Interessi moratori soggetti alla normativa di contrasto all’usura





Buongiorno abbiamo aperto un conto corrente con banca XXXX con affidamento di 25000,00 euro nel 2003.
Dopo molti anni abbiamo dato incarico per anatocismo bancario.
Si e fatto incontro mediazione andato negativo per assenza dell'istituto XXXX
Ho presentato ricorso per procedimento sommario di cognizione ex articolo 702 bis del codice di procedura civile il 11/12/2015 ad oggi nessuna notizia.

 

RISPOSTA

 

Nessuna notizia poiché nessuno ti ha informato dell'esito del ricorso.
Trattandosi di procedimento sommario di cognizione del 2015, lo stesso sarà certamente terminato con un provvedimento favorevole o sfavorevole per il cliente-ricorrente, dopo tutti questi anni!!!



Nel frattempo non sono riuscito ad avere credito da nessuna banca e per giunta mi bloccano anche le richieste per carta di credito, oltre all’usura ricevuta non riesco a lavorare.
desidero sapere cosa si possa fare a riguardo fino a conclusione del procedimento , se si possa bloccare questa segnalazione.

 

RISPOSTA

 

Temo che questo procedimento sia terminato e che nessuno ti abbia comunicato l'esito dello stesso.
È possibile esaminare questo ricorso?
Hai una copia del ricorso?
Potresti inviarlo via email?
La segnalazione non può essere bloccata se non tramite provvedimento favorevole emesso al termine del procedimento sommario … tuttavia penso che il procedimento sommario, dopo 5 anni, sia terminato … il tuo avvocato non ti avrà comunicato nulla!!!



Dopo tanti solleciti per sapere a che punto era la pratica chi mi seguiva si è trasferito e quindi ha rimesso il suo mandato.
distinti saluti

 

RISPOSTA

 

Temo che il tuo avvocato ti abbia nascosto la verità … hai telefonato presso la cancelleria del tribunale per chiedere se il procedimento sommario è terminato, indicando il numero del registro generale?
A mio parere, il procedimento sommario è terminato; occorre instaurare un ordinario processo civile di cognizione nei confronti della banca presso la quale è incardinato il conto corrente, tramite atto di citazione. In attesa del ricorso per procedimento sommario da esaminare, vorrei aggiornarti sulla materia degli interessi usurari: il 18 settembre 2020 la Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha depositato l’attesa sentenza n. 19597 sul tema della usurarietà del tasso moratorio dei finanziamenti.
La Cassazione afferma il principio della soggezione degli interessi moratori alla disciplina di contrasto all’usura, stabilendo anche i criteri per l’individuazione del tasso soglia con il quale effettuare la comparazione, nonché gli effetti della declaratoria di nullità ex art. 1815, comma 2, Codice Civile, ma con una interpretazione della norma che, pur condannando la pattuizione degli interessi usurari, non per questo legittima l’assenza del pagamento. Se l’interesse corrispettivo è lecito e invece quello moratorio supera la soglia usuraria, ne consegue che solo quest’ultimo è illecito e precluso. Gli interessi di mora sorgono quando l’interesse deriva dal ritardato pagamento di un debito; il finanziatore è pur sempre subordinato al rispetto del limite della soglia usuraria quando pattuisce i costi complessivi del credito. Egli non è immune dal controllo nemmeno quando, scaduta la rata o decorso il termine pattuito per la restituzione della somma, siano applicati gli interessi di mora. La natura del rischio creditorio appare ben diversa per gli interessi corrispettivi rispetto a quelli moratori, difatti, i primi rappresentano il frutto di una puntualità dei pagamenti e della naturale fruttuosità del denaro, mentre quelli moratori si applicano quando il pagamento non avviene secondo i termini stabiliti, cagionando un’incertezza nel creditore; tuttavia anche tale condizione dovrà sottomettersi ai limiti antiusura.
La Cassazione statuisce che la mancata indicazione dell’interesse di mora nell’ambito del Tasso Effettivo Globale Medio (TEGM) non preclude l’applicazione dei decreti ministeriali, i quali contengano comunque la rilevazione del tasso medio praticato dagli operatori professionali, ovvero gli interessi annuali praticati da banche e intermediari finanziari per operazioni della stessa natura, statisticamente rilevato in modo oggettivo.
Questo sistema risulta idoneo a rivelare se una clausola sugli interessi moratori sia usuraria perché “fuori mercato”. Da qui, il “calcolo del TEGM, più la maggiorazione media degli interessi moratori, moltiplicato per il coefficiente in aumento, più i punti percentuali aggiuntivi, previsti quale ulteriore tolleranza dal predetto decreto”. Quando i decreti ministeriali non rechino l’indicazione della maggiorazione media degli interessi moratori, resta il termine di confronto del TEGM, così come rilevato, con la maggiorazione prevista.
La Suprema Corte afferma che in caso di usura degli interessi moratori non si applica l’art. 1815, comma 2, del codice civile, in quanto non sono dovuti gli interessi moratori pattuiti, ma si applica l’art. 1224, comma 1, del codice civile, che prevede “Nelle obbligazioni che hanno per oggetto una somma di danaro, sono dovuti dal giorno della mora gli interessi legali, anche se non erano dovuti precedentemente e anche se il creditore non prova di aver sofferto alcun danno. Se prima della mora erano dovuti interessi in misura superiore a quella legale, gli interessi moratori sono dovuti nella stessa misura”. Quindi, gli interessi saranno dovuti nella misura degli interessi corrispettivi lecitamente convenuti.
Anche in corso di rapporto il finanziato-debitore può agire per la declaratoria di usurarietà degli interessi pattuiti, in considerazione del tasso soglia al momento dell’accordo.
Nell'ipotesi di inadempimento, la valutazione dell’usurarietà riguarderà l’interesse applicato dopo l’inadempimento. Nei contratti conclusi con un consumatore, concorre la tutela prevista dagli articoli. 33, comma 2, lettera f e 36, comma 1, del Codice del Consumo (Decreto legislativo, 06/09/2005 n° 206, G.U. 08/10/2005). Le Sezioni Unite, da un punto di vista probatorio prevede che “L’onere probatorio nelle controversie sulla debenza e sulla misura degli interessi moratori, ai sensi dell’art. 2697 del codice civile, si atteggia nel senso che, da un lato, il debitore, il quale intenda provare l’entità usuraria degli stessi, ha l’onere di dedurre il tipo contrattuale, la clausola negoziale, il tasso moratorio in concreto applicato, l’eventuale qualità di consumatore, la misura del TEGM nel periodo considerato, con gli altri elementi contenuti nel decreto ministeriale di riferimento; dall’altro lato, è onere della controparte allegare e provare i fatti modificativi o estintivi dell’altrui diritto”.
Ciò che rileva in concreto nell'ipotesi di inadempimento del debitore è il tasso moratorio applicato; se il finanziato-debitore intenda agire prima, allo scopo di far accertare l’illiceità del patto sugli interessi rispetto alla soglia usuraria, come fissata al momento del patto, la sentenza ottenuta vale come accertamento, in astratto, circa detta nullità, laddove esso fosse in futuro utilizzato.
Nel caso in cui il tasso applicato in concreto sia, invece, sotto la soglia, esso sarà dovuto, senza che possa farsi valere la sentenza di mero accertamento.
Resto in attesa di riscontro per concludere la presente consulenza.
Cordiali saluti.

Fonti:

 

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