Reato di diffusione illecita non consensuale di immagini pornografiche revenge porn





Egr. avvocato, sono una ragazza di 24 anni, ho avuto una storia di sesso con un mio collega quarantenne sposato con figli.
Durante la nostra relazione affettiva, ho inviato via chat, tramite whatsapp, alcune mie foto intime, sotto la doccia, nel letto tra le lenzuola, in atteggiamenti sensuali e provocanti (il così detto sexting).
La nostra relazione, molto tormentata a causa della moglie del mio ex amante, è terminata da poco più di un mese, perché nel frattempo ho conosciuto un ragazzo di cui mi sono innamorata e con il quale stiamo già programmando una convivenza insieme.
Per ritorsione, adesso il mio ex amante ha pubblicato su diversi social oppure nelle chat create su whatsapp le foto intime che gli avevo inviato durante la nostra relazione.
Voglio denunciarlo! Penso che sia molto grave quello che ha commesso il mio ex amante. Ho sentito parlare del nuovo reato di “revenge porn, porno vendetta, il reato di diffusione illecita di immagini e video sessualmente espliciti.
Resto in attesa della consulenza richiesta: vorrei un consiglio competente e professionale.

 

RISPOSTA

 

Ti consiglio di denunciare il tuo ex amante per il reato di cui all’articolo 612 ter, del codice penale; tale norma del codice penale, introdotta dalla legge n. 69 del 19 luglio 2019, recante “Modifiche al Codice Penale, al Codice di Procedura Penale ed altre disposizioni in materia di tutela domestica e di genere” (il cosiddetto Codice Rosso) sanziona la “diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti”, definito anche come “pornografia non consensuale” o “abuso sessuale tramite immagini”.

Con la previsione dell’articolo 612 ter del codice penale, il parlamento intende censurare la consuetudine di vendicarsi del non più attuale partner, attraverso la diffusione di materiale pornografico che lo ritrae.
Il reato consiste nel divulgare immagini o video dal contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate.
Il reato è collocato nel titolo XII, sezione III, del Codice Penale “dei delitti contro la libertà morale”. La norma tutela il bene giuridico della libertà di autodeterminazione dell’individuo che comprende non solo la libertà personale ma soprattutto il diritto della libera autodeterminazione sessuale.

L'articolo 612 ter del codice penale, punisce due fattispecie differenti:

A) la prima fattispecie punisce chi, dopo aver realizzato o sottratto il materiale pornografico, che rappresenta la vittima in situazioni sessualmente esplicite, senza il suo consenso, diffonde, invia, cede o pubblica il materiale pornografico. Il reato prevede che il soggetto attivo possa anche non essere l’autore della ripresa poiché la fattispecie ricomprende anche l’ipotesi di sottrazione del materiale e la successiva diffusione. Oggetto materiale del reato sono le “immagini o video a contenuto sessualmente esplicito” che ritraggono la vittima e dovevano rimanere privati.
Il materiale può essere rappresentato in filmati o immagini la cui ripresa è avvenuta con il consenso della vittima stessa, immagini e filmati ripresi di nascosto o anche autoscatti inviati dalla stessa vittima (sexting).
E' necessario che il fatto sia commesso “senza il consenso delle persone rappresentate”. La pena prevista è la reclusione da uno a sei anni e la multa da € 5.000 a € 15.000.
B) la seconda fattispecie punisce chi avendo ricevuto o comunque acquisito le immagini le pubblica e le diffonde, senza il consenso delle persone interessate, al fine di recare loro un danno. La norma punisce anche il soggetto che venuto in possesso del materiale pornografico, in qualsiasi modo, lo diffonda. Elemento caratterizzante la seconda fattispecie di “vendetta porno” è quello del dolo specifico, ossia la volontà diretta di arrecare danno alla vittima, rispetto al dolo generico previsto dal primo comma.

Il legislatore ha previsto aggravanti per gli ex partner. Il terzo comma dell’articolo 612 ter c.p., prevede il reato nella forma aggravata, se il fatto è commesso dal coniuge, anche divorziato o separato, della persona offesa o da una persona legata da relazione affettiva con la vittima, o se commesso attraverso l’utilizzo di strumenti informatici o telematici come le chat.
Se la vittima è particolarmente vulnerabile, versa in condizioni di inferiorità psichica o fisica o nei confronti di donne in stato di gravidanza, la pena potrà essere aumentata da un terzo alla metà. Il “revenge porn” è perseguibile a querela della persona offesa, da inoltrare entro sei mesi dalla conoscenza del fatto; l’eventuale rimessione della querela può essere solo processuale. Si procede d’ufficio se la persona offesa versa in condizioni di minorità fisica o psichica o in stato di gravidanza, nonchè se il fatto è connesso con altro delitto, per il quale si deve procedere d’ufficio.

A mio parere, il tuo ex amante ha commesso la fattispecie del reato caratterizzata dal dolo specifico, in quanto egli agisce per arrecare danno alla collega con la quale aveva avuto una relazione sentimentale. Procedi con querela nei suoi confronti, entro sei mesi dalla conoscenza del reato, presso la procura della Repubblica ovvero presso qualsiasi ufficio di polizia giudiziaria (carabinieri, polizia di Stato etc etc).

A disposizione per chiarimenti.

Cordiali saluti.

Fonti:

 

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