludersi il raddoppio previsto dal codice della strada) ovvero ordinanza di archiviazione, se ritiene il ricorso del cittadino multato meritevole di accoglimento.

In alternativa è possibile ricorrere al giudice di pace, entro 30 giorni. Lo stesso termine vale in secondo grado, per impugnare l'ordinanza ingiunzione prefettizia: l'interessato può presentare opposizione, tenendo tuttavia presente che, di norma, essa non sospende il pagamento della sanzione. L'opposizione si presenta con ricorso all'autorità giudiziaria competente che, in base all'articolo 6 del Dlgs 150/2011, è il giudice di pace, salva la competenza del tribunale in ragione del valore della controversia (sanzione pecuniaria superiore nel massimo a 15.493 euro) o della materia trattata (è sempre competente il Tribunale quando è applicata una sanzione di natura diversa da quella pecuniaria, sola o insieme a quest'ultima).
Nel giudizio di opposizione, l'onere di provare i fatti costituenti l'illecito contestato dal ricorrente ricade sull'amministrazione. Il processo dinanzi al giudice di pace si conclude con un'ordinanza di convalida del provvedimento oppure con una sentenza di annullamento o modifica del provvedimento sanzionatorio. Decorso il termine fissato dall'ordinanza ingiunzione, in assenza del pagamento spontaneo del cittadino multato, le somme possono essere riscosse tramite l'esecuzione forzata alla luce delle norme per l'esazione delle imposte dirette. Il termine di prescrizione delle sanzioni amministrative pecuniarie è di cinque anni dal giorno in cui la violazione è stata posta in essere. Il procedimento amministrativo di applicazione della sanzione, per effetto dell'articolo 103 del Dl 18/2020, è sospeso fino al 15 aprile.

Siamo a disposizione per la redazione del ricorso al prefetto oppure del ricorso al giudice di pace.

Cordiali saluti.

Fonti:

 

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