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Esame critico dei quesiti concorsuali e presupposti per l’impugnazione





Chiedo un parere su due quesiti del concorso Assistenti Giudiziari

-Amnistia e indulto (d.P.R. 313/2002)
La risposta esatta indicata è che entrambi vengono iscritti nel casellario giudiziale. Il dubbio nasce dal fatto che amnistia e indulto sono istituti diversi, con effetti diversi, e nel d.P.R. 313/2002 non risultano trattati in modo identico né iscritti nella stessa sezione. La domanda sembra quindi generica e fuorviante. Io infatti ho messo che non sono iscritti.

- Magistrati “al servizio esclusivo di cosa? Della Nazione,del popolo o di nessuno? Queste erano le opzioni. Secondo loro quella corretta è Nazione.
La risposta corretta data dalla commissione richiama l’art. 98 Cost., ma quell’articolo riguarda i pubblici impiegati, non i magistrati. I magistrati sono disciplinati dagli artt. 101 ss. e sono indipendenti, soggetti solo alla legge.
Il quesito sembra confondere P.A. e magistratura.
Vorrei capire se secondo te ci sono margini per ricorso/contestazione per ambiguità o formulazione errata.
Grazie mille in anticipo.

RISPOSTA

Sì, certo, sussistono i presupposti per un ricorso al TAR avente ad oggetto l'annullamento e la riproposizione della prova concorsuale, soprattutto in riferimento al secondo quesito sulla magistratura.
Secondo la recente sentenza del TAR Lazio-Roma, nelle prove concorsuali con quesiti a risposta multipla, la risposta da considerarsi valida per ciascun quesito deve essere l’unica effettivamente e incontrovertibilmente corretta.
Mi riferisco alla sentenza 14 ottobre 2025, n. 17627, del TAR Lazio-Roma, Sezione IV-bis: “è necessario preliminarmente rilevare che nelle procedure concorsuali fondate su prove d’esame aventi ad oggetto quesiti a risposta multipla è imprescindibile che la risposta da considerarsi valida per ciascun quesito debba essere l’unica effettivamente e incontrovertibilmente corretta sul piano scientifico, costituendo la predisposizione di quesiti strutturati con tali modalità un preciso obbligo dell’Amministrazione. Tale obbligo è, infatti, posto a garanzia di una valutazione equanime dei candidati, in stretta conformità al principio della parità di trattamento, di cui agli artt. 3 e 97 Costituzione.
Ne consegue che solo quesiti formulati in maniera chiara, completa e inequivoca, tali da consentire l’univocità della risposta, possano essere considerati idonei a realizzare il suddetto obiettivo di par condicio dei candidati. Al contrario, l’eventuale erroneità e/o ambiguità dei quesiti, con riferimento ai quali non sia nettamente individuabile un’unica risposta corretta, è senz’altro illegittimi poiché “l’individuazione del contenuto coerente ed esatto della risposta deve potersi desumere con univocità dalla sua stessa formulazione e dal contesto tecnico-scientifico di fondo, da cui devono essere distintamente desumibili argomenti a favore della correttezza dell’una o dell’altra possibile risposta
”.
A disposizione per chiarimenti.
Cordiali saluti.

Fonti:

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