Ricorso al tar contro obbligo di quarantena e tampone dopo i 14 giorni





Egregio Avvocato,
il 29 aprile u.s. una mia conoscente è stata messa in quarantena dalla ASL in quanto a contatto nel luogo di lavoro con un suo collega che la ASL ha dichiarato malato di covid.

Questa persona lamenta la privazione della libertà personale (art. 13 Cost.), un danno economico per il mancato guadagno e problemi affettivi per il divieto di incontrare altre persone, in particolare per non potersi incontrare col suo ragazzo.

Inoltre, sarebbe assolutamente contraria ad essere sottoposta a tampone (art. 32 Cost.) come invece richiede la ASL dopo i 14 giorni di quarantena.

Questa persona risulta essere senza nessun sintomo di malattia, quindi perfettamente sana.
L'azienda in cui lavora è stata temporaneamente chiusa a causa del dipendente dichiarato covid dalla ASL.
Inoltre, questa persona è stata assunta con un contratto a progetto e non usufruisce di ammortizzatori sociali.
Vorrei quindi sapere quali strade sia possibile percorrere per interrompere la quarantena e per evitare anche il tampone e, approssimativamente, quali costi sia possibile prevedere.

Ci si potrebbe appellare davanti al giudice sulla incostituzionalità delle disposizioni imposte dalla ASL e quindi coinvolgere anche la Corte Costituzionale nel merito?
Grazie.

RISPOSTA

Il provvedimento amministrativo con il quale si ordina la quarantena è un provvedimento di un’autorità adottato per ragioni d’«igiene e sicurezza pubblica» quindi rientra tra le fattispecie punibili secondo l’articolo 650 del codice penale.
E' possibile impugnare questo provvedimento amministrativo con ricorso al TAR, in via cautelare ed urgente, stante il pericolo per la libertà individuale del cittadino (art. 13 Cost.)

In questa ipotesi, il sindacato del giudice amministrativo si estende anche al merito (art. 7 legge 6-12-1971 n. 1034): il TAR può annullare, riformare o sostituire l’ordinanza. Si ritiene, inoltre, che il cittadino possa esperire un’azione risarcitoria avverso il provvedimento sempre con ricorso al TAR.

Oggetto del ricorso al TAR sarà il provvedimento restrittivo emesso in ottemperanza all'ordinanza del ministero della Salute del 21 febbraio 2020, che ha imposto la quarantena obbligatoria in isolamento per chiunque abbia avuto contatti con un caso risultato positivo al coronavirus. «È fatto obbligo - si legge nell’ordinanza - alle Autorità sanitarie territorialmente competenti di applicare la misura della quarantena con sorveglianza attiva, per giorni quattordici, agli individui che abbiano avuto contatti stretti con casi confermati di malattia infettiva diffusiva COVID-19». Sarà impugnato anche il provvedimento restrittivo emanato dalla ASL, in ottemperanza all'ordinanza del ministero della salute.

La corte costituzionale decide in merito all'incostituzionalità delle leggi e degli atti aventi forza di legge (decreti legge e decreti legislativi). La corte costituzionale non è competente in merito all'incostituzionalità degli atti di rango inferiore alla legge, come le ordinanze ministeriali oppure i DPCM.

Se un DPCM oppure un'ordinanza è incostituzionale, sarà disapplicata dal TAR, senza alcun intervento della Corte Costituzionale.

Nel caso in cui la norma incostituzionale fosse contenuta in un decreto-legge, sarà il TAR a sospendere il processo amministrativo, chiedendo la pronuncia della corte costituzionale.

Il cittadino non ha facoltà di adire direttamente la corte costituzionale.

L'incostituzionalità della norma deve emergere nell'ambito di un processo civile, penale, amministrativo, tributario; sarà il giudice adito, d'ufficio o su richiesta della parte processuale, ad adire la corte costituzionale.

I costi? Un processo al TAR, seppure in fase cautelare, avrà un costo pari ad almeno 2500 euro.

A disposizione per chiarimenti.

Cordiali saluti.

Fonti:

 

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