Prelevamenti dal conto corrente a pochi giorni dal decesso





I prelevamenti dai conti correnti del de cuius avvenuti pochi giorni dal decesso debbono essere dichiarati in successione? Grazie e cordiali saluti

RISPOSTA

Premetto che il comma 3, articolo 22, del Dlgs 346/1990, dispone che “nella determinazione del saldo dei conti correnti bancari non si tiene conto degli addebitamenti dipendenti da assegni non presentati al pagamento almeno quattro giorni prima dell’apertura della successione”. Attenzione, ALMENTO QUATTRO GIORNI PRIMA DELL'APERTURA DELLA SUCCESSIONE, OSSIA DELLA MORTE DEL “DE CUIUS”. In questo caso, mi sembra di capire che si tratta di prelevamenti allo sportello bancomat oppure allo sportello “interno” alla banca.
Quid iuris?

Tali somme di denaro non entrano a far parte dell'asse ereditario e non devono essere indicate in dichiarazione di successione, da presentarsi all'agenzia delle entrate, ai sensi dell'articolo 28 del testo unico successioni

Ai sensi dell'articolo 8 del testo unico successioni, il valore globale netto dell'asse ereditario e' costituito dalla differenza tra il valore complessivo, alla data dell'apertura della successione, dei beni e dei diritti che compongono l'attivo ereditario, determinato secondo le disposizioni degli articoli da 14 a 19, e l'ammontare complessivo delle passivita' deducibili e degli oneri diversi da quelli indicati nell'art. 46, comma 3.

ATTENZIONE, alla data di apertura della successione!!!

Cosa prevede l'articolo 19 comma 1, norma specifica in materia di beni mobili?

1. La base imponibile, relativamente ai beni e ai diritti compresi nell'attivo ereditario diversi da quelli contemplati nell'art. 9, comma 2, e negli articoli da 14 a 18, è determinata assumendo il valore venale in comune commercio alla data di apertura della successione!!!

Anche in questo caso, si fa riferimento alla data di apertura della successione!!!

Dobbiamo pur sempre considerare l'articolo 9 del testo unico successioni, in materia di attivo ereditario (contenente una norma specifica per il denaro facente parte dell'asse ereditario): “Si considerano compresi nell'attivo ereditario denaro, gioielli e mobilia per un importo pari al dieci per cento del valore globale netto imponibile dell'asse ereditario anche se non dichiarati o dichiarati per un importo minore, salvo che da inventario analitico redatto a norma degli articoli 769 e seguenti del codice di procedura civile non ne risulti l'esistenza per un importo diverso.

Possiamo escludere in questo caso, l'applicazione dell'articolo 10 del Dlgs 346/1990, giacché non si tratta di alienazione di beni.

Art. 10 del Dlgs 346/1990. Beni alienati negli ultimi sei mesi
1. Si considerano compresi nell'attivo ereditario i beni e i diritti soggetti ad imposta alienati a titolo oneroso dal defunto negli ultimi sei mesi.


A conferma di quanto espresso fino ad ora, è possibile citare l'ordinanza della Corte di Cassazione n. 8611/2018, pubblicata il 9 aprile scorso. Riporto uno stralcio dell'ordinanza in questione che si pone sulla stessa falsariga della sentenza della Corte di Cassazione n. 3181 del 09/02/2011: ciò che l'erede può reclamare con l'hereditatis petitio - azione nella quale l'erede non subentra al de cuius, ma che a lui viene attribuita ex novo - sono i beni nei quali egli è succeduto mortis causa al defunto, ossia i beni che, al tempo dell'apertura della successione, erano compresi nell'asse ereditario (Cass., Sez. 2, 2 agosto 2001, n. 10557; Cass., Sez. 2, 16 gennaio 2009, n. 1074). Anche la Cassazione fa espresso riferimento al momento del decesso del “ de cuius”, sulla stessa linea del testo unico successioni.

A disposizione per chiarimenti.

Cordiali saluti.

Fonti:

 

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